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Il catalogo della collezione di Simon è impressionante. A guidarlo sono due dipinti di Francis Bacon, entrambi appartenenti a momenti cruciali della sua ricerca. Figure in Movement, del 1978, ha una stima compresa tra 14 e 18 milioni di sterline

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Il catalogo della collezione di Simon è impressionante. A guidarlo sono due dipinti di Francis Bacon, entrambi appartenenti a momenti cruciali della sua ricerca. Figure in Movement, del 1978, ha una stima compresa tra 14 e 18 milioni di sterline

Bacon, Mondrian, Boetti, Koons e chi più ne ha più ne metta. Londra mostra i muscoli: Christie’s schiera la collezione Peter Simon

Mentre Parigi prova a consolidare il proprio ruolo di capitale europea delle aste, Christie’s rilancia da Londra con una delle operazioni più ambiziose della stagione. Durante la Frieze Week saranno offerte quasi 200 opere della collezione di Peter Simon, fondatore del marchio di moda Monsoon, in tre vendite dedicate. Due Francis Bacon, un Mondrian del 1935, un Miró del 1925, de Kooning, Picasso, Boetti e Warhol guidano un insieme che attraversa un secolo di arte moderna e contemporanea. È la collezione di un unico proprietario di maggior valore mai presentata dalla casa d'aste a Londra in una singola Marquee Week. E soprattutto è il segnale che la capitale britannica non intende rinunciare alla competizione per i grandi patrimoni artistici internazionali.

Angelica Kaufmann

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Parigi starà anche diventando il nuovo baricentro europeo del mercato dell'arte. Ha dalla sua la concentrazione delle grandi maison, la crescita delle aste internazionali, il rafforzamento delle gallerie e una centralità culturale che negli ultimi anni ha progressivamente ridisegnato gli equilibri del continente. Ma chi considera Londra una capitale ormai destinata a un ruolo secondario dovrebbe guardare al catalogo che Christie’s ha preparato per la Frieze Week di ottobre 2026. Perché la vendita della collezione di Peter Simon, imprenditore britannico e fondatore del marchio di moda Monsoon, è una di quelle operazioni capaci di ricordare che la geografia del mercato dell'arte non si modifica per decreto e che il primato di una piazza si misura anche dalla sua capacità di intercettare patrimoni privati di eccezionale qualità.

Il titolo della vendita è Monsoon: The Peter Simon Collection. Dietro c'è una raccolta costruita nell'arco di oltre trent'anni, che attraversa il modernismo europeo, la pittura britannica del dopoguerra, l'Espressionismo astratto americano e alcune delle ricerche più significative della contemporaneità internazionale. Quasi 200 opere, distribuite in tre aste dedicate (una serale, una diurna e una online), che Christie’s presenta come la collezione di un unico proprietario di maggior valore mai offerta dalla casa a Londra nell'ambito di una singola Marquee Week. Non siamo di fronte a un record economico già realizzato, ma a un'operazione che per dimensioni, qualità dei lotti e concentrazione di capolavori costituisce una dichiarazione di forza.

Il catalogo è impressionante. A guidarlo sono due dipinti di Francis Bacon, entrambi appartenenti a momenti cruciali della sua ricerca. Figure in Movement, del 1978, ha una stima compresa tra 14 e 18 milioni di sterline. È un'opera di grande intensità cromatica, nella quale la figura emerge da uno spazio oscuro attraverso una pittura che alterna densità materica e dissoluzione dell'immagine. Bacon attraversava allora una fase diversa rispetto agli anni più tormentati della sua carriera, e il dipinto restituisce una particolare tensione tra energia fisica e luminosità. Il secondo Bacon, Study for a Figure, databile intorno al 1945, è stimato 4-6 milioni di sterline. Il suo interesse è soprattutto storico: appartiene al periodo immediatamente successivo a Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion, il trittico del 1944 oggi alla Tate che segnò l'affermazione dell'artista. Due opere distanti oltre trent'anni che consentono di mettere a confronto l'origine e la maturità di una delle personalità decisive della pittura europea del Novecento.

Ma il peso della collezione non dipende soltanto da Bacon. Piet Mondrian è presente con Composition A, with Double Line and Yellow, del 1935, stimata 8-12 milioni di sterline, un esempio della radicalità neoplastica raggiunta dall'artista negli anni Trenta. Joan Miró compare con Peinture (Les amants – Adam et Eve), del 1925, valutata 7-10 milioni di sterline, appartenente alla stagione dei cosiddetti dream paintings, tra i momenti più sperimentali della sua produzione. Sono opere che, per rilevanza storico-artistica e valore economico, possono competere ai massimi livelli del mercato internazionale. A queste si aggiungono Fernand Léger, con Le Siphon del 1924, stimato 3-5 milioni di sterline, e Pablo Picasso, con Crâne, lampe, poireaux, pichet, dipinto nel 1945 e valutato anch'esso 3-5 milioni di sterline. Quest'ultimo, realizzato pochi giorni prima della conclusione della Seconda guerra mondiale in Europa, non viene presentato in una mostra pubblica da oltre venticinque anni. La sua ricomparsa sul mercato costituisce quindi anche un'occasione per riportare all'attenzione un'opera rimasta a lungo lontana dal circuito espositivo.

La qualità dell'insieme è rafforzata dalla presenza di opere fondamentali per la storia dell'arte britannica. Ben Nicholson è rappresentato da 1934 (relief), stimato 1-2 milioni di sterline, raro esempio dei suoi celebri rilievi bianchi. Barbara Hepworth compare con The Hands and The Arm, del 1948, appartenente alla serie degli Hospital Drawings, realizzati osservando direttamente il lavoro nelle sale operatorie. Seguono Frank Auerbach, con Study of Primrose Hill del 1973-74, stimato 2-3 milioni di sterline, e Leon Kossoff, con Christ Church, Stormy Day, Summer del 1994, valutato 400-600mila sterline, opera esposta alla Biennale di Venezia del 1995.

È proprio questo nucleo britannico a rendere la vendita particolarmente significativa per Londra. Il mercato dell'arte è globale, ma le grandi collezioni mantengono spesso una relazione profonda con i luoghi nei quali sono state costruite. La raccolta Simon nasce infatti da un interesse per la pittura britannica e si amplia progressivamente verso il modernismo europeo e le ricerche internazionali. Christie’s può così presentare una collezione cosmopolita che conserva una forte identità londinese. Un patrimonio che avrebbe potuto trovare interlocutori anche su altre piazze, ma che viene proposto nel contesto della principale settimana autunnale del mercato britannico.

L'altro elemento che rende eccezionale la vendita è l'ampiezza delle sue aperture. Willem de Kooning è presente con un Untitled del 1984, stimato 4,5-6,5 milioni di sterline, appartenente alla stagione tarda della sua pittura. Bridget Riley, protagonista dell'Op Art, compare con opere che attraversano tre decenni della sua carriera, tra cui Streak 2 del 1979, valutato 3,5-5,5 milioni di sterline. Il dipinto, già appartenuto alla collezione Thyssen-Bornemisza, possiede una storia espositiva importante, che comprende le retrospettive alla Tate Britain nel 2003 e alle National Galleries of Scotland nel 2019. Per il mercato italiano spicca Alighiero Boetti, con una Mappa del 1988 stimata 2-3 milioni di sterline. L'opera appartiene alla celebre serie dei ricami realizzati con la collaborazione di artigiane afghane, nei quali la rappresentazione geografica diventa un sistema di segni, colori e identità politiche. La presenza di Boetti accanto a Mondrian, Miró, Warhol e de Kooning conferma la collocazione internazionale raggiunta dall'artista e la sua capacità di inserirsi nei grandi cataloghi trasversali del mercato del Novecento.

Completano questo segmento Andy Warhol, con il monumentale Diamond Dust Shoes del 1980, stimato 1,8-2,5 milioni di sterline, e Jeff Koons, con Baroque Egg with Bow (Blue/Turquoise), realizzato tra il 1994 e il 2008 e valutato 1,5-2 milioni di sterline. È una selezione nella quale convivono pittura, sperimentazione ottica, Pop Art e oggetti iconici del contemporaneo, secondo una logica collezionistica che privilegia la qualità e la forza visiva delle opere rispetto all'appartenenza a una singola scuola. La parte più interessante della raccolta, tuttavia, potrebbe essere proprio quella che guarda oltre i nomi storicizzati. Peter Simon ha progressivamente ampliato il proprio interesse verso artisti provenienti dall'America Latina, dall'Africa e da contesti culturali meno rappresentati nel collezionismo britannico tradizionale. Tra i protagonisti compare Hurvin Anderson, con Last House del 2013, stimato 2-3 milioni di sterline, opera inclusa nella mostra dell'artista in occasione del Turner Prize 2017 e nella retrospettiva alla Tate del 2026. Un passaggio che colloca il dipinto all'incrocio tra riconoscimento istituzionale e mercato.

La brasiliana Beatriz Milhazes è presente con cinque opere, tra cui O mar del 1996, valutata 700mila-1 milione di sterline. Seguono due dipinti di Cecily Brown, The Quarrel II del 2013 e The Wine Faced Sea del 2016-17, entrambi stimati 2-3 milioni di sterline. Compaiono inoltre Michael Armitage, Glenn Ligon e Portia Zvavahera. Una presenza che rende la raccolta meno prevedibile di molte grandi collezioni private costruite esclusivamente attorno ai nomi più consolidati del mercato occidentale.

A tenere insieme questo insieme eterogeneo è la biografia del collezionista. Peter Simon, fondatore di Monsoon, ha sviluppato il proprio rapporto con l'arte attraverso il lavoro nella moda, il commercio dei tessuti e l'attenzione per il colore, le composizioni e le tecniche artigianali. Il marchio, fondato nel 1973, ha costruito parte della propria identità sul rapporto con i tessuti stampati e le lavorazioni provenienti dall'India. Lo stesso Simon riconosce in quell'esperienza una componente determinante nella formazione del proprio gusto visivo. L'abitudine a selezionare motivi, combinazioni cromatiche e disegni per le collezioni di abbigliamento avrebbe affinato la sua capacità di riconoscere qualità compositive anche nella pittura. La raccolta, sviluppata soprattutto a partire dai primi anni Novanta, testimonia un collezionismo personale che si è progressivamente emancipato dai confini geografici e cronologici. Simon ha scelto di mettere sul mercato una parte del proprio patrimonio per aprire una nuova fase della sua attività di collezionista. Per Christie’s, che ha affidato la presentazione della raccolta a specialisti come Joseph Braka e Katharine Arnold, l'operazione consente di valorizzare tanto la qualità dei singoli capolavori quanto la coerenza di un gusto costruito nell'arco di oltre trent'anni.

Ma è soprattutto la dimensione economica e strategica della vendita a meritare attenzione. La competizione tra Londra e Parigi non riguarda più soltanto il fatturato annuale delle aste. Riguarda la capacità di ottenere le grandi consignments, convincere i proprietari a scegliere una determinata piazza, attirare garanzie e capitali, costruire eventi capaci di concentrare l'attenzione del collezionismo internazionale. Le grandi collezioni private sono diventate uno dei principali strumenti attraverso i quali le case d'asta consolidano la propria posizione competitiva. Parigi dispone oggi di vantaggi evidenti. L'espansione delle grandi case internazionali, la presenza crescente delle gallerie, l'attrattività culturale della città e le trasformazioni degli equilibri europei dopo la Brexit hanno contribuito a rafforzarne il ruolo. Ma sarebbe un errore leggere questa crescita come un trasferimento definitivo e irreversibile della centralità del mercato. Londra continua a disporre di una concentrazione straordinaria di patrimoni privati, advisor, operatori finanziari, istituzioni e collezionisti. E soprattutto conserva la capacità di organizzare grandi vendite attorno a opere di qualità museale.

La collezione Peter Simon è una dimostrazione concreta di questa capacità. Non perché sia destinata necessariamente a modificare le classifiche annuali del mercato europeo, ma perché restituisce a Londra un ruolo da protagonista proprio nel momento in cui la competizione con Parigi appare più intensa. È significativo che Christie’s abbia scelto di distribuire la raccolta in tre vendite, coinvolgendo fasce differenti del collezionismo e trasformando la dispersione di un patrimonio privato in un evento di mercato articolato. Naturalmente, la vera misura dell'operazione arriverà soltanto dopo le aste. Le stime non sono risultati, e la presenza di capolavori non garantisce automaticamente una competizione sostenuta tra compratori. Saranno i tassi di venduto, le aggiudicazioni rispetto alle stime, l'eventuale presenza di garanzie e soprattutto la profondità della domanda a indicare quanto il mercato sia disposto ad assorbire un'offerta così importante. È anche attraverso queste variabili che si misurerà la solidità della piazza londinese. Intanto, però, un risultato Christie’s lo ha già ottenuto: riportare l'attenzione internazionale su Londra con un catalogo che difficilmente può essere ignorato. Due Bacon, un Mondrian, un Miró, Picasso, de Kooning, Boetti, Warhol, Riley e un nucleo significativo di pittura contemporanea internazionale rappresentano un insieme che poche collezioni private sono oggi in grado di offrire.

Angelica Kaufmann, 13 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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