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Anna Saba Didonato
Leggi i suoi articoliViaggiando in auto, capita spesso di incrociare con lo sguardo esistenze scomode, ai margini delle strade che percorriamo.Vite silenti, ignorate, che si consumano nell’indifferenza generale. Tante storie, tutte diverse, accomunate dall’invisibilità.Tra queste, quella di una donna che vive la realtà della prostituzione sulla Provinciale Paullese, un tratto tra Milano e Cremona segnato da questo fenomeno.
A raccontarla è l’artista Attilio Solzi (Soresina, 1962) con una narrazione quotidiana, lunga un anno, articolata in 365 scatti fotografici, nei quali la donna non appare. Ciononostante, la sua presenza è reale, quasi tangibile, evocata da una comunissima sedia in plastica bianca, ricorrente nella serie e immortalata da diverse angolazioni e posizioni. È quella usata dalla donna nella sua postazione sulla Paullese e che per metonimia visiva ne diventa la rappresentazione. Per ossimoro, la sua presenza è resa ancor più forte dall’assenza del corpo, invisibile nell’intera serie fotografica, intitolata «The Absence», insignita nel 2022 del Premio Marco Bastianelli, come miglior libro fotografico pubblicato in Italia.
Quasi 100 metri lineari di fotografie, esposte integralmente per la prima volta, si susseguono nelle tre sale della Fondazione Pino Pascali a Polignano a Mare (Bari), nell’ambito della mostra dedicata a Solzi, a cura di Michele Spinelli, dal titolo «Off the Ground» (sollevato dal suolo), che richiama una situazione di sospensione (fino al 15 novembre). Una scelta allestitiva particolarmente efficace che valorizza l’opera e invita il visitatore a muoversi nello spazio, per ripercorrere lo svolgersi della storia seguendone l’andamento diacronico. L’artista usa la metonimia per preservare la dignità del soggetto, sottraendolo al voyeurismo e al giudizio degli sguardi, e spingere lo spettatore a riflettere su una condizione di solitudine e marginalità.
Intorno tutto scorre: il tempo fluisce e la ciclicità delle stagioni si rinnova nel loro avvicendarsi, come si nota dai cambiamenti della vegetazione che, in alcuni passaggi finali, sembra avere la meglio sulla sedia. Quest’ultima, lasciata a lungo alle intemperie, appare ormai malconcia e inutilizzabile. Il pensiero va inevitabilmente alla donna che ne disponeva e al destino che le è toccato in sorte. Fra le erbacce, pacchi di sigarette, bustine di cibo confezionato, bottiglie di birra e superalcolici diventano tracce di presenze anonime passate di lì, chissà quando, intensificando quel senso di vuoto e di desolazione.
Gli scatti di Solzi si susseguono ritmicamente, variando inquadratura e soggetto, benché il principale sia la seduta, alternati a pause aniconiche di spazi bianchi che intensificano il pathos narrativo, secondo una drammaturgia sapientemente orchestrata dall’artista. Alcune fotografie sono state scattate dall’interno di un’auto che, con i fari puntati nel buio della notte, illumina la strada, riportando alla mente celebri atmosfere cinematografiche lynchiane, che rimandano a pellicole come «Lost Highway» o a «Mulholland Drive». L’abitacolo si configura come uno spazio liminale che crea una frattura tra l’osservatore e il mondo circostante, e in cui si insinua quel senso del perturbante che amplifica le sensazioni di isolamento e sospensione, di alienazione e pericolo imminente, soffocate nella morsa dell’oscurità che segna la fine della narrazione, così come l’avvio. Al silenzio assordante di «The Absence» fa da ideale contrappunto «Classic»,un’installazione di fotosequenze, video e collage dal ritmo incalzante, scandito da una base musicale ipnotica e pervasiva.
Anna Saba Didonato
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