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Chiara Camoni, «La Forza», 2025

Foto Camilla Maria Santini

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Chiara Camoni, «La Forza», 2025

Foto Camilla Maria Santini

Arte nuova nel giardino dell’Accademia Carrara: la prima è Chiara Camoni

Prende il via il progetto «Figure nel paesaggio», curato dalla direttrice Maria Luisa Pacelli ed Elena Volpato all’interno dei Giardini PwC del museo di Bergamo. Prossimi artisti invitati: Paolo Icaro e Alessandro Pessoli

Ada Masoero

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A quasi due anni dall’inaugurazione, i Giardini PwC dell’Accademia Carrara di Bergamo (oltre 3mila metri quadrati di verde nel cuore della città, restaurati e resi accessibili non solo ai visitatori del museo ma a tutti i cittadini) si animano di nuovi «abitanti», grazie al progetto pluriennale di committenze ideato dalla stessa Accademia Carrara e curato dalla sua direttrice, Maria Luisa Pacelli, e da Elena Volpato (conservatrice della Gam di Torino), che espande all’esterno, nella natura, e con opere del nostro tempo, le meravigliose collezioni di arte antica conservate nello storico palazzo del fondatore, il collezionista Giacomo Carrara (Bergamo, 1714-1796).

Intitolato «Figure nel paesaggio» (inaugurazione oggi alle 18.30), il progetto si pone nel solco della tradizione che sin dal Rinascimento vede i giardini popolarsi di statue di eroi, divinità e personaggi mitologici, in un intreccio prezioso di natura e cultura. Non faceva eccezione il giardino di Giacomo Carrara tanto che nel 2027, in occasione della mostra in onore del fondatore, saranno ricollocate in giardino le sculture di Marte e Minerva che gli appartenevano, ritrovate fra i rovi nel restauro del giardino e a loro volta in corso di restauro in accordo con la locale Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio.

Tre gli artisti scelti dalle curatrici, che di qui al 2028 andranno ad abitare con le loro opere lo spazio verde del museo: sono Chiara Camoni (Piacenza, 1974), Paolo Icaro (Torino, 1936) e Alessandro Pessoli (Cervia, 1963). Diverse le generazioni, diversi i linguaggi, diversi i materiali utilizzati: «a unirli, spiega a «Il Giornale dell’Arte» Maria Luisa Pacelli, è il fatto che sono tutti artisti porosi rispetto alla tradizione e alla storia dell’arte. La nostra collezione è infatti interamente di arte antica e si è formata per successive addizioni di nuclei importanti (dopo quella di Giacomo Carrara, le raccolte di Guglielmo Lochis, Giovanni Morelli, Federico Zeri e Mario Scaglia). Rispondono tutte a un disegno comune: non una collezione cresciuta per accumulo, dunque, ma per scelte che instaurano relazioni con l’esistente. Lo stesso abbiamo inteso fare noi con i tre artisti che, con Elena Volpato (curatrice di arte contemporanea che conosce a fondo anche l’arte antica), abbiamo invitato a realizzare le opere per il giardino».

La prima artista coinvolta (prima ancora che fosse chiamata a rappresentare l’Italia alla Biennale di Venezia ora in corso), non a caso è Chiara Camoni, che per i Giardini PwC (inaugurazione oggi alle 18.30) ha realizzato due figure isolate, una femminile e una ferina che, come due idoli appaiati, non si osservano fra loro ma puntano entrambe lo sguardo verso lo stesso punto, là dove si trova l’osservatore. Come ci racconta la stessa Chiara Camoni, «l’invito mi è stato rivolto da Maria Luisa Pacelli ed Elena Volpato in un periodo di mio intenso lavoro: ciò che mi ha coinvolta è stata la concomitanza con la mostra dell’Accademia Carrara sui “Tarocchi”, un tema che mi è caro. L’iconografia della “Forza”, nei tarocchi, vede una figura femminile chiudere (o aprire?) le fauci di un leone. Di qui si è scatenato un mio immaginario: il leone è diventato una leonessa, figura ricorrente nel mio lavoro, come i serpenti e le serpentesse, e ho iniziato a lavorare alle due figure con un grès nerissimo, color carbone. Come sempre, sono partita dal basso e, mentre cercavo un’interpretazione nuova, piano piano dentro di me si muoveva un gesto che passava dall’iconografia alla materia. È la materia, del resto, nella sua accezione più ampia, che mi suggerisce l’opera, quasi mai l’idea. Le figure si sono separate, ma a unirle idealmente sono rimasti dei grumi di materia schiumosa sulla bocca della leonessa, che all’inizio era molto più figurativa, e nella mano della figura femminile: una memoria del contatto che avevano avuto e che si era spezzato». Donna e leonessa condividono poi la stessa superficie fremente, che (le chiediamo) sembra manifestarsi, prima ancora che come scelta stilistica o formale, come una volontà di compenetrarsi con lo spazio circostante, con cui sembrano cercare un dialogo. «È vero, commenta l’artista, le mie sculture sono permeabili, brulicano di fessure da cui esce la loro interiorità e la texture si lancia verso l’esterno. Credo che il nostro non sia più il tempo delle grandi affermazioni: noi artisti di oggi lavoriamo sull’incertezza, sulla friabilità».

Chiara Camoni, «La Forza», 2025, work in progress. Foto Camilla Maria Santini

Ada Masoero, 25 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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