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Rembrandt Harmensz. van Rijn, «Cristo che predica» (La petite Tombe), circa 1657

Courtesy of Christie’s

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Rembrandt Harmensz. van Rijn, «Cristo che predica» (La petite Tombe), circa 1657

Courtesy of Christie’s

Arriva l’ultimo capitolo della collezione Hegewisch

Dal 15 al 29 settembre Christie’s presenta la terza e ultima parte della straordinaria raccolta dell’imprenditore di Amburgo: cinque secoli di stampe e disegni, da Dürer a Jim Dine, attraversati da guerra, mistero, sensualità e inquietudine

Lavinia Trivulzio

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Per oltre mezzo secolo Klaus Hegewisch ha scelto stampe e disegni seguendo un gusto profondamente personale, attratto non tanto dalle convenzioni quanto dalle immagini capaci di sorprendere, inquietare e sedurre. Dal 15 al 29 settembre, Christie’s propone la terza e ultima parte di Spellbound: The Hegewisch Collection, offrendo un’ultima occasione per entrare in possesso di opere appartenute a una delle più singolari collezioni private di grafica europea formate negli ultimi decenni. Il percorso attraversa circa cinquecento anni di arte grafica occidentale, da Albrecht Dürer fino a Jim Dine, e restituisce con particolare evidenza il mondo visivo che Klaus Hegewisch ha costruito nel corso della sua vita. Hegewisch (1919–2014) fu un imprenditore e collezionista tedesco, protagonista di una generazione segnata dalla guerra e dalla ricostruzione della Germania. Nato ad Amburgo nel 1919, trascorse l’infanzia tra Amburgo e Lubecca e, ancora giovanissimo, iniziò a lavorare nel commercio internazionale. Durante la Seconda guerra mondiale prestò servizio nella Marina tedesca, vivendo diversi affondamenti e perdendo molti dei suoi compagni. Sempre più critico nei confronti del regime nazista, si rifiutò anche di eseguire l’ordine di non fare prigionieri. Alla fine della guerra, profondamente segnato dalle esperienze vissute, tornò alla vita civile e si dedicò al commercio di prodotti alimentari, costruendo negli anni un’importante attività nel settore dell’importazione e della distribuzione della frutta. Insieme alla moglie Helga “Hexi” Bruns, sposata nel 1950, costruì una grande famiglia e una casa ad Amburgo che divenne anche un vivace punto d’incontro per intellettuali, artisti, scrittori e giornalisti della Germania del dopoguerra. Fu proprio attraverso questo ambiente e grazie alla moglie che Hegewisch si avvicinò all’arte moderna. La sua passione per il collezionismo nacque negli anni Cinquanta, inizialmente con l’acquisto di opere di giovani artisti e, in particolare, di stampe e disegni. L’incontro con l’artista e insegnante Wilhelm Grimm ebbe un ruolo decisivo: fu lui, secondo lo stesso Hegewisch, a “insegnargli a vedere”. Da allora la collezione si ampliò fino a comprendere opere di alcuni dei maggiori protagonisti dell’arte europea del Novecento, da Max Beckmann a Edvard Munch, Egon Schiele e Pablo Picasso, accanto a importanti lavori di artisti come Otto Dix, Delacroix e Goya.

Il titolo Spellbound, incantato, stregato, è particolarmente appropriato a questa vendita perché ciò che lega le opere della raccolta è una sorta di attrazione sotterranea. Hegewisch sembra essere stato conquistato da immagini nelle quali la bellezza non è mai completamente rassicurante: la sensualità convive con l'ansia, l'umorismo con il grottesco, la meraviglia con l'orrore. È un universo nel quale guerra e rivolta si affiancano a mostri e creature mitologiche, mentre l'erotismo assume spesso una qualità ambigua e inquieta. In questa terza tranche, il profilo del collezionista emerge con particolare chiarezza grazie alla presenza dei principali protagonisti del suo universo artistico. Accanto a immagini celebri compaiono infatti opere rare di Dürer, Rembrandt, Tiepolo, Goya, Menzel, Daumier, Redon, Ensor, Klinger, Munch, Kollwitz, Dix, Beckmann e Picasso.

Ferdinand-Victor-Eugène Delacroix, «Arabo a cavallo». Courtesy of Christie’s

Questo dialogo tra capolavori riconoscibili e rarità rende molto interessante la selezione. La collezione, costruita non per seguire un canone prestabilito, è il riflesso della sensibilità del suo proprietario. Dürer e Rembrandt, Goya e Munch, Ensor e Dix possono appartenere a epoche e contesti differenti ma condividono la capacità di trasformare la realtà attraverso il segno, portandone in superficie gli aspetti più oscuri, visionari o psicologicamente intensi. La terza parte arriva inoltre dopo risultati che hanno già confermato l'eccezionale interesse del mercato per la raccolta. La Part I, presentata il 16 ottobre 2025, aveva raggiunto un totale di 8.935.720 sterline, con il 72% dei lotti venduti al di sopra della stima alta. Nella seconda parte, lo scorso 7 marzo, il protagonista assoluto è stato invece Pablo Picasso, la cui «Cheval et taureau» del 1934 è stata aggiudicata per 863.600 sterline, il 245% al di sopra della stima alta. Risultati importanti sono stati registrati anche per opere di James Ensor, Richard Oelze, Henri Matisse e altri artisti. Il vero interesse della collezione Hegewisch risiede senza dubbio anche nella sua dimensione autobiografica. Ogni opera sembra essere stata scelta perché capace di entrare in risonanza con un'immagine mentale, un'ossessione o una curiosità del collezionista. La vendita di settembre rappresenta l'ultimo capitolo di un progetto durato oltre cinquant'anni e, insieme, l'occasione per osservare da vicino il modo in cui un individuo può costruire il proprio personale museo immaginario attraverso le opere su carta.

Cinque secoli di arte grafica finiscono così per convergere in un unico ritratto: quello di un collezionista affascinato dalle contraddizioni dell'immagine, dalla sua capacità di sedurre e disturbare, di divertire e inquietare. 

Tra le opere di maggior interesse: Di Rembrandt Harmensz. van Rijn (1606–1669) «Cristo che predica» (“La petite Tombe”), del 1657, con una stima compresa tra 24mila e 35mila sterline e «Sonnenaufgang», realizzato nel 1910 da Lyonel Feininger (1871–1956), stimato 40mila–60mila sterline. A testimoniare la grande tradizione romantica francese «Un arabo a cavallo» di Eugène Delacroix (1798–1863),10mila–15mila sterline, a cui si affianca «Le diable dans le beffroi», eseguito da James Ensor (1860–1949), figura eccentrica e anticipatrice della modernità, la cui immaginazione visionaria e grottesca avrebbe avuto un ruolo significativo nello sviluppo dell’arte del Novecento, la cui stima è di 18mila-24mila sterline.

Lavinia Trivulzio, 11 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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