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Il «Ritratto Trivulzio»

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Il «Ritratto Trivulzio»

Antonello da Messina è tornato in Sicilia

Mentre proseguono le indagini sul clamoroso furto delle tavole del Polittico di San Gregorio e della tavoletta bifronte dal MuMe di Messina, un altro Antonello torna nella sua terra. Fino al 4 novembre il Museo Mandralisca di Cefalù mette per la prima volta a confronto in Sicilia il «Ritratto Trivulzio» di Palazzo Madama e il celebre «Ritratto d’uomo»: due sconosciuti ai quali il pittore, cinque secoli e mezzo fa, diede una presenza psicologica sorprendentemente moderna.

Mai come in questi giorni Antonello da Messina è stato contemporaneamente così presente e così dolorosamente assente dalla Sicilia. A Messina proseguono le indagini sul clamoroso furto di Ferragosto che ha sottratto al MuMe tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte. A circa 160 chilometri di distanza, a Cefalù, un altro Antonello è invece tornato nell'isola per la prima volta: il «Ritratto Trivulzio», firmato e datato 1476, conservato a Palazzo Madama a Torino.

Fino al 4 novembre è esposto al Museo Mandralisca accanto al celebre «Ritratto d’uomo», creando un confronto raro fra due vertici della ritrattistica antonelliana. La mostra, «L’enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino», nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca e Palazzo Madama e avrà una seconda tappa a Torino dal 12 novembre al 22 febbraio 2027. Il ritorno del Ritratto Trivulzio assume oggi inevitabilmente un significato ulteriore. L’opera di Antonello è per sua natura una geografia dispersa: pochi dipinti sopravvissuti, conservati tra musei e collezioni in Italia e all'estero, rendono ogni ricomposizione temporanea un evento storico-artistico prima ancora che espositivo. Il dipinto torinese, peraltro, non figurava neppure nella leggendaria mostra «Antonello e la pittura del ’400 in Sicilia», organizzata a Messina nel 1953 con l'allestimento di Carlo Scarpa, dove furono riunite diciotto opere provenienti da tutta Europa. Mancava anche alla grande monografica di Palazzo Abatellis del 2018-19.

A Cefalù il confronto avviene su scala quasi intima. Nella piccola sala del Mandralisca, a pochi passi dal mare, compaiono due uomini dei quali ignoriamo l'identità e dei quali Antonello sembra averci consegnato quasi tutto il resto. Entrambi emergono di tre quarti da fondi scuri; entrambi interrogano lo spettatore attraverso quella combinazione di precisione fiamminga, costruzione spaziale italiana e indagine psicologica che rappresenta uno degli snodi decisivi della modernità del pittore messinese. Il Ritratto d’uomo di Cefalù, databile intorno al 1470 e dipinto a olio su tavola di noce, fu riconosciuto come opera di Antonello da Giovan Battista Cavalcaselle nel 1860. Era stato acquistato l'anno precedente a Lipari dal barone Enrico Pirajno di Mandralisca. È il volto che avrebbe affascinato Federico Zeri e soprattutto Leonardo Sciascia: mediterraneo, ambiguo, attraversato da quel sorriso che sembra cambiare mentre lo si osserva.

Diversa è la presenza del Ritratto Trivulzio. Firmato e datato 1476, proveniente dalla Galleria Rinuccini di Firenze, entrò intorno alla metà dell'Ottocento nella collezione Trivulzio di Milano e nel 1935 nelle raccolte del Museo Civico di Torino. Qui il sorriso lascia spazio a un'espressione più controllata, quasi alteramente consapevole. Come osserva nel catalogo Giovanni Carlo Federico Villa, direttore di Palazzo Madama, nel volto di Cefalù l'immagine sembra ancora muoversi davanti allo spettatore, mentre in quello torinese la presenza si concentra in una misura più ferma. Ed è proprio riportare questi volti sotto la luce della Sicilia a produrre uno dei cortocircuiti più interessanti della mostra. Non perché sia necessario ricondurre un'opera al luogo d'origine per comprenderla, quanto perché Antonello costruì una pittura nella quale luce, incarnato e spazio sono inseparabili. Carlo Scarpa lo aveva compreso perfettamente nel 1953, quando utilizzò il calicot plissettato per modulare la luce dell'allestimento messinese intorno alle opere. Dal 12 novembre il confronto si sposterà a Palazzo Madama, dove la mostra entrerà nel ciclo «Incontro con il capolavoro». Cambieranno città, museo e luce. Rimarranno uno davanti all'altro quei due uomini sconosciuti che Antonello, quasi 550 anni fa, sottrasse all'anonimato.

E nel frattempo, a Messina, continuerà la ricerca delle opere scomparse. È il controcampo inevitabile di questa riunione temporanea: mentre due Antonello si incontrano, altri attendono di tornare.

Redazione, 25 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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