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Da sinistra Antonio Almeida e Carlos Dale

Photo: Julia Thompson

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Da sinistra Antonio Almeida e Carlos Dale

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Almeida & Dale, alla conquista!

Dal centro-ovest brasiliano a Parigi, mescolando a seconda delle occasioni Tarsila do Amaral, Leonilson e giovani artisti: a tu per tu con Almeida & Dale, (quasi) in occasione del battesimo internazionale previsto per il 2027

Matteo Bergamini

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Nata nel 1998, la galleria Almeida & Dale (A&D, fondata da Antonio Almeida e Carlos Dale), oggi è il maggior gruppo dell'America Latina e uno dei maggiori del mondo, del cui gruppo fanno parte la casa d'aste Blombô (San Paolo), le gallerie Cerrado (Goiânia e Brasilia), Bolsa de Arte (Porto Alegre, la più recente tra le acquisite), Claraboia (San Paolo), Flexa (Rio de Janeiro) e Marco Zero (Recife), oltre alle partnership con Lima e Paulo Darzé (rispettivamente di São Luís do Maranhão e Salvador). Un colosso prettamente brasiliano che fa storcere il naso a più di qualche addetto ai lavori, quando si tratta di voler trattare il sistema dell'arte come se fosse una combinazione etica di fattori. E invece A&D degli affari creando reti, comprando, vendendo e espandendosi non fa mistero e non si posiziona in trincea: semplicemente, si espande. Come accadrà tra qualche mese, a Parigi, nella prima sede fuori dal Brasile, anticipata dalla partecipazione alla Premise di Art Basel, con Tarsila do Amaral. Per l'occasione ne abbiamo parlato, a 360 gradi, con Antonio Almeida.

Nella presentazione di Almeida & Dale, si proclama: «Amplificando eredità e dando impulso al futuro dell'arte. Globalmente". Tuttavia, prima di parlare del futuro, vorrei tornare al passato: quali sono i cambiamenti più significativi che avete osservato nel mercato, nel corso di questi (quasi) trent'anni di percorso?
In queste quasi tre decadi, forse il cambiamento principale è stata l'internazionalizzazione del sistema dell'arte. Il mercato è diventato più connesso e più complesso. Oggi una galleria deve operare simultaneamente su diversi fronti: ricerca, gestione di lasciti, accompagnamento istituzionale, presenza internazionale, produzione di mostre, fiere, pubblicazioni e sviluppo di mercato per gli artisti. Allo stesso tempo, abbiamo osservato un cambiamento importante nel modo in cui l'arte brasiliana viene percepita. Se prima compariva in momenti sporadici di interesse fuori dai confini, oggi vediamo un'integrazione più consistente nei dibattiti globali, sostenuta da ricerca curatoriale, acquisizioni e un crescente interesse di collezionisti in diverse regioni. Questo richiede un'azione sempre più a lungo termine, continua e coerente.

In Brasile, quali sono state le condizioni che hanno determinato l'andamento positivo degli affari, visto che A&D ha creato, nel corso del suo percorso, una vera e propria rete di partner in tutto il paese, da Recife a Porto Alegre passando per Brasilia?
Il Brasile ha un ecosistema di collezionismo molto solido, formato nel corso di decenni. Abbiamo sempre creduto nel costruire relazioni durature e la nostra espansione nel Paese è avvenuta in modo organico. Cerchiamo di comprendere le specificità di ogni contesto, investire per rafforzare le connessioni localmente, creare legami rilevanti e poi iniziare a fare affari insieme: è un'azione di rete.

Eppure si parla sempre del mercato brasiliano come di un'eccezione: alimentato da una ricchezza interna molto potente, fatica ad affermarsi all'estero. Siete d'accordo? Come avete affrontato questa caratteristica?
In effetti, il mercato brasiliano ha una base domestica robusta, con un forte interesse per la produzione artistica nazionale, che rappresenta una forza importantissima per lo sviluppo degli artisti nazionali. E sì, l'internazionalizzazione comporta sfide strutturali: richiede investimento continuo, logistica, ricerca, costruzione di relazioni e presenza costante in diversi contesti. Ma parte fondamentale della nostra strategia come galleria globale è intendere questi due movimenti come complementari: un mercato interno forte permette di sviluppare carriere in modo sostenibile, mentre l'azione internazionale amplia i contesti in cui questi artisti possono essere visti e inseriti e i dialoghi che le loro opere instaurano. Crediamo che, vedendo queste due dimensioni come parti di uno stesso processo, e non come poli opposti, continuiamo a costruire un percorso solido per agire come piattaforma globale per gli artisti che rappresentiamo.

Come diceva, negli ultimi anni l'arte latinoamericana trovato un maggiore interesse anche nel resto del mondo – dalle Biennali di Venezia alle grandi mostre, ad esempio: il Modernismo Brasiliano alla Royal Academy di Londra nel 2024-25. Questo si è tradotto in vendite o solo in visibilità?
Una dimensione rafforza l'altra, ma la relazione non è automatica. La maggiore presenza della produzione latinoamericana in biennali, musei e grandi mostre internazionali amplia il suo riconoscimento critico e storico, creando le condizioni per un interesse più consistente da parte di collezionisti e istituzioni. Quello che osserviamo negli ultimi anni è una trasformazione strutturale: l'arte latinoamericana ha cominciato a occupare uno spazio più rilevante nell'agenda, risultato di un lavoro continuo di mostre, pubblicazioni, acquisizioni istituzionali e revisione della storia dell'arte. Questo movimento si riflette naturalmente nel mercato, ma il suo impatto va oltre le vendite immediate: rafforza la legittimità degli artisti e crea relazioni più durature tra artisti e attori del sistema.

 

La galleria Almeida & Dale

L'apertura di A&D Parigi è prevista per il 2027: Almeida & Dale porterà l'arte brasiliana nel mondo, o porterete il mondo in Brasile, per vendere a San Paolo?
L'apertura di uno spazio a Parigi rappresenta un ampliamento della nostra capacità di creare connessioni. Il nostro obiettivo è costruire una presenza permanente in uno dei principali centri internazionali dell'arte contemporanea, avvicinando artisti latinoamericani a nuovi pubblici, istituzioni e collezionisti. Comunque sì, è un movimento a doppio senso: allo stesso tempo in cui cerchiamo di ampliare l'inserzione internazionale dei nostri artisti a partire dalla Francia, vogliamo rafforzare il Brasile come polo attivo di interlocuzione nel circuito globale dell'arte. Questo significa portare a San Paolo curatori, collezionisti, istituzioni, partner e progetti internazionali. In fondo, più che espandere la nostra presenza geografica, cerchiamo di ampliare la circolazione di idee, persone e progetti e crediamo che l'internazionalizzazione avvenga quando questi flussi iniziano a operare in entrambe le direzioni, rafforzando sia la presenza dell'arte brasiliana e latinoamericana all'estero sia la connessione del Brasile con le discussioni più rilevanti della scena contemporanea globale.

Perché Parigi e non New York, o Londra – nonostante la Brexit, uno dei maggiori poli dell'arte contemporanea nel mondo occidentale?
Parigi vive oggi un momento particolarmente dinamico nel sistema internazionale dell'arte. Negli ultimi anni, la città ha consolidato una combinazione molto interessante di istituzioni, gallerie, collezionisti ed eventi, diventando un polo strategico per chi desidera operare in modo consistente in Europa. La nostra decisione è stata motivata dalla percezione che Parigi offra un contesto particolarmente favorevole per approfondire relazioni che già stavamo costruendo negli ultimi anni.

A proposito di Parigi, A&D è stata annunciata per la prima volta come galleria partecipante al Premise di Art Basel Paris, dove presenterà un progetto dedicato a Tarsila do Amaral. Quindi, all'estero, è meglio puntare sui capolavori storici dell'arte (non solo brasiliana) per giustificare le spese di una fiera importante? Per attrarre musei e istituzioni in cerca di opere per le loro collezioni?
Ogni progetto risponde al contesto curatoriale della fiera e al tipo di dialogo che essa propone, non esiste una formula unica. Nelle fiere internazionali, la nostra azione spesso parte dalla costruzione di dialoghi tra diverse generazioni, avvicinando artisti storici e contemporanei per evidenziare continuità e nuove prospettive sulla produzione brasiliana e latinoamericana. Ad Art Basel di Basilea quest'anno, ad esempio, il nostro debutto nel settore Galleries ha riunito Chen-Kong Fang, José Leonilson, Rayana Rayo, Tunga e Vivian Caccuri attorno a una riflessione sull'immaginario brasiliano, a cura di Cristiano Raimondi. A New York, abbiamo seguito la stessa logica, adattata a ogni contesto: a Frieze, in partnership con François Ghebaly, abbiamo presentato una collettiva con artisti di diverse generazioni e geografie. A Independent, in collaborazione con David Nolan Gallery, abbiamo avvicinato Miguel Rio Branco e Chakaia Booker in un dialogo su materialità, corpo e memoria. Ad Art Basel Paris, il contesto è diverso. Il settore Premise è dedicato a progetti curatoriali individuali che rivisitano e ampliano le narrazioni della storia dell'arte: in questo scenario, abbiamo capito che Tarsila do Amaral era la scelta più pertinente. La sua opera occupa un posto centrale nella storia dell'arte brasiliana e del modernismo del XX secolo, e presentare un insieme significativo di lavori a Parigi – città fondamentale per la sua formazione artistica – rafforza la sua rilevanza internazionale in un momento di rinnovato interesse istituzionale.

Parlando di capolavori: gestite i lasciti di artisti come Amilcar de Castro, Leonilson, Sidney Amaral. Quanto pesa per la galleria mantenere vivi questi patrimoni rispetto alla promozione di giovani artisti?
Non vediamo questi due fronti come priorità concorrenti, ma come parti complementari di uno stesso programma. Prendersi cura di un lascito significa molto più che preservare un'opera: implica ricerca, catalogazione, conservazione, supporto a mostre, pubblicazioni, prestiti istituzionali e un dialogo permanente con musei, curatori e ricercatori. È un lavoro di costruzione di eredità, che contribuisce ad ampliare la conoscenza sulla storia dell'arte brasiliana e a garantire che questi artisti rimangano presenti nelle principali discussioni del circuito internazionale. Allo stesso tempo, accompagnare artisti contemporanei richiede un impegno altrettanto a lungo termine: significa partecipare allo sviluppo delle loro carriere, creare opportunità di circolazione, promuovere connessioni istituzionali e costruire i contesti affinché le loro opere acquisiscano rilevanza nel tempo. Crediamo che esista una continuità tra queste due dimensioni. Gli artisti storici aiutano a comprendere la produzione contemporanea, mentre gli artisti di oggi rinnovano e ampliano la lettura di questa storia. Questa convivenza tra diverse generazioni è uno dei pilastri del programma della galleria e del modo in cui intendiamo il nostro ruolo nell'ecosistema dell'arte.

Continuando con le fiere: SP-Arte, Frieze, Expo Chicago e la stessa Art Basel sono alcune delle fiere a cui avete partecipato in questi 10 anni. Cosa deve avere una fiera per funzionare, oltre agli acquirenti?
Le fiere più rilevanti oggi sono molto più che spazi di commercio: sono piattaforme di incontro, riunendo professionisti da diverse parti del mondo. Per noi, una buona fiera è quella capace di generare conversazioni che continuano ben oltre i giorni dell'evento. Spesso un'acquisizione istituzionale, una mostra, una partnership tra gallerie o un nuovo progetto internazionale nasce da un incontro iniziato lì. Le vendite sono naturalmente importanti, ma il vero valore di una fiera sta nella sua capacità di rafforzare reti.

Come ben saprete, c'è chi parla di A&D come di un'azienda che sta prendendo il controllo di tutto: un monopolio dell'arte in Brasile. Cosa rispondete?
La crescita di Almeida & Dale è il risultato di una costruzione a lungo termine, basata su relazioni di fiducia con artisti, lasciti, collezionisti, istituzioni e partner, non solo in Brasile. Nel corso di più di due decenni, abbiamo ampliato la nostra presenza in modo consistente, investendo sempre nella qualità del programma, nella ricerca e nella capacità di offrire agli artisti una piattaforma sempre più solida. Questa crescita è stata accompagnata da investimenti importanti in squadra, curatela, produzione, documentazione, relazioni istituzionali e presenza internazionale. Il nostro obiettivo non è mai stato crescere per crescere, ma creare condizioni migliori per sviluppare carriere, preservare eredità e ampliare la circolazione dell'arte brasiliana nel mondo. La forza dell'arte brasiliana sta proprio nella diversità di gallerie, istituzioni, collezionisti e agenti che operano in modo complementare: il nostro ruolo è contribuire a questo ecosistema. Quanto più robusto e diversificato sarà, tanto maggiore sarà la sua capacità di generare riconoscimento e impatto per tutti i suoi partecipanti.

Matteo Bergamini, 22 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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