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Una veduta del sito di Baalbek, in Libano

Foto tratta da Wikipedia. Foto Jerzy Strzelecki | CC BY SA 3.0

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Una veduta del sito di Baalbek, in Libano

Foto tratta da Wikipedia. Foto Jerzy Strzelecki | CC BY SA 3.0

All’Unesco di Parigi una riunione straordinaria per la tutela del patrimonio libanese

Organizzata in stretta collaborazione con il Ministero della Cultura del Paese mediorientale, in particolare con la Direzione Generale delle Antichità, questa sessione si inserisce in una più ampia offensiva diplomatica. Auspicata una protezione rafforzata a 39 nuovi siti archeologici del Paese

Di fronte all’aggravarsi della situazione internazionale e dei pericoli che minacciano i suoi beni culturali, il Libano fa sentire la propria voce sulla scena internazionale. La sua delegazione permanente presso l’Unesco ha annunciato la convocazione di una riunione straordinaria del Comitato per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, prevista per oggi primo aprile presso la sede parigina dell’organizzazione.

Organizzata in stretta collaborazione con il Ministero della Cultura libanese, in particolare con la Direzione Generale delle Antichità, questa sessione si inserisce in una più ampia offensiva diplomatica, con l’obiettivo di attivare alcune organizzazioni internazionali di fronte ai crescenti rischi che minacciano i siti archeologici e patrimoniali del Paese mediorientale.

Al centro di questa iniziativa c’è la volontà di riaffermare l’adesione del Libano alla Convenzione dell’Aia del 1954 e al suo secondo protocollo del 1999, che disciplinano la protezione del patrimonio in tempo di guerra. Al di là del richiamo giuridico, prevale l’urgenza di salvaguardare un’eredità che supera i confini nazionali e fa parte del Patrimonio comune dell’umanità, come ha ripetutamente sottolineato il ministro della Cultura Ghassan Salamé nei suoi contatti con il direttore generale dell’Unesco Khaled el-Enany, a partire dall’escalation delle violenze in Libano.

La riunione dovrebbe portare a una serie di decisioni fondamentali, a cominciare dall’assegnazione di una protezione rafforzata a 39 nuovi siti archeologici, distribuiti su tutto il territorio libanese. La loro iscrizione porterebbe a 73 il numero totale dei siti che beneficiano di tale status, dopo i 34 già riconosciuti nel 2024.

Questa classificazione è tutt’altro che simbolica: dovrebbe comportare l’apposizione a ogni sito minacciato dello scudo blu e rosso, emblema internazionale di protezione, e, soprattutto, la responsabilità giuridica di chiunque lo attacchi. Qualsiasi violazione potrebbe quindi rientrare nel diritto internazionale.

Un altro punto chiave atteso è infine la mobilitazione di finanziamenti dedicati, indispensabili per tradurre questi impegni in azioni concrete sul campo.

Lo scudo blu e rosso Unesco, qui a protezione del sito della Tomba di Askia nel Mali, in Africa

Vittorio Bertello, 01 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Vittorio Bertello

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