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Beatriz González

Foto BOG25

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Beatriz González

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Addio all’artista colombiana Beatriz González

Figura centrale dell'arte contemporanea latinoamericana, si è spenta a 93 anni. «Con il suo lavoro di denuncia si è dedicata a osservare ciò che il Paese cercava di ignorare»

 

«L'arte dice cose che la storia non può dire»: con la morte, il 9 gennaio a 93 anni, di Beatriz González, scompare una figura centrale dell'arte contemporanea latinoamericana. L’artista colombiana aveva fatto della denuncia della violenza e della testimonianza sociale la sua cifra. «Nel corso di sei decenni, la ricorda il Museo de Arte Moderno de Medellín, che González aveva contribuito a fondare nel 1978, la maestra ha consolidato un'opera che è, prima di tutto, un esercizio di storia politica. Dal suo trionfo al Salón Nacional de Artistas del 1965 con ”Los suicidas del Sisga“ (I suicidi del Sisga), fino alla sua monumentale opera ”Auras anónimas“ (Aure anonime), del 2009, il suo lavoro si è dedicato a osservare ciò che il Paese cercava di ignorare. Al Mamm conserviamo opere di sua creazione che testimoniano il suo rigore intellettuale e la sua maestria nell'uso del colore come strumento di denuncia. La sua scomparsa segna la chiusura di un capitolo fondamentale per l'arte contemporanea»

Nata il 16 novembre 1932 a Bucaramanga, Santander, González aveva interrotto gli studi di architettura all'Università Nazionale della Colombia per dedicarsi alla scenografia, ma alla fine degli anni ’50  era tornata nella capitale per studiare Belle Arti all'Università delle Ande. Dopo la laurea, nel 1963, aveva tenuto una delle sue prime mostre al Museo de Arte Moderna di Bogotá. Tre anni dopo si trasferì in Olanda per studiare all'Accademia Van Beeldende Kunsten e da lì tornò in Colombia. Da quel momento l'artista iniziò a sviluppare la fase più importante della sua opera, ispirata alla violenza, approfondendo il tema del conflitto armato colombiano, sempre dal punto di vista delle vittime, e alla cultura popolare nazionale. Per il suo uso dell’iconografia popolare e di colori vivaci, lei stessa si definiva una pittrice «di provincia» che utilizzava l'umorismo e la tragedia per raccontare la storia politica della Colombia. Immagini celebri della storia dell'arte occidentale, un mezzo per riflettere sui modi in cui l'alta cultura veniva assimilata in un paese sottosviluppato, e dei giornali locali erano da lei rimodellate attraverso un linguaggio basato sulla figurazione, sulle superfici piatte e su una tavolozza di colori eccentrica. Aveva esplorato anche supporti quotidiani, come mobili, carta da parati e tende.. Nel 1978 alla Biennale di Venezia aveva esposto «Telón de boca para un almuerzo», del 1975. L'idea, avrebbe scritto, le era venuta dopo aver visto nella vetrina di un negozio di Bogotà , una rivista con in copertina «Le déjeuner sur l'herbe» di Manet, rovinata dallo sporco e dal sole: «Sembrava una tenda o un tendone da circo dipinto con colori acrilici sbiaditi. Era ciò che ci veniva dalla natura mutevole tanto ricercata dagli impressionisti».

Una delle sue opere più potenti è «Auras anónimas» il suo intervento, nel 2009, su 8.957 loculi dei quattro colombari del Cimitero Centrale di Bogotá, da lei incorniciati con otto sagome di soldati e contadini che trasportavano i morti, nel tentativo di trasformare quello spazio in balia della rovina e dell'indifferenza in un luogo che potesse alleviare il dolore delle famiglie che non hanno mai ritrovato i loro cari scomparsi a causa del conflitto.

In una recente intervista a «El Colombiano», González aveva menzionato alcuni dei consigli che dava agli artisti delle nuove generazioni: «Insisto molto sul fatto che [i giovani] non siano solo artisti che lavorano alle loro opere e basta. Devono leggere poesie, andare spesso al cinema, leggere molto, scrivere. Non si è artisti solo per guadagnare soldi, si deve imparare a pensare, a lavorare liberamente senza pensare alla dittatura delle gallerie. E non sono contro le gallerie, anzi, fanno un ottimo lavoro, ma bisogna prendersi cura dei giovani, che non si perdano in quel mondo, ma che se ne dimentichino e lavorino».

L'opera di González è stata esposta anche alla Documenta di Kassel (Germania), alla Tate di Londra, al Museum of Modern Art di New York, al Museo Reina Sofía di Madrid e alla Pinacoteca di San Paolo. Un sua  ampia retrospettiva è in programma a febbraio al Barbican Centre di Londra.

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

Redazione, 12 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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