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Christian Bernard

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Christian Bernard

Addio al critico d’arte Christian Bernard

Direttore-fondatore del Mamco di Ginevra, in quarant’anni di attività ha profondamente influenzato il mondo dell’arte contemporanea in Francia e Svizzera. Coltivò per tutta la vita anche la poesia

Roberto Mercuzio

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È morto il 6 agosto, all’età di 76 anni, Christian Bernard, critico d’arte, curatore e direttore di museo francese. La notizia è stata annunciata dal Mamco (Musée d’Art Moderne et Contemporain) di Ginevra, l’istituzione alla quale è maggiormente legato il suo nome e che Bernard contribuì a immaginare, fondare e dirigere per oltre vent’anni.

Nel 1991 Bernard venne incaricato di sviluppare il progetto del futuro Musée d’Art Moderne et Contemporain di Ginevra. Nel 1994 il museo aprì in un ex edificio industriale e Bernard ne divenne il primo direttore, mantenendo l’incarico fino alla fine del 2015. «Non ho aperto questo museo, l’ho creato», aveva dichiarato nel 2003 in un’intervista al quotidiano «Le Monde», esprimendo in poche parole il carattere assolutamente personale della sua esperienza.

Nel corso del tempo, sotto la sua supervisione il Mamco divenne un laboratorio in cui il semplice fatto di allestire le opere era parte integrante del progetto museale. Bernard enunciò dodici principi per definire l’identità dell’istituzione, a partire dal concetto di «exposition globale»: una mostra continua, in cui esposizioni temporanee e collezione permanente non fossero compartimenti separati, ma parti di un unico percorso in costante trasformazione.

Gli stessi spazi del museo riflettevano quest’idea. Alcuni ambienti erano ispirati a un’abitazione privata, loft non finiti o studi d’artista. Alcune sale erano dedicate per periodi prolungati a singoli artisti, che potevano intervenire direttamente sull’allestimento e modificarlo nel tempo. Le mostre temporanee si intrecciavano con nuove presentazioni della collezione, mentre l’intero museo veniva ripensato più volte durante l’anno.

Lo scopo era rompere l’idea del museo come luogo immobile e definitivo. Il Mamco doveva essere, nelle intenzioni di Bernard, un’opera sempre in corso, capace di cambiare insieme alle opere e agli artisti. Andrea Bellini, direttore del Centre d’Art Contemporain Genève e conoscitore della scena artistica ginevrina, lo ha ricordato come appartenente a «quello straordinario gruppo di grandi direttori di museo che concepivano le mostre come una forma di pensiero».

Questa visione arrivava da lontano, da esperienze precedenti a quella ginevrina. Dopo aver contribuito alla nascita del Fondo regionale d’arte contemporanea (Frac) Rhône-Alpes, Bernard diresse dal 1985 al 1994 Villa Arson a Nizza, altra importante istituzione dedicata alla ricerca e alla produzione contemporanea.

Dopo aver lasciato il Mamco, Bernard continuò a lavorare nel campo dell’arte. Dal 2016 al 2021 diresse il festival di arte contemporanea Printemps de Septembre di Tolosa e successivamente fondò la casa editrice Walden N. Accanto alla critica, alla curatela e alla direzione delle istituzioni, coltivò per tutta la vita anche la poesia.

È proprio alla sua attività poetica che l’Académie Française ha dedicato, lo scorso giugno, un importante riconoscimento, assegnandogli il Grand Prix de Poésie 2026 per l’insieme della sua opera. Questo premio, giunto poco prima della sua morte, ha contribuito a riportare in primo piano una dimensione della sua ricerca rimasta a lungo meno conosciuta rispetto al suo ruolo nel mondo dell’arte contemporanea.

La scomparsa di Bernard arriva proprio mentre il Mamco affronta una nuova fase della propria storia. L’edificio che lo ospita, nel Bâtiment d’art contemporain di Ginevra, è interessato da un’importante ristrutturazione prevista tra il 2025 e il 2028. Durante i lavori il museo porta avanti la propria attività in altre sedi e attraverso collaborazioni con istituzioni partner.

Il 22 agosto, al crematorio di Père-Lachaise, a Parigi, si terrà la cerimonia commemorativa in suo onore.

Roberto Mercuzio, 14 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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