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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliChe cosa accadrebbe a Las Meninas di Velázquez se la luce di un’eclissi solare calasse improvvisamente sulla scena? Come cambierebbero i colori, le ombre e l’atmosfera delle opere dei grandi maestri della pittura se fossero immerse, per qualche istante, in una luce radicalmente diversa da quella abituale?
A queste domande risponde il Museo Nacional del Prado di Madrid con «El Prado en la luz del eclipse», un originale progetto audiovisivo realizzato in occasione dell’eclissi solare di mercoledì 12 agosto. Attraverso l’intelligenza artificiale, l’arte digitale e interventi grafici tradizionali, il video invita a riscoprire alcuni dei capolavori più celebri della collezione del museo osservandoli sotto una luce del tutto inedita.
L’idea è semplice quanto suggestiva: modificare progressivamente l’illuminazione delle opere, simulando l’avanzare dell’eclissi. Il buio che lentamente conquista le immagini non è però soltanto un effetto spettacolare. La variazione della luce modifica la percezione delle forme, attenua o accentua i colori, allunga le ombre e fa emergere dettagli che, nella visione quotidiana, possono rimanere in secondo piano.
Il protagonista ideale di questo esperimento è «Las Meninas» di Diego Velázquez, uno dei dipinti più celebri e complessi della storia dell’arte occidentale. La sua costruzione prospettica, il gioco di riflessi e la distribuzione della luce rendono particolarmente affascinante l'ipotesi di immergere la scena nella penombra di un’eclissi. Ma Velázquez torna anche con «La fucina di Vulcano», dove il rapporto tra la luce dell’officina e l’oscurità circostante offre un ulteriore terreno di sperimentazione.
Sono undici, complessivamente, le opere coinvolte nel progetto. Accanto ai due capolavori di Velázquez compaiono «La vista» di Pieter Paul Rubens e Jan Brueghel il Vecchio; «Paesaggio con l'imbarco ad Ostia Antica di Santa Paola Romana» di Claude Lorrain; l’«Autoritratto» di Albrecht Dürer; «L’ombrellino» di Francisco de Goya, «Il canale di Mancorbo nei Picos de Europa» di Carlos de Haes; «La resa di Bailén» di José Casado del Alisal; «Il sogno di Giacobbe» di Jusepe de Ribera; «Trionfo di Bacco e nascita del Sole» di Corrado Giaquinto; e «Il prato di San Isidro», ancora di Goya.
Il progetto è stato sviluppato dallo studio Amb Piensa, che ha combinato modelli di generazione video, creazione digitale e interventi grafici. L’intelligenza artificiale è stata utilizzata per progettare e perfezionare complesse istruzioni visive: dalla progressiva trasformazione della luce alla comparsa di nuove ombre e riflessi, fino all’avanzare dell’oscurità su personaggi, paesaggi ed elementi architettonici.
Il risultato, tuttavia, non è frutto di un processo completamente automatico. Ogni sequenza è stata verificata e corretta manualmente per mantenere intatti la composizione, la tecnica pittorica e il carattere originario delle opere. L’obiettivo era infatti utilizzare la tecnologia senza alterare lo spirito dei dipinti.
Per il Prado, dunque, l’esperimento va oltre la semplice spettacolarizzazione digitale. È anche uno strumento di divulgazione e di apertura verso nuovi pubblici, soprattutto verso chi normalmente non frequenta i musei. L’eclissi diventa così una chiave per guardare l’arte da una prospettiva diversa e ricordare una verità fondamentale: cambiare la luce significa cambiare il modo in cui vediamo un’opera, anche quando l’opera, in realtà, è rimasta la stessa.
Roberto Mercuzio
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