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Le fondamenta del Ponte di Castantino sul Danubio rilevate con l’ausilio di droni dagli archeologi bulgari

Foto: Museo storico regionale di Pleven

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Le fondamenta del Ponte di Castantino sul Danubio rilevate con l’ausilio di droni dagli archeologi bulgari

Foto: Museo storico regionale di Pleven

In Bulgaria grazie alla siccità gli archeologi (ri)scoprono le fondamenta di un ponte romano

Lungo oltre 2 km, fu costruito sotto Costantino I nel 328 d.C. per collegare la città di Ulpia Eskus con Sucidava (in Romania). È considerato uno dei ponti più lunghi dell’antichità

 

Roberto Mercuzio

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I livelli dell’acqua del Danubio, ai minimi storici, hanno permesso agli archeologi bulgari di esaminare le fondamenta dell’antico Ponte di Costantino nei pressi del villaggio di Gigen, nella Bulgaria settentrionale. Gli esperti del Museo storico regionale di Pleven, capoluogo dell’omonima provincia bulgara, hanno effettuato riprese aeree con l’ausilio di droni per valutare le condizioni delle strutture portate alla luce.

Il ponte, lungo 2.434 metri, venne costruito per ordine dell’imperatore Costantino I nel 328 d.C. per collegare la città di Ulpia Eskus con Sucidava (nei pressi della città di Corabia, nell’odierna Romania). Consisteva in una costruzione di pilastri in muratura, arcate e una sovrastruttura in legno. Aveva un ponte di legno largo 5,7 metri a 10 metri sopra l’acqua. Il ponte aveva inoltre un piedritto per ciascuna estremità, che fungevano da porta.

Il primo a tentare di localizzare il ponte fu lo scienziato e militare bolognese Luigi Ferdinando Marsigli nel XVII secolo, poi Alexandru Popovici e Cezar Bolliac ripresero questa ricerca nel XIX secolo e le prime vere scoperte scientifiche furono compiute da Grigore Tocilescu e Pamfil Polonic nel 1902. Nel 1934 Dumitru Tudor pubblicò la prima opera completa riguardante il ponte e l’ultimo approccio sistematico sulla riva nord del Danubio venne eseguito nel 1968 da Octavian Toropu.

È considerato uno dei ponti più lunghi dell’antichità, sebbene sia rimasto in piedi solo fino al 367 d.C., quando venne distrutto. Il calo dei livelli dell’acqua causato dall’ondata di caldo in Europa ha creato condizioni uniche per fotografare e mappare questo monumento nel suo contesto naturale.

Roberto Mercuzio, 10 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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