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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliÈ morto a San Miguel de Allende all’età di 90 anni Pedro Friedeberg, artista e designer noto soprattutto per la Hand-Chair, la sedia a forma di mano diventata una delle icone del design surrealista del Novecento. La notizia è stata confermata dalla galleria newyorkese Ruiz-Healy Art, che lo rappresentava. Friedeberg è stato una figura singolare nella scena artistica messicana, autore di dipinti densamente decorativi e di oggetti di design che uniscono ironia, surrealismo e architettura fantastica. Sebbene spesso associato alla tradizione surrealista sviluppatasi in Messico nel secondo dopoguerra, l’artista ha sempre rifiutato qualsiasi etichetta.
Nel corso della sua carriera Friedeberg ha contestato apertamente le classificazioni critiche. Quando nel 2024 un giornalista lo definì «l’ultimo dei surrealisti», rispose con ironia: «È un errore terribile. Non sono né un surrealista né l’ultimo di niente». Anche la parola “artista”, diceva, gli risultava sgradita; in più occasioni dichiarò che, se la sua vita avesse preso un’altra direzione, sarebbe diventato «uno spiritualista o un gigolò». La sua produzione comprende dipinti, sculture e oggetti di design caratterizzati da un gusto per l’assurdo e per la proliferazione ornamentale. Nei suoi quadri ricorrono architetture impossibili, labirinti geometrici e stormi di uccelli che attraversano spazi saturi di motivi a zig-zag.
L’opera che lo ha reso celebre rimane la Hand-Chair, progettata nei primi anni Sessanta: una seduta in cui il palmo di una mano scolpita diventa lo schienale, mentre le dita fungono da braccioli. L’idea nacque quasi per gioco mentre Friedeberg collaborava con un falegname amico. Chiese di scolpire una mano e da quel gesto nacque un oggetto destinato a diventare un’icona del design. Nel tempo la Hand-Chair è stata prodotta in diverse versioni, spesso dorate o dipinte, e ha conosciuto una diffusione sorprendente nella cultura visiva messicana.
Friedeberg era nato a Firenze nel 1936 da una famiglia ebrea. Con l’avanzare delle persecuzioni fasciste i suoi genitori decisero di lasciare l’Italia e nel 1940 si trasferirono in Messico. Questo passaggio tra due mondi molto diversi ha segnato profondamente il suo immaginario. Lo stesso Friedeberg raccontava con ironia il contrasto tra le due culture: «Sono nato in Italia durante l’epoca di Mussolini, dove i treni arrivavano sempre puntuali. Poi sono arrivato in Messico, dove i treni non arrivano mai puntuali, ma quando partono passano accanto alle piramidi». Nel corso della sua carriera Friedeberg è diventato una figura di culto nella scena artistica messicana. Nel 2009 il Palacio de Bellas Artes gli ha dedicato una grande retrospettiva, mentre nel 2016 il Riverside Art Museum ha presentato una mostra dedicata ai suoi primi lavori. La sua opera, sospesa tra design, surrealismo e immaginazione architettonica, lascia un segno singolare nella storia dell’arte del Messico del secondo Novecento.
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