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David Hockney, (con Tyler Graphics come tipografo ed editore), «An image of Celia», 1984-86, National Gallery of Australia, Kamberri/Canberra. Acquistata con il contributo dell'Orde Poynton Fund 2002.

© Estate of David Hockney / Tyler Graphics Ltd.

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David Hockney, (con Tyler Graphics come tipografo ed editore), «An image of Celia», 1984-86, National Gallery of Australia, Kamberri/Canberra. Acquistata con il contributo dell'Orde Poynton Fund 2002.

© Estate of David Hockney / Tyler Graphics Ltd.

Da New York a Tokyo, da Sydney a San Paolo. 50 mostre da non perdere questo autunno nel mondo

Dall’Australia al Sudafrica, l’autunno 2026 propone mostre dedicate a identità, memoria, territorio e trasformazioni sociali. Tra arte moderna e contemporanea, fotografia, design e nuove tecnologie, i musei rileggono storie locali e connessioni globali. Particolare attenzione va alle culture indigene, alle eredità coloniali e ai rapporti tra arte, corpo e ambiente

L’autunno 2026 porta nei grandi musei internazionali una serie di mostre che, pur muovendosi tra geografie e linguaggi molto diversi, condividono una stessa attenzione verso identità, memoria, territorio e trasformazioni della contemporaneità. Dalla rilettura della storia coloniale latinoamericana alla cultura indigena australiana, dalla fotografia alla tecnologia, dal design alla relazione fra arte e scienza, i programmi intrecciano patrimoni storici e questioni del presente. Corpo, territorio, memoria e circolazione delle immagini diventano così alcuni dei principali assi di ricerca della stagione espositiva.

AUSTRALIA
Art Gallery of New South Wales - Sydney
«Nolan. Origins»
3 ottobre 2026 – 7 febbraio 2027
È un'ampia ricognizione sugli anni formativi di Sidney Nolan, prima del trasferimento dell'artista nel Regno Unito nel 1953. La mostra riunisce oltre 150 opere realizzate durante questo periodo decisivo. Tra i nuclei più importanti figura la celebre serie dedicata al bushranger Ned Kelly, insieme alle opere legate al paesaggio dell'Australia centrale. Il percorso segue il rapporto di Nolan con luoghi differenti, da St Kilda alla Wimmera, da K’gari all'Australia centrale. Il paesaggio diventa progressivamente uno strumento per interrogare l'idea stessa di Australia. Mito, storia, persone e territorio confluiscono nella costruzione di un linguaggio modernista personale. La mostra sarà presentata nel Naala Nura building dell'Art Gallery of New South Wales. 

National Gallery of Australia - Canberra
«David Hockney. Portraits in Print»
5 settembre 2026 – 9 maggio 2027
La mostra presenta una selezione di ritratti realizzati da David Hockney attraverso diverse tecniche di stampa. Il progetto si concentra in particolare sulla produzione degli anni Settanta e Ottanta e sul modo in cui l'artista ha rappresentato le persone più vicine a lui. Le opere raccontano anche gli ambienti culturali di Los Angeles, Parigi e Londra, città fondamentali nella sua biografia artistica. Il ritratto diventa così uno strumento per osservare relazioni personali, amicizie e contesti sociali. 

«Figure Drawing. 1901–2022»
3 ottobre 2026 – 21 febbraio 2027
Il progetto attraversa oltre un secolo di pratica del disegno della figura umana. La mostra considera il disegno non soltanto come esercizio preparatorio o tecnico, ma come una forma autonoma di pensiero e ricerca. Attraverso la figura, gli artisti hanno affrontato questioni legate all'identità, alla memoria e all'esperienza emotiva. Il percorso segue quindi il rapporto tra mano, occhio e mente nella costruzione dell'immagine. Le opere mostrano come la rappresentazione del corpo sia cambiata insieme ai mutamenti culturali e sociali del Novecento e dell'inizio del XXI secolo. Tra le opere segnalate dalla National Gallery figura anche un disegno di Gustav Klimt del 1901–1902.

«Blossom. Country in bloom»
24 ottobre 2026 – 14 febbraio 2027
La mostra riunisce opere di artiste First Nations legate alla rappresentazione della flora e della botanica. Fiori, alberi, erbe e paesaggi diventano strumenti per esprimere il rapporto profondo tra le donne delle comunità indigene e il territorio. Il progetto guarda alla natura attraverso una prospettiva culturale, spirituale ed ecologica. Le opere presentano diversi elementi del paesaggio australiano, dalle praterie alla corteccia degli alberi, dalle margherite del bush alle rose del deserto e alle ninfee. Al centro c'è quindi il concetto di Country, inteso come territorio e insieme di relazioni che comprendono ambiente, cultura e comunità.

«Rosalie Gascoigne»
24 ottobre 2026 – 14 febbraio 2027
È una grande retrospettiva dedicata a Rosalie Gascoigne (1917–1999), una delle figure più importanti dell'arte australiana del secondo Novecento. Gascoigne è conosciuta per le sue assemblage realizzate con materiali trovati e oggetti quotidiani trasformati attraverso accostamenti e composizioni poetiche. Tra i materiali utilizzati compaiono vecchi segnali stradali riflettenti, cassette per bottiglie, piume e legno consumato dagli agenti atmosferici. Il paesaggio australiano, e in particolare quello dell'area di Canberra, costituisce una presenza fondamentale nella sua ricerca. La mostra mette in evidenza il rapporto tra ambiente, memoria e trasformazione degli oggetti. 

National Gallery of Victoria - Melbourne
«Passage. The Art of Atong Atem»
30 ottobre 2026 – 14 giugno 2027
È la prima grande mostra museale dedicata ad Atong Atem e presenta oltre 65 opere realizzate nell'arco di circa dieci anni. L'artista sudsudanese, cresciuta e attiva a Melbourne, lavora soprattutto attraverso la fotografia e l'autoritratto. Il corpo diventa una superficie sulla quale costruire immagini legate a memoria, identità, genere e appartenenza. Tessuti, pittura, costumi e oggetti simbolici entrano nella composizione fotografica. La ricerca mette in relazione memoria ancestrale, tradizioni Dinka Bor e esperienza della diaspora africana in Australia. La mostra affronta inoltre le questioni di genere e colonialismo attraverso un linguaggio visivo fortemente personale. È una world-premiere exhibition e rappresenta la più ampia presentazione della pratica di Atem fino a oggi. 

BRASILE
Pinacoteca de São Paulo
«Via satélite: Nam June Paik em diálogo com Vivian Caccuri»
17 ottobre 2026 – 16 maggio 2027
La mostra presenta una retrospettiva inedita di Nam June Paik, artista sudcoreano considerato un pioniere della videoarte. Il progetto, realizzato in collaborazione con il Nam June Paik Art Center e Hyundai Motor nell’ambito della Hyundai Translocal Series, occupa la Galeria Praça del Pina Contemporânea. La ricerca di Paik viene riletta attraverso i temi della comunicazione, dei media, dei dialoghi transculturali e della memoria. Il progetto prosegue poi nella Grande Galeria con una seconda fase che mette in relazione l’opera dell’artista con quattro artiste contemporanee. La curatela è di Ana Maria Maia e Ana Paula Lopes.

«Via satélite. Nam June Paik em diálogo com biarritzzz, Christine Sun Kim, Jane Jin Kaisen e Vivian Caccuri»
28 novembre 2026 – 28 marzo 2027
La seconda parte del progetto amplia il dialogo tra Nam June Paik e la scena contemporanea attraverso le opere di biarritzzz, Christine Sun Kim, Jane Jin Kaisen e Vivian Caccuri. La mostra, allestita nella Grande Galeria del Pina Contemporânea, nasce come prosecuzione della retrospettiva inaugurata a ottobre e mette in relazione l'eredità di Paik con questioni contemporanee legate ai mezzi di comunicazione, ai dialoghi transculturali e alla memoria.

«Sara Ramo»
7 novembre 2026 – 18 aprile 2027
La mostra offre una panoramica della ricerca di Sara Ramo, artista ispano-brasiliana che lavora sulla trasformazione del quotidiano attraverso oggetti, immagini e situazioni capaci di introdurre elementi di straniamento e fantasia. Il progetto, ospitato al Pina Estação, presenta la pratica dell'artista come un'indagine sulle possibilità di riconfigurare ciò che appartiene alla dimensione ordinaria, modificandone percezione e significato. La mostra fa parte del programma espositivo 2026 della Pinacoteca ed è indicata dall'istituzione come una panoramica della produzione di Ramo.

MASP - São Paulo
«Latin-American Histories»
4 settembre 2026 – 31 gennaio 2027
La mostra analizza il modo in cui l'idea stessa di America Latina è stata costruita e contestata nel corso della storia. Il percorso parte dal colonialismo e dai processi di sfruttamento e considera il ruolo dell'arte barocca e della costruzione del mito del paradiso tropicale. Sono affrontate anche le forme comunitarie sviluppate dalle popolazioni indigene e afrodiscendenti, come quilombos, palenques e cumbes. Un'altra sezione riguarda migrazioni e diaspore e la circolazione di persone, merci e culture. Il progetto arriva infine alle concezioni indigene di fine e rinnovamento e alla possibilità di immaginare futuri alternativi. 

«Rosa Elena Curruchich. Chronicles of Comalapa»
30 ottobre 2026 – 4 aprile 2027
È la prima mostra retrospettiva di Rosa Elena Curruchich in Brasile e presenta oltre 80 opere. Curruchich, autodidatta di origine Maya Kaqchikel, appartiene alla prima generazione di donne pittrici di una tradizione popolare sviluppatasi tra i Kaqchikel a partire dagli anni Trenta. La sua pittura registra la vita quotidiana e le cerimonie della propria comunità. Particolare attenzione è rivolta agli huipil, gli abiti femminili tradizionali. L'artista lavorò in segreto per timore di possibili ripercussioni, realizzando dipinti di piccolo formato facilmente trasportabili. La mostra restituisce così una figura rimasta a lungo ai margini delle principali narrazioni della storia dell'arte.

«Pablo Delano. The Museum of the Old Colony»
30 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027
Il progetto di Pablo Delano è una grande installazione costruita attraverso oggetti, fotografie, giornali, film e riviste. Il punto di vista è quello di Porto Rico, territorio segnato da oltre cinque secoli di dominio coloniale prima spagnolo e poi statunitense. L'opera ricostruisce molteplici storie legate alle comunità indigene e native e alle popolazioni di origine africana. Il museo stesso diventa parte della riflessione: il titolo allude infatti alla complicità delle istituzioni museali nella costruzione e nella conservazione delle narrazioni coloniali. Delano analizza inoltre il rapporto tra potere, gerarchie razziali e circolazione di beni e persone.

«Jesús Soto»
27 novembre 2026 – 4 aprile 2027
La mostra è dedicata a Jesús Soto, una delle figure fondamentali dell'arte cinetica e del modernismo latinoamericano. Il percorso concentra l'attenzione sulla produzione realizzata dagli anni Cinquanta alla fine degli anni Ottanta. Soto introduce nelle sue opere fenomeni ottici, trasparenze, sovrapposizioni e sensazioni di movimento. Lo spettatore diventa parte attiva dell'opera, soprattutto nei celebri Penetrables. La mostra mette quindi in discussione il confine tradizionale tra osservatore e oggetto artistico. Sono presenti opere storiche, lavori interattivi e materiali d'archivio provenienti da collezioni americane, francesi e brasiliane. È la prima mostra personale di Soto in un museo brasiliano da oltre vent'anni.

Melissa Auf der Maur, «Infinite Self-Portrait in Hotel Bathroom», 1999.

CANADA
Art Gallery of Ontario - Toronto
«Melissa Auf der Maur: My ’90s Rock Photographs»
2 settembre 2026 – giugno 2027
La mostra presenta oltre 200 fotografie, video, materiali d’archivio e una nuova installazione immersiva realizzati da Melissa Auf der Maur durante gli anni Novanta. All’epoca bassista di Hole e The Smashing Pumpkins, l’artista ha documentato la vita in tour, i concerti, il backstage e la scena musicale alternativa, costruendo nel tempo un archivio personale di oltre 10.000 immagini. Il percorso restituisce così uno sguardo dall’interno sulla cultura musicale degli anni Novanta, prima della diffusione degli smartphone e della fotografia digitale. Tra i protagonisti delle immagini figura anche Courtney Love, osservata nella vita privata e durante le performance. La mostra si conclude con «BASS WOMB ROOM», un’installazione immersiva a 360 gradi che combina immagini e una nuova composizione sonora di Auf der Maur.

«Brian Groombridge. New Models for Measurement»
12 settembre 2026 – marzo 2027
La mostra presenta la prima personale di Brian Groombridge all’Art Gallery of Ontario e riunisce una selezione di nuove acquisizioni della collezione del museo. Scultore e incisore con base a Toronto, Groombridge sviluppa una ricerca incentrata su tempo, spazio, misurazione, percezione e dispositivi grafici. Tra le opere esposte figura «Two Views of a Past» (1992), che accosta un’immagine dell’«Adamo ed Eva» di Albrecht Dürer alla geometria degli edifici progettati da Ludwig Mies van der Rohe a Lake Shore Drive, Chicago. Il progetto mette in evidenza il modo in cui l’artista utilizza sistemi di misurazione e riferimenti visivi per interrogare la costruzione dello spazio e la percezione delle immagini. La mostra è curata da Renée van der Avoird.

«Sunday Best. The Power & The Glory of Black Style»
13 ottobre 2026 – febbraio 2027
La mostra esplora la storia dello stile e dell’autorappresentazione nelle comunità della diaspora nera, seguendo il rapporto tra abbigliamento, identità, migrazione, attivismo e autodeterminazione dagli anni Ottanta dell’Ottocento fino al presente. Il percorso riunisce moda, arti visive, fotografie, materiali effimeri e opere audiovisive per raccontare il significato sociale e culturale del vestirsi «a festa» e della costruzione della propria immagine. Il progetto, concepito e curato da Julie Crooks e Jason Cyrus, è una produzione dell’AGO in collaborazione con il Philadelphia Museum of Art e debutta a Toronto prima di proseguire negli Stati Uniti.

«In Plain Sight. Highlights from the AGO’s Collection of Historic Picture Frames»
17 ottobre 2026 – inizio 2027
La mostra porta al centro dell’attenzione oltre 30 cornici lignee appartenenti alla collezione dell’Art Gallery of Ontario, datate tra il XVI e il XIX secolo e provenienti da diverse aree d’Europa. Intagli, dorature, motivi ornamentali e soluzioni decorative permettono di osservare la cornice come una forma autonoma di espressione artistica e artigianale, oltre la sua tradizionale funzione di accompagnamento dell’opera. Il progetto offre così una panoramica di un ambito spesso marginale nella storia dell’arte e nasce dalla collaborazione tra i dipartimenti di curatela e conservazione dell’AGO. La mostra è curata da Adam Harris Levine, Eric Birkle e Julia Campbell-Such. 

CILE
Centro Cultural La Moneda - Santiago
«Damián Ortega. Matter and Energy»
12 novembre 2026 – 28 marzo 2027
La retrospettiva riunisce oltre trent’anni di ricerca di Damián Ortega attraverso scultura, fotografia, video e installazione. L’artista messicano lavora spesso con oggetti quotidiani che vengono smontati, sospesi e ricomposti per esplorare concetti come forza, gravità, equilibrio, resistenza, tempo ed energia. Automobili, strumenti, materiali industriali e altri elementi della vita ordinaria vengono trasformati in dispositivi attraverso cui Ortega riflette sui processi fisici e sulle strutture economiche e sociali che regolano la vita contemporanea. Il progetto mette inoltre in relazione materia e movimento, mostrando come un oggetto possa assumere nuovi significati attraverso la sua trasformazione e il rapporto con lo spazio. La mostra, presentata al Centro Cultural La Moneda di Santiago, arriva in Cile dopo la sua esposizione al MASP di São Paulo.

GIAPPONE
Mori Art Museum
«Mariko Mori. All That Shines»
31 ottobre 2026 – 28 marzo 2027
La mostra è una retrospettiva dedicata a Mariko Mori e ripercorre circa tre decenni della sua ricerca. Il progetto riunisce circa 40 opere che attraversano fotografia, video, scultura, installazione, performance e disegno. Il percorso segue l'evoluzione dell'artista dagli esordi degli anni Novanta, quando affrontava temi legati all'identità post-umana e alla tecnologia, fino alle successive ricerche sulla cosmologia buddhista e sull'interconnessione tra gli esseri. Una sezione importante è dedicata alle grandi installazioni immersive sviluppate attraverso la collaborazione con scienziati e ingegneri. Tra queste figura «Wave UFO», che in occasione della mostra potrà essere sperimentata da un numero limitato di visitatori. Il percorso comprende inoltre un'area dedicata all'archivio e allo studio dell'artista, con fotografie, video, pubblicazioni, schizzi e materiali di ricerca.

«Katayama Mari. Mori Art Award 2026 Grand Prize Exhibition»
31 ottobre 2026 – 28 marzo 2027
La mostra presenta il lavoro di Katayama Mari, vincitrice del primo Grand Prize del Mori Art Award. L'artista, nata nel 1987 e attiva nella prefettura di Gunma, lavora attraverso fotografia analogica, cucito, ricamo, oggetti realizzati a mano, video e installazione. Il corpo è uno degli elementi centrali della sua ricerca, utilizzato per interrogare le convenzioni sociali e i confini tra natura, artificio e identità. Il progetto presenta anche la serie «tree of life», iniziata nel 2024 e già entrata nella collezione del Victoria and Albert Museum di Londra. Katayama ha inoltre sviluppato dal 2011 l'High Heel Project, dedicato alla libertà di scelta attraverso l'uso di tacchi progettati per protesi alle gambe. La mostra è organizzata dal Mori Contemporary Art Foundation e dal Mori Art Museum e sarà curata da Tokuyama Hirokazu. 

M+ - Hong Kong
«Herzog & de Meuron. In Focus»
Dal 12 settembre 2026
La mostra nasce da una significativa donazione di Herzog & de Meuron alla collezione di M+, proprio in occasione del quinto anniversario del museo. Il progetto presenta modelli, disegni e campioni di materiali che permettono di entrare nel processo progettuale dello studio svizzero. Particolare attenzione è dedicata ai progetti realizzati e non realizzati in Cina, tra cui lo stesso edificio di M+, Tai Kwun a Hong Kong e il National Stadium di Pechino. Il percorso comprende anche progetti di pianificazione urbana nei quali territorio e paesaggio diventano elementi fondamentali della progettazione. L'allestimento riprende il modello del Kabinett, l'archivio permanente dello studio a Basilea. I materiali sono presentati in vetrine che riproducono quelle utilizzate nell'archivio originale. 

«Myths and Monsters. The Art of Fantasy in Asia»
17 ottobre 2026 – 4 aprile 2027
La mostra indaga il ruolo della fantasia nella cultura visiva asiatica dal XIX al XXI secolo. Il progetto considera l'immaginazione come uno strumento attraverso cui gli artisti hanno affrontato trasformazioni politiche e sociali, costruendo storie, personaggi e mondi alternativi. Il percorso è articolato in quattro capitoli: si parte dalle tradizioni premoderne, tra cui le stampe ukiyo-e giapponesi, il teatro delle ombre cinese e i dipinti buddhisti tibetani; la seconda e la terza sezione seguono la diffusione del Surrealismo in Asia e la nascita del manga e dell'anime giapponesi nel dopoguerra; l'ultima parte arriva alla diffusione globale delle estetiche anime nella contemporaneità, attraverso arte, design, architettura, cinema, moda, videogiochi e cultura digitale. 

SINGAPORE 
National Gallery Singapore
«Let's Imagine the World Together. Art in Southeast Asia»
5 novembre 2026 – 20 settembre 2027
La mostra esplora il Sud-est asiatico attraverso opere che mettono in relazione persone, storie e luoghi. Il percorso presenta differenti modi di raccontare la regione attraverso l'arte, attraversando epoche e contesti geografici diversi. Sono presenti artisti provenienti da numerosi Paesi del Sud-est asiatico, tra cui Basoeki Abdullah, Juan Luna e Raden Saleh. Il progetto permette quindi di superare una lettura concentrata sui soli grandi centri artistici dell'Asia orientale. Singapore diventa un punto di osservazione privilegiato per leggere la pluralità culturale della regione. 

Amedeo Modigliani, «Jean Cocteau», 1916. Credits Bruce White.

STATI UNITI
Brooklyn Museum
«Cézanne to Modigliani: Gifts of Modern Art from the Pearlman Collection»
2 ottobre 2026 – 18 aprile 2027
La mostra presenta oltre 50 capolavori dell’arte moderna europea provenienti dalla celebre collezione di Henry e Rose Pearlman, una delle più importanti raccolte private americane di arte moderna. Il percorso riunisce dipinti, sculture e opere su carta di Paul Cézanne, Amedeo Modigliani, Edgar Degas, Paul Gauguin, Henri de Toulouse-Lautrec e Chaïm Soutine, tra gli altri. Accanto alle opere, la mostra ricostruisce la storia dei collezionisti e il loro rapporto con gli artisti, affrontando temi come immigrazione, assimilazione, luogo e percezione. L'esposizione celebra inoltre la trasformazione della collezione Pearlman in una donazione ripartita tra Brooklyn Museum, LACMA e MoMA secondo un accordo di condivisione

LACMA 
«Textile Alchemy. The Art of Reiko Sudō and NUNO»
20 settembre 2026 – 7 marzo 2027
La mostra offre un'ampia ricognizione di oltre quarant'anni di ricerca di Reiko Sudō, designer tessile giapponese che ha sviluppato una pratica fondata sull'incontro tra tradizione, sperimentazione, artigianato e tecnologia. Realizzata con il collettivo tessile NUNO, spesso in collaborazione con artigiani e laboratori indipendenti di diverse regioni del Giappone, la ricerca di Sudō esplora le possibilità del tessuto attraverso materiali e procedimenti innovativi. Il percorso presenta oltre cento tessuti in edizione limitata, insieme a disegni, schizzi, materie prime, strumenti, modelli e prototipi. La mostra segue l'evoluzione della sua pratica e mette in luce il modo in cui NUNO trasforma i materiali, contribuendo al tempo stesso alla conservazione di tradizioni artigianali e centri di produzione regionali e affrontando questioni legate alla sostenibilità. L'esposizione, la più ampia retrospettiva dedicata finora ai tessuti di Sudō, è organizzata dal Los Angeles County Museum of Art ed è allestita nel Resnick Pavilion.

«The Kitchen and Its Discontents»
27 settembre 2026 – 14 marzo 2027
La mostra prende la cucina come luogo di lavoro, progettazione e conflitto sociale. Il percorso mette in dialogo due cucine conservate nella collezione del LACMA: quella progettata da Margarete Schütte-Lihotzky per il programma di edilizia sociale della Nuova Francoforte e quella realizzata da Charlotte Perriand e Le Corbusier per l'Unité d'Habitation di Marsiglia. Entrambe nascono dall'idea modernista di rendere più efficiente lo spazio domestico. La mostra mostra però come l'organizzazione razionale della casa non abbia eliminato le disuguaglianze legate al lavoro domestico. Fotografie, stampe e pubblicità ampliano il discorso alla rappresentazione della cucina nella cultura del Novecento. Il progetto è presentato contemporaneamente a «Home of the Future». 

«Home of the Future, 1925–1985. Designing Domestic Utopias»
27 settembre 2026 – 14 marzo 2027
La mostra ricostruisce il modo in cui, tra il 1925 e il 1985, l'America immaginò la casa del futuro. Il percorso presenta modelli architettonici, disegni, fotografie, film e oggetti domestici. Cucine automatiche, case in plastica, elettrodomestici programmabili e computer domestici diventano simboli di differenti idee di progresso. La mostra analizza però anche il lato problematico di queste utopie. Le promesse di comodità e abbondanza erano infatti rivolte a determinati gruppi sociali e potevano escluderne altri. Il progetto considera quindi la casa come uno spazio nel quale tecnologia, design, genere e classe si incontrano. L'esposizione è organizzata direttamente dal LACMA e sarà allestita nel Resnick Pavilion.

MoMA
«Nilima Sheikh. Fractured Skies»
27 settembre 2026 – 13 giugno 2027
La mostra presenta una selezione di opere realizzate dall’artista indiana negli ultimi due decenni ed è organizzata in collaborazione con il Kiran Nadar Museum of Art di New Delhi. Il percorso offre una visione della pratica pittorica di Sheikh attraverso opere che intrecciano immagine, memoria, storia e narrazione. Comprende inoltre un nuovo gruppo di dipinti realizzati in rapporto agli spazi del MoMA, presentato per la prima volta in occasione della mostra. Il progetto costituisce la prima presentazione personale dell’artista a New York.

«Full Disclosure. The Edge of Information Design»
27 settembre 2026 – 13 giugno 2027
È la prima mostra del MoMA dedicata interamente all'information design. Il progetto riunisce 30 opere, tra lavori analogici e digitali, comprese sei opere recentemente entrate nella collezione del museo. La mostra parte dalla necessità di trasformare una quantità crescente di dati in informazioni comprensibili. Mappe, visualizzazioni, diagrammi e sistemi digitali diventano quindi strumenti attraverso cui gli esseri umani interpretano il mondo. Il progetto guarda anche al ruolo sempre più importante di algoritmi, machine learning e intelligenza artificiale. La mostra analizza come il design possa facilitare la comprensione ma anche orientare il modo in cui interpretiamo le informazioni. È organizzata da Paola Antonelli, Jules Bernstein e Forrest Pelsue. 

«The Surrealist Book. Tomorrow Lives in Mirrors»
4 ottobre 2026 – 23 gennaio 2027
La mostra analizza il ruolo del libro nella cultura surrealista, considerandolo non soltanto come strumento di diffusione delle idee ma come vera e propria opera d'arte. Gli artisti e gli scrittori surrealisti trasformarono infatti il libro in uno spazio di sperimentazione visiva e letteraria. Il percorso presenta volumi rari realizzati da alcune delle figure più importanti del movimento, tra cui André Breton, Claude Cahun, Salvador Dalí, Paul Éluard, Max Ernst e Toyen. Disegno, fotografia, collage, poesia e testo vengono combinati all'interno di oggetti editoriali spesso sperimentali. Il libro diventa così un luogo privilegiato per esplorare l'inconscio, l'irrazionale e il «meraviglioso» surrealista. La mostra è organizzata dal dipartimento Drawings and Prints del MoMA.

«Brancusi. The Artist and His Studio»
25 ottobre 2026 – 27 febbraio 2027
La mostra ricostruisce la pratica scultorea di Constantin Brancusi attraverso il rapporto con il suo studio parigino di impasse Ronsin. Per oltre quarant’anni, dal 1916 alla morte nel 1957, quello spazio fu contemporaneamente abitazione, laboratorio, luogo di incontro ed esposizione. Brancusi considerava le proprie opere in relazione reciproca con il luogo in cui erano collocate. La mostra del MoMA occupa l’intero sesto piano e riunisce sculture raramente prestate, mobili e basi intagliati a mano, fotografie, filmati, strumenti e materiali d’archivio provenienti anche dall’Atelier Brancusi del Centre Pompidou. Il percorso permette così di osservare la scultura di Brancusi attraverso il rapporto tra opera, piedistallo, spazio circostante e ambiente dello studio, restituendo quest’ultimo come un vero e proprio ambiente artistico unitario. 

MoMA PS1
«Teresa Margolles. En el lugar de los hechos (At the Scene)»
24 settembre 2026 – febbraio 2027
È la prima grande mostra museale negli Stati Uniti dedicata a Teresa Margolles. Il progetto riunisce installazioni ambientali, sculture, fotografie e video realizzati nell'arco di circa trent'anni. La ricerca dell'artista messicana affronta le conseguenze della violenza transnazionale, con particolare attenzione al confine tra Stati Uniti e Messico. Margolles lavora spesso attraverso materiali, tracce e luoghi legati a eventi violenti, trasformandoli in strumenti di memoria e testimonianza. La mostra comprende anche una nuova commissione. Parallelamente, un'installazione dell'artista sarà presentata al MoMA all'interno di una galleria dedicata alla collezione. 

«Hard Art»
5 novembre 2026 – marzo 2027
La mostra esamina la storia e l'eredità dell'astrazione realizzata da artisti neri negli Stati Uniti dal 1969 a oggi. Riunisce oltre quaranta artisti appartenenti a generazioni differenti. Il percorso mette in relazione figure emerse negli anni Settanta con artisti contemporanei che utilizzano pittura, scultura, video e suono. Tra gli artisti storici figurano Frank Bowling, Mark Bradford, Peter Bradley, Barbara Chase-Riboud, Ed Clark, Melvin Edwards, Jennie C. Jones, Joe Overstreet e Raymond Saunders. A questi vengono affiancate pratiche più recenti. La mostra vuole quindi mostrare la continuità dell'astrazione nera americana e il suo rapporto con questioni politiche e sociali contemporanee. 

Whitney Museum
«Roy Lichtenstein. Like New»
11 ottobre 2026 – 8 febbraio 2027
Roy Lichtenstein: Like New riunisce per la prima volta tutte le opere presentate nella prima mostra dedicata alla Pop Art di Lichtenstein, organizzata alla Leo Castelli Gallery nel 1962. Il progetto approfondisce così il rapporto dell’artista con copia, influenza, appropriazione e persistenza delle immagini, mettendo in dialogo le sue opere con quelle di artisti come Louise Lawler, Richard Pettibone e Sturtevant. La mostra permette di osservare l'impatto di Lichtenstein sulle generazioni successive e la portata di una ricerca che ha oltrepassato i confini della Pop Art.

SFMOMA
«RM x SFMOMA. Between You and Me»
3 ottobre 2026 – 7 febbraio 2027
È la prima mostra museale a presentare opere provenienti dalla collezione personale di RM dei BTS, curata dallo stesso artista insieme ai curatori del SFMOMA. Il progetto riunisce circa 200 opere appartenenti alle collezioni di RM e del museo. Una parte importante del percorso è dedicata all'arte moderna e contemporanea coreana, messa in dialogo con opere provenienti da altri contesti internazionali. Tra gli artisti coreani rappresentati figurano Yun Hyong-keun, Park Rehyun, Kwon Okyon, Kim Yun Shin, To Sangbong e Chang Ucchin. Molte delle opere non sono mai state esposte precedentemente negli Stati Uniti. La mostra sarà allestita al settimo piano del SFMOMA. 

«New Work. Raven Chacon»
24 ottobre 2026 – 7 novembre 2027
Il progetto appartiene alla lunga serie «New Work», dedicata a nuove produzioni di artisti contemporanei. Raven Chacon, compositore e artista Diné, sviluppa una pratica nella quale suono, immagine e memoria indigena si incontrano. Per SFMOMA presenta un nuovo film a cinque canali accompagnato da disegni e da una colonna sonora ambientale. Il progetto mette in relazione i punti di vista Diné con tradizioni della musica classica occidentale, dell'avanguardia e della noise music. Il film utilizza anche materiali provenienti dagli archivi Prelinger e riferimenti a «The Martian Chronicles» di Ray Bradbury. La mostra affronta così questioni legate all'identità indigena, alla sovranità e alla storia territoriale degli Stati Uniti.

Solomon R. Guggenheim Museum
«Taryn Simon. Father Country I Do Love You»
18 settembre 2026 – 14 marzo 2027
Il Guggenheim presenta un nuovo grande progetto di Taryn Simon, concepito come un'installazione immersiva per la Rotonda del museo. La mostra riunisce fotografie, testi, video e sculture mai presentati prima. Il progetto è costruito come una grande costellazione di immagini e narrazioni che si sviluppa lungo lo spazio circolare dell'edificio. Il visitatore può scegliere autonomamente il proprio percorso all'interno dell'installazione. Simon lavora da tempo sulla relazione tra immagini, sistemi di classificazione, informazione e strutture invisibili che organizzano la società. In questa occasione il progetto assume una dimensione particolarmente ampia, occupando l'intera Rotonda. La mostra è organizzata da Nat Trotman, curator del Guggenheim per Performance and Media. 

QATAR
National Museum of Qatar
«Boats Floating Afar: The Maritime Trade of Ancient Chinese Ceramics»
26 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027
La mostra ricostruisce il ruolo delle ceramiche cinesi negli antichi circuiti commerciali marittimi che collegavano la Cina al Sud-est asiatico, all’Oceano Indiano e al Medio Oriente. Attraverso ceramiche, reperti archeologici e materiali legati alla navigazione e agli scambi, il progetto segue la circolazione delle merci e delle culture lungo le rotte marittime asiatiche. Il percorso mette in evidenza il ruolo che questi oggetti ebbero negli scambi a lunga distanza e il modo in cui la loro diffusione testimonia l’intensità dei rapporti economici e culturali tra regioni geograficamente molto lontane. La mostra è presentata dal National Museum of Qatar.

SUDAFRICA
Zeitz MOCAA
«IMPRINT»
1 ottobre 2026 – 28 marzo 2028
«IMPRINT» è un progetto artist-led che porta all'interno del Koyo Kouoh Atelier del Zeitz MOCAA diversi collettivi editoriali di Città del Capo. Il progetto è curato da Nathalie Viruly e Greer Valley, con il supporto di Bulelwa Kunene, Angela Muritu ed Emme Pretorius. L'idea è trasformare il museo in uno spazio di produzione e confronto attorno alle pratiche editoriali indipendenti della città. La residenza mette quindi in relazione arte contemporanea, editoria, ricerca e produzione collettiva.

Mariko Mori, «Wave UFO», 1999-2002. Installation view «Mariko Mori. Wave UFO», Kunsthaus Bregenz, Austria, 2003. Credits Richard Learoyd.

Redazione, 18 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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Dall’eccezionale ritorno dell’Arazzo di Bayeux in Inghilterra alla prima riunione dei ritratti di Jan van Eyck, dalla grande monografica di Pontormo alle riletture di Cattelan, Kounellis, Marisa Merz e Willem de Kooning. Tra Londra, Parigi, Madrid, Barcellona, Berlino, Amsterdam, New York e le principali città italiane, abbiamo scelto quindici mostre capaci di attraversare epoche e linguaggi e di restituire alcune delle questioni decisive della stagione.

Un architrave in arenaria con i titoli di Ramses II e un riferimento a Horus, Signore di Masn, rafforza l’ipotesi che Tell Abu Seify, nell’area di Qantara Est, coincida con l’antica città citata dalle fonti del Nuovo Regno. Gli scavi stanno inoltre chiarendo l’organizzazione del complesso templare e la lunga trasformazione del sito, da centro religioso e strategico della frontiera orientale egizia a insediamento tolemaico, castrum romano e infine cava per la produzione di calce.

Fino al 30 settembre all’Art Space Pythagorion di Samos, «Fragments and Futures» mette in dialogo archeologia e arte contemporanea per interrogare il modo in cui il passato viene conservato, ricostruito e reinterpretato. Un percorso tra frammenti, miti, tecnologia, memoria e identità

Il riconoscimento punta a favorire la mobilità internazionale, valorizzare il patrimonio culturale e le industrie creative e creare nuove opportunità di formazione e crescita professionale. Le domande potranno essere presentate, esclusivamente online, attraverso il portale del Ministero della Cultura, dalle ore 12 del 31 agosto alle ore 12 del 31 ottobre

Da New York a Tokyo, da Sydney a San Paolo. 50 mostre da non perdere questo autunno nel mondo | Redazione

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