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Il retro firmato di un dipinto di Piero Dorazio

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Il retro firmato di un dipinto di Piero Dorazio

ARCHIVIO FUTURO | Il caso Dorazio

Seguendo le volontà dell’artista scomparso nel 2005, lo scopo al momento della sua istituzione era di avere un archivio che raccogliesse tutto il materiale documentale

Michela Moro

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Esempio virtuoso che ha contribuito alla crescita di un artista è quello dell’Archivio Piero Dorazio, diretto da Valentina Sonzogni. Lo scopo era, seguendo le volontà dell’artista scomparso nel 2005, di avere un archivio che raccogliesse tutto il materiale documentale. Nel 2014 è stato costituito l’archivio, un’associazione riconosciuta.

«Avendo dei ricavi dal lavoro di archiviazione, dichiara Sonzogni, avevamo bisogno di una forma che permettesse questa attività in completa chiarezza. Questo per noi è Salva modificheun passo verso la fondazione. Archiviamo le opere a pagamento; il lavoro relativo al catalogo ragionato è svolto in parallelo, ma avendo molta documentazione dell’artista non chiediamo un contributo per entrare nel catalogo ragionato. Il comitato si riunisce quattro volte l’anno. Le autentiche sono a pagamento: 800 euro + Iva per le opere su tela; 500 euro + Iva per le opere su carta; 250 euro + Iva per tutta l’opera grafica e i multipli».

Così avete valorizzato Dorazio, che oggi ha un peso diverso rispetto a qualche anno fa.
È una sinergia di professionisti. Il presidente, il commercialista Mirko Orsi, ha un occhio di riguardo per la sostenibilità della struttura. Gli avvocati Filippo Corbetta e Pietro Nocita si sono occupati della parte legale. Io sono una storica dell’arte ma ho una formazione archivistica: quando è arrivato tutto il materiale negli scatoloni, sapevo quale lavoro andasse fatto. Poi ci siamo affidati al professor Crispolti e alla sua scomparsa a Francesco Tedeschi: entrambi si sono occupati del controllo qualità del comitato tecnico, delle procedure, delle analisi dei documenti, di sovrintendere i progetti di mostre.

Dorazio ora è riconosciuto sul mercato. Merito vostro?
Grazie all’affidabilità della struttura. Dorazio non aveva un lavoro di promozione alle spalle. Noi facciamo progetti con gallerie e curatori senza essere legati necessariamente a una galleria in particolare; faremo una mostra con la Galleria dello Scudo, e abbiamo fatto un progetto alla Galleria Cortese. Cerchiamo di realizzare piccoli progetti di qualità e probabilmente questo paga, crea una discussione intorno all’artista che a sua volta immette fiducia nel mercato. Non è qualcosa di cristallizzato in cui tutto è in mano agli eredi.

Oltre al lavoro dell’archivio, avete anche obiettivi commerciali?
Non abbiamo opere dell’artista. Esiste una proprietà che comprende le opere dell’artista gestita dagli eredi Dorazio. Veniamo molto incontro ai collezionisti e alle case d’aste, non solo certificando le opere vendute ma anche quelle esposte in mostre che non sono fatte in collaborazione con noi. Cerchiamo di fare archiviare tutte le opere; l’idea di Crispolti era di pulire il più possibile il mercato da ciò che era falso o non archiviato. Il motivo della rinascita di Dorazio sta anche in un collezionismo ampio: lui ha dipinto più di 5mila opere e il suo lavoro non è mai stato dimenticato. In quasi in tutte le aste c’è una sua opera, grande o piccola, con vari valori. C’è un nuovo interesse, si sta riscoprendo tutta la pittura che non sono i «reticoli«, le «bande» degli anni Sessanta. Per «Quirinale Contemporaneo» gli eredi hanno prestato due grandi opere degli anni Novanta, quelle che noi chiamiamo «labirinti», e ultimamente ne riceviamo tante da archiviare. Evidentemente questa iniziativa così prestigiosa ha fatto da traino. Sulle grandi opere degli anni Sessanta i valori sono un po’ cresciuti ma quelle sono sempre state un investimento, una garanzia per i collezionisti, ora piano piano viene riscoperto anche il resto.

ARCHIVIO FUTURO

Valentina Sonzogni

Il retro firmato di un dipinto di Piero Dorazio

Michela Moro, 14 settembre 2022 | © Riproduzione riservata

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