Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliUn antico sarcofago romano, uno scheletro rimasto nascosto per secoli e un’identità che potrebbe finalmente trovare una risposta. A Westminster Abbey, a Londra, un enigma archeologico di lunga data sembra avviarsi verso una soluzione: secondo Warwick Rodwell, consulente archeologo dell’abbazia, i resti umani custoditi nel monumento potrebbero appartenere a Ælfwig, abate di Westminster morto intorno al 1020.
La vicenda comincia nel 1820, quando il sarcofago in pietra calcarea viene scoperto nell’area dell’abbazia. Il ritrovamento viene documentato ufficialmente nel 1869, durante gli scavi in una zona oggi erbosa lungo il lato settentrionale della navata, un tempo occupata dal cortile di una sagrestia fatta costruire da Enrico III.
Il sarcofago risale alla tarda età romana e presenta un’iscrizione latina dedicata a un certo Valerius Amandinus, oltre a decorazioni tipiche dell’epoca. Tuttavia, le successive indagini non hanno restituito altri reperti romani nell’area, suggerendo che il monumento fosse stato trasferito dalla sua collocazione originaria. Secondo Rodwell, potrebbe essere appartenuto a un mausoleo destinato a un personaggio facoltoso.
Un dettaglio si è rivelato particolarmente importante: il coperchio, in origine romano, era stato modificato con una grande croce incisa, riconducibile a una tipologia cristiana anglosassone della tarda età sassone. Un indizio che suggerisce il riutilizzo del sarcofago per una sepoltura avvenuta diversi secoli dopo la sua realizzazione.
La svolta è arrivata nel 2018, quando, in vista dell’esposizione del monumento nelle Queen’s Diamond Jubilee Galleries dell’abbazia, il sarcofago è stato trasferito in laboratorio e il coperchio sollevato. All’interno, con sorpresa degli studiosi, si trovava lo scheletro di un uomo, nonostante le fonti ottocentesche lasciassero supporre che i resti fossero andati perduti.
Le analisi hanno stimato un’altezza di circa 1,75 metri e un’età compresa tra 35 e 49 anni. Sul fondo è stata inoltre individuata un’impronta rettangolare in una sostanza bianca, compatibile con l’ipotesi che il corpo fosse stato ricoperto di calce in polvere e deposto in una bara di legno, collocata poi all’interno del sarcofago.
Un indizio determinante arriva dalla datazione al radiocarbonio: le ossa risalgono alla fine del X o all’inizio dell’XI secolo. Un periodo compatibile con la morte di Ælfwig, ma anche con quella di un altro abate, Wulfnoth, scomparso intorno al 1049. Rodwell considera Ælfwig il «candidato» più probabile: era già monaco a Westminster quando morì il precedente abate e avrebbe ricoperto l’incarico per circa 27 anni. Anche il prestigio del sarcofago e la croce sul coperchio indicano una sepoltura riservata a una figura ecclesiastica di alto rango.
L’ipotesi è che il monumento fosse stato collocato inizialmente nella parte orientale della chiesa abbaziale, con il coperchio utilizzato come lastra pavimentale, e successivamente spostato durante i lavori promossi da Enrico III. L’identificazione non è ancora certa, ma gli indizi convergono su un personaggio di primo piano della Chiesa medievale.
Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Oltre 1,4 milioni di euro per il restauro degli affreschi della grandiosa dimora, ispirata ai palazzi imperiali di Roma. Entro Natale è prevista una prima apertura parziale con visite accompagnate.
Parigi, accesso sbarrato questa mattina al museo più visitato al mondo. Una cinquantina di studenti dell’École du Louvre protesta contro la repressione poliziesca e in sostegno alle mobilitazioni studentesche
A Hierapolis si è tenuto il 13 e 14 ottobre il XVII Convegno dedicato alle missioni archeologiche italiane in Anatolia. Al centro dell’incontro nuove collaborazioni, dalla cooperazione tra Pompei ed Efeso alla valorizzazione del sito di Elaiussa Sebaste
L’incisione, che raffigura una delle Sette meraviglie del mondo antico, potrebbe offrire nuovi indizi sulle funzioni amministrative del quartiere reale di Alessandria in epoca romana



