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Arianna Testino
Leggi i suoi articoliDare forma a un Museo diffuso nel centro di Treviso: è questo l’intento della Fondazione Cassamarca, erede della Cassa di Risparmio della Marca Trivigiana e attiva, fin dal 1992, come ente senza fine di lucro per la promozione dello sviluppo sociale, culturale ed economico del territorio. La riapertura degli ambienti espositivi di Casa dei Carraresi e Ca’ dei Brittoni stabilisce l’avvio di un’operazione che coinvolgerà anche le altre storiche sedi della Fondazione, Ca’ Spineda e il Monte di Pietà, puntando alla valorizzazione di un patrimonio radicato nel secolo scorso e aperto alla contemporaneità.
Grazie all’apporto curatoriale di Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, docenti presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, le opere accolte in maniera permanente nei duemila metri quadrati di Casa dei Carraresi e Ca’ dei Brittoni mettono in risalto i cardini della raccolta della Fondazione Cassamarca, dove spiccano le presenze novecentesche di matrice italiana e qualche azzeccata incursione nella scena internazionale, Leonor Fini e Franz Von Stuck in particolare, frutto di un’impresa collezionistica decennale e di lasciti preziosi, come quello di monsignor Gino Bortolan.
L’attenzione al panorama veneto non esclude la possibilità di evidenziare gli esiti delle ricerche pittoriche compiute lungo il crinale che separa astrazione e figurazione sul piano nazionale. Emilio Vedova, Tancredi Parmeggiani, Anton Zoran Music, Armando Pizzinato, Marina Apollonio, Fabrizio Plessi, ma anche Lucio Fontana, Edmondo Bacci, Giuseppe Capogrossi, Virgilio Guidi e Mirko Basaldella danno voce a un racconto che procede per associazioni e rimandi, lontano dagli ancoraggi cronologici, nonostante il tempo sia il fulcro di una riflessione curatoriale dalla quale emergono «temporalità cronologicamente non allineate» e l’opportunità di seguire un «libero percorso», definito tale dagli stessi curatori.
Tre macro-sezioni, «Spazi», «Forme», «Figure», tratteggiano un perimetro di ampiezza variabile, regalando all’occhio una serie di spunti non vincolanti per cogliere la lettura del paesaggio urbano e rurale, della modernità e della figura umana compiuta dai protagonisti della collezione. Sottili richiami cromatici e plastici, dialoghi inattesi fra materia e supporto, nuclei di vicinanze maturate sul terreno dell’arte (l’accostamento tra le opere di Tancredi Parmeggiani, Bruno Saetti e Gina Roma nelle sale laterali segue le traiettorie della loro conoscenza e della vita sullo sfondo di Venezia, fa notare Giuseppe Barbieri) sono strumenti che, nelle mani degli spettatori, diventano bussole per delineare un itinerario di visita del tutto soggettivo.
Le sale laterali, destinate a focus tematici a «rotazione lenta», come dichiarato da Barbieri, ora fanno da cornice, oltre ai disegni di Parmeggiani, anche agli approfondimenti incentrati sul volto femminile, sulla Commedia dantesca e sullo zodiaco di Corrado Cagli, mentre la ricerca di Grisha Bruskin sposta lo sguardo verso l’ambito internazionale e si innesta nell’ala di Cà dei Brittoni, ingaggiando una conversazione visiva con gli affreschi quattrocenteschi di Giovanni Cavazza. Anche in questo caso il tempo diventa oggetto e agente, attraversando la poetica di Bruskin e concretizzandosi nel titolo, «Sull’orlo del tempo» ideato dall’artista per riunire i quattro cicli plastici (due dei quali esposti per la prima volta in Italia) donati alla Fondazione Cassamarca. Realizzate tra la fine degli anni Novanta e la metà degli anni Duemila, «In bilico», «L’ora X», «La vita è ovunque» e «L’universo sul tavolo» mettono in campo la fugacità dell’esistenza, il mito del nemico, le conseguenze del potere e disegnano i poli concettuali dell’indagine di Bruskin, il cui archivio avrà la propria sede permanente negli spazi adiacenti a Ca’ dei Brittoni e sarà consultabile da utenti e studiosi.
Arianna Testino
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