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Wang Shu e Lu Wenyu

Foto Andrea Avezzù

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Wang Shu e Lu Wenyu

Foto Andrea Avezzù

Do Architecture: presentata la 20ma Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia

Coesistenza, inclusione, diversità: sono alcuni dei concetti chiave della prossima Biennale di Architettura curata da Wang Shu e Lu Wenyu

Arianna Testino

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A pochi giorni dalla turbolenta inaugurazione di «In Minor Keys», la 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia progettata da Koyo Kouoh, martedì 19 maggio l’istituzione lagunare ha presentato la 20ma Mostra Internazionale di Architettura, invitando i curatori Wang Shu e Lu Wenyu a descrivere le linee guida dell’edizione intitolata «Do Architecture-La possibilità di coesistenza nella realtà reale», in programma a Venezia dall’8 maggio al 21 novembre 2027.

Architetti e docenti, Wang Shu e Lu Wenyu sono i fondatori di Amateur Architecture Studio, con sede a Hangzhou, in Cina, che dal 1997 risponde alla crisi dell’architettura, determinata da una dilagante specializzazione e da una progressiva perdita di contatto con la realtà, sostenendo «un’architettura che si avvicina il più possibile a un ordine spontaneo», «concentrandosi su eventi che possono verificarsi all’improvviso piuttosto che su grandi narrazioni preconfezionate o interpretazioni a posteriori», come affermato nel manifesto redatto dallo studio nel 2000.

I principi alla base della visione architettonica di Wang Shu e Lu Wenyu si riflettono nella sostanza della prossima Biennale: in un mondo attraversato dall’incertezza e da cambiamenti repentini, il ritorno alla semplicità e alla concretezza rappresenta, secondo i due curatori, uno strumento essenziale per far fronte alle dinamiche contemporanee. L’architettura è chiamata dunque ad attribuire importanza alle differenze, favorendone la coesistenza. «Crediamo che lo sforzo di preservare l’architettura come parte del patrimonio culturale locale possa coesistere con l’architettura intesa come forza trainante della trasformazione sociale. Solo così l’architettura può mantenere il proprio significato nell’era della saturazione tecnologica, e l’umanità può conservare, attraverso di essa, un valore concreto. Solo attraverso una lotta continua è possibile mantenere viva la speranza», scrivono nella loro dichiarazione.

La prospettiva di Shu e Wenyu erode i confini tra memoria e innovazione, velocità e lentezza della pratica artigiana, Intelligenza Artificiale e tattilità, allontanandosi dal ruolo decorativo dell’architettura e calando quest’ultima nella «realtà reale» evocata dal titolo. «Di fronte a una sorta di amnesia collettiva, estesa dalle città alle aree rurali, riciclare materiali significa anche recuperare la memoria culturale e le tecniche artigianali di un luogo. Crediamo che l’architettura possa rispondere alla realtà solo quando questi materiali e questi saperi coesistono con l’architettura moderna, non come frammenti decorativi, ma come presenza concreta e su larga scala. Si tratta di ricercare un modo di costruire più sostenibile e di ridefinire criticamente il ruolo dell’architetto come figura intellettuale pubblica. Solo una sperimentazione di questo tipo può dirsi davvero compiuta», aggiungono i curatori.

Non soltanto oggetto di discussione, ma organismo vivo, l’idea di architettura promossa dai due curatori affonda le radici nella sostenibilità e nel coinvolgimento attivo di chi compone il tessuto sociale di un luogo. Venezia, dunque, epicentro della Biennale ed ecosistema fragile, minacciato da criticità ambientali che superano i limiti della geografia e agiscono su scala planetaria, nell’ottica di Shu e Wenyu deve essere terreno sul quale la disciplina architettonica agisca in maniera efficace e responsabile. «La filosofia dell’architettura è, prima di tutto, una “filosofia del fare”, hanno spiegato. Un’esplorazione di questo tipo non può prescindere dalla città che ospita la mostra, Venezia, né permettere che Venezia si trasformi in una delle Città invisibili di Italo Calvino. Per questo, un intervento costruttivo nella città costituirà un ulteriore importante campo d’azione della Mostra, e chiameremo a raccolta forze provenienti da tutto il mondo».

Affinché l’architettura possa svilupparsi come forma e dispositivo di coesistenza, la pace acquisisce un’importanza primaria, al pari di quanto accade in un giardino cinese, identificato da Shu e Wenyu quale simbolo di bellezza architettonica. Custode di biodiversità, il giardino cinese necessita di un contesto pacifico per crescere e mantenersi in vita. Lo stesso vale per l’umanità, custode di preziose differenze che, al fine di sopravvivere, non devono essere annientate da guerre e conflitti.

L’augurio di una pace duratura accompagna ottimisticamente i primi passi della Biennale 2027, salutata da Pietrangelo Buttafuoco come «un invito a costruire possibilità di coesistenza tra natura e artificio, tra innovazione e memoria, tra progetto contemporaneo e culture locali», ma anche come un momento di apertura al nuovo. In occasione della 20ma Mostra Internazionale di Architettura, infatti, la comunicazione sarà trilingue, aggiungendo il cinese all’ormai abituale bilinguismo italiano-inglese.

Arianna Testino, 19 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Do Architecture: presentata la 20ma Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia | Arianna Testino

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