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Redazione
Leggi i suoi articoliA Torino, al posto del Museo Ettore Fico, da 12 anni presidio culturale in via Cigna, nella zona di Barriera di Milano, si è ora installato uno showroom privato di abbigliamento e accessori. Dopo aver rimosso le insegne in primavera e aver sostenuto ripetuti incontri con il Comune per salvarlo in extremis, il proprietario dell’ex fabbrica Andrea Busto ha deciso di affittare gli spazi alla società «N.G. Rappresentanze»: capi di abbigliamento in vendita esclusivamente ai negozianti.
Busto, proprietario ancora oggi degli spazi, lo aveva detto in primavera: «Per me è chiuso per sempre». Lui, d’altronde, sta già aprendo una nuova sede della Fondazione Ettore Fico in via Pessinetto 10, al centro Piero della Francesca.
Per salvare il museo il sindaco di Torino Stefano Lo Russo aveva preso l’impegno lo scorso aprile: «Da parte nostra c’è l’impegno a farci carico della sua gestione se il privato lo donasse alla Città». Per i termini del Patto per Torino, firmato dai tempi di Mario Draghi premier, il Comune non può comprare immobili; ma avrebbe potuto gestire il museo al posto di Busto. La Municipalità aveva anche organizzato incontri tra il proprietario e realtà disposte a gestirlo al posto suo e del Comune.
Busto al sindaco aveva risposto «parliamone». A quel punto è stato convocato un incontro a Palazzo Civico. L’8 aprile intorno a un tavolo si sono dati appuntamento Lo Russo, Busto, la vicesindaca con delega al Patrimonio Michela Favaro e l’assessora alla Cultura Rosanna Purchia. L’incontro si era chiuso con una promessa: Andrea Busto avrebbe mandato una proposta di donazione con i dettagli sui costi di gestione.
Da quel momento, il silenzio, fino a quando in via Cigna è comparsa la targa della «N.G. Rappresentanze». Da Palazzo Civico trapela un senso di delusione: «Il proprietario ha chiesto un dialogo, aperto all’ipotesi di una donazione e poi si è tirato indietro, preferendo affittare gli spazi: ci ha preso in giro», ha detto il consigliere del Pd sul territorio Antonio Ledda. Che racconta anche una delle ipotesi che sarebbero state sul tavolo per la rinascita dell’istituzione: «Si sarebbero potute portare temporaneamente al Museo Ettore Fico le opere che traslocheranno dalla Gam durante i lavori di riqualificazione».
Ora però al posto della cultura ci sono i vestiti. Il proprietario Andrea Busto ribatte citando il motivo per cui, alla fine, ha interrotto il dialogo col Comune: «Non ha presentato un progetto che garantisse la continuità del museo», dice. E sul contratto di affitto con la «N.G. Rappresentanze» si limita a dire che si tratta di un contratto lungo «anni». Il museo in via Cigna, secondo lui, resta «un museo congelato: se arriva un progetto, può riaprire».
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