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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliUn’équipe di archeologi impegnati negli scavi dell’antica città di Pompeiopoli di Paflagonia, nella provincia di Kastamonu, in Turchia, sta portando alla luce alcuni mosaici provenienti da una villa romana risalente a 1.800 anni fa, che pare sia una delle tre ville romane più grandi dell'Anatolia.
Gli scavi si stanno svolgendo nel distretto di Taşköprü sotto la direzione del professor Mevlüt Eliüşük del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Karabük, per conto del Ministero della Cultura e del Turismo turco.
L’attenzione, in questo ciclo di scavi, è focalizzata sul recupero e sulla conservazione degli elaborati mosaici pavimentali. Con una superficie di circa 3mila metri quadrati, questa vasta residenza è considerata una delle ville romane più importanti rinvenute in Anatolia. Le squadre di tecnici stanno sollevando, pulendo e restaurando con cura i mosaici pezzo per pezzo, nel tentativo di preservarli prima che subiscano ulteriori deterioramenti.
Senza un intervento di conservazione costante, dicono le autorità turche, alcune parti dei mosaici potrebbero andare perdute nel giro di pochi anni. Gli esperti sostengono inoltre che la maestria artigianale di questi manufatti non abbia nulla da invidiare a quella dei famosi mosaici romani di Zeugma, uno dei siti archeologici più celebri della Turchia.
I lavori di restauro e salvataggio sono iniziati lo scorso anno, con l’obiettivo di riportare alla luce una parte consistente dei pavimenti decorativi della villa e, infine, di renderli accessibili ai visitatori. Gli scavi a Pompeiopolis sono in corso da 25 anni e sono ripresi per la stagione in corso con un team di 45 specialisti, tra cui 15 archeologi italiani dell’Università Roma Tre che lavorano a fianco dei loro colleghi turchi. A sentire Eliüşük, il programma di scavi del 2026 si concentra sia sugli scavi archeologici, sia sul restauro.
Gli interventi di restauro sono attualmente concentrati sul triclinio della villa, ovvero la sala da pranzo formale di 112 metri quadrati, dove un tempo venivano intrattenuti gli ospiti. Nel 2025 è stato completato il restauro di circa 10 metri quadrati di mosaico, mentre i lavori proseguiranno nel corso di una campagna prevista di quattro mesi nel 2026. Al di là del suo significato archeologico, i ricercatori ritengono che la villa romana possa diventare un’importante attrazione turistica culturale per la Turchia settentrionale.
«Stiamo anche creando le infrastrutture per il turismo», ha dichiarato Mevlüt Eliüşük alla stampa specializzata. «Uno dei nostri obiettivi è quello di aggiungere una nuova destinazione alla rete turistica di Kastamonu, dell’Anatolia e della regione del Mar Nero». Gli scavi presso la villa sono iniziati nel 2006, ma i ricercatori ritengono che sia stata portata alla luce solo una parte del complesso.
«Sebbene attualmente stimiamo che la villa si estenda su circa 3mila metri quadrati, vi sono prove che suggeriscono che potrebbe essere ancora più grande», ha spiegato il dottor Eliüşük. «Nessuna villa di queste dimensioni è mai stata identificata in precedenza nell’Anatolia settentrionale o nella regione occidentale del Mar Nero. Riteniamo che molto probabilmente appartenesse a un membro dell’élite governativa romana».
I ricercatori stimano che la villa sia stata costruita nel II secolo d.C. e sia rimasta in uso fino al VI secolo, fornendo una testimonianza archeologica ininterrotta che abbraccia circa 400 anni.
«L’edificio offre prove inestimabili per comprendere sia la storia di Pompeiopolis, sia il più ampio sviluppo storico della regione», ha affermato Eliüşük. Il progetto di scavo è finanziato dalla Direzione Generale dei Beni Culturali e dei Musei, con il sostegno aggiuntivo dello sponsor principale Acacia Mining, della Prefettura di Kastamonu, della Prefettura del distretto di Taşköprü e del Comune di Taşköprü.
Grazie a questo sostegno, gli scavi dovrebbero proseguire fino alla fine di ottobre.
Vittorio Bertello
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