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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoli«Phrontisterion» in greco significa «luogo dove si pensa o si riflette» (in italiano si può tradurre con «pensatoio») e molto probabilmente è un termine coniato dal commediografo Aristofane ne Le nuvole (423 a.C.) per deridere la scuola di Socrate.
Oltre duemila anni dopo e dall’altra parte del globo, David Walsh, noto uomo d’affari canadese, ha scelto di adottare la parola greca per definire la nuova ala del museo privato più grande d’Australia, il suo Mona-Museum of Old and New Art di Hobart. Fondato nel 2001 come Morella Museum of Antiquities, rimase chiuso tra il 2006 e il 2011 per lavori di ristrutturazione: con 75 milioni di dollari australiani (oltre 45 milioni di euro) gli 8.440 metri quadrati del museo si suddivisero in 4 piani, di cui solo uno a livello della strada.
Altri 100 milioni di dollari australiani (oltre 60 milioni di euro) sono stati utilizzati ora per ampliare la superficie, che adesso è di circa 12.640 metri quadrati, e inaugurare la «biblioteca dei sogni» di Walsh. Dentro Phrontisterion sarà possibile consultare oltre 50mila libri, mappe, documenti stipati in mobili realizzati su misura e vanterà un sistema di catalogazione che si discosta dal canonico Sistema Decimale Dewey, per permettere ai bibliotecari di identificare i libri «immediatamente e con precisione» e «svolgere la catalogazione in modo molto più economico, esteticamente gradevole e rendere le associazioni tra i libri molto più evidenti», come ha spiegato a «The Art Newspaper».
Nella nuova ala, che inaugurerà al pubblico il prossimo weekend, saranno allestite anche opere d’arte di Matthew Barney, Julian Charrière, Lucas Grogan, Ben Jakober, Anselm Kiefer, Rachel Marks e Joshua Yeldham. Kiefer, ad esempio, porta a Hobart una versione di «Elektra» (2025), una piramide di cemento rovesciata che richiama il suo studio a Barjac, nel sud della Francia. Come riportato da «The Art Newspaper», sarà allestita anche «Breathe», un lavoro di Charrière composto da molecole di ossigeno lasciate in frammenti di ferro risalenti a 2,4 miliardi di anni fa durante la Grande Ossidazione per poi essere inalate dallo spettatore. Sulle rive del fiume Derwent, invece, troverà sede un padiglione in legno di 9 metri firmato dall’artista Kokatha/Nukunu Yhonnie Scarce in collaborazione con lo studio di architettura Edition Office, decorato con più di 1.400 margherite in vetro.
Cecilia Paccagnella
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