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Cantieri ad Amatrice (Ri) il 31 agosto 2026

Foto Stefano Miliani

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Cantieri ad Amatrice (Ri) il 31 agosto 2026

Foto Stefano Miliani

10 anni dopo si vive nei prefabbricati e l’arte aspetta e spera: inchiesta sullo stato della ricostruzione nel Cratere del sisma

Ancora nelle Sae (Soluzioni abitative in emergenza) 18.083 persone, 2267 nuclei familiari. Le Diocesi non possono contare su storici dell’arte per scegliere che cosa salvare, la Soprintendenza è a corto di personale, la burocrazia uccide

Si avverte un senso di spaesamento viaggiando in Centro Italia nel cuore del Cratere del sisma 2016-17: a dieci anni di distanza la ricostruzione completa è lontana e, tra chi vive tra Amatrice (Rieti) e intorno ad Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), si incrociano sentimenti che oscillano tra disillusione, rabbia, speranza, fiducia. Le scosse più forti furono il 24 agosto (epicentro l’area di Amatrice), il 26 ottobre (zona Visso), il 30 ottobre 2016 (area di Norcia) e il 18 gennaio 2017; coinvolsero 138 Comuni di cui oltre 40 nel perimetro più disastrato. Ciononostante lo scenario non è immobile, molti sono i cantieri avviati.

Cantieri nel centro storico di Camerino (Mc) il 15 ottobre 2025. Foto Stefano Miliani

Nelle casette in emergenza «Sae» abitano 18mila «beneficiari»

Tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo si arrivò a quasi 41mila sfollati e 299 morti. Alla domanda de «Il Giornale dell’Arte» su quante persone nel Cratere alloggino ancora nelle Sae (Soluzioni abitative in emergenza), ovvero le casette prefabbricate accorpate in nuovi villaggi, l’ufficio del Commissario straordinario sisma 2016 (dal gennaio 2023 è il senatore Guido Castelli) risponde via mail il 9 ottobre. «I beneficiari erano 27.636 nel 2023, 23.441 nel 2024, 20.876 nel 2025 e 18.083 nel 2026. Se nel 2025 erano rientrate 2.565 persone, nel 2026 ne erano rientrate ulteriori 2.793. L’andamento costante dei rientri dei beneficiari assistiti conferma il progressivo avanzamento della ricostruzione privata e l’efficacia delle misure adottate». Aggiunge la struttura governativa: «Le Sae si concentrano nei Comuni maggiormente colpiti dal sisma, dove la ricostruzione presenta tempi più lunghi per la gravità dei danni, la complessità degli aggregati edilizi e la presenza di centri storici o frazioni interessati da interventi articolati». Al 30 aprile, riferisce il Commissario, i nuclei familiari risultano 2.267, 423 in meno rispetto al 2025 e 1.141 in meno del 2022. Invece «i nuclei ancora assistiti dalle misure di sostegno abitativo post-sisma sono complessivamente 8.759», con 1.308 nuclei (il 13%) in meno rispetto al 2025 e 5.452 (38,4%) in meno dal 2022. «La misura più diffusa resta il “Contributo disagio abitativo”, che interessa attualmente 5.796 nuclei»: 627 in meno del 2025, 4.491 del 2022, segnala l’organismo riguardo al sostegno per chi ha la casa distrutta o con danni gravi.

Manca una visione per il ritorno della vita sociale

Può fornire uno sguardo autorevole Alessandro Delpriori: già sindaco di Matelica nel maceratese dal 2014 al 2019 e conoscitore di questi territori, è docente di Storia dell’Arte medievale e moderna all’Università di Camerino (Macerata):«La ricostruzione privata va veloce e le ordinanze degli ultimi due commissari, il precedente Giovanni Legnini e l’attuale senatore Castelli, hanno dato una spinta molto importante alla ricostruzione. Ma manca una strategia della rigenerazione del territorio». Che cosa intende? «Stiamo ricostruendo più o meno meglio di prima, ma senza una visione generale di come devono essere i centri storici tra quindici anni. La ricostruzione privata durerà almeno cinque-sei anni, per la parte pubblica forse ce ne metteremo altri dieci e dobbiamo domandarci come questi centri storici possano vivere dopo vent’anni in cui non ci ha abitato nessuno». Che cosa occorre dal suo punto di vista? «Servirebbe una regia che capisca che i luoghi vanno rigenerati». E come regolarsi con le chiese, diffuse anche in luoghi isolati? «Si è demandata la ricostruzione alle Diocesi che sono soggetti attuatori, quindi sottostanno a regole diverse rispetto a quelle dello Stato.Sono più veloci e va bene, ma non hanno storici dell’arte o dell’architettura, o ne hanno solo uno o una, per decidere qual è l’opera d’arte più importante da salvare e quale lo è meno. Il problema è la carenza di competenze specifiche.Dovrebbero scegliere le Soprintendenze, ma manca il personale, non possono arrivare dappertutto. Perché non è stata fatta una commissione di storici dell’arte e dell’architettura pronti a dare una mano? Dalle Università avrebbero aiutato anche gratis».

Le ex Casermette di Torre del Parco a Camerino verrano trasformate in Revovery Art. Foto Luca Maria Cristini

A Camerino finalmente partiti i lavori per trasformare le ex Casermette in Recovery Art

Mentre è in corso lo scavo per costruire la piastra nel colle che dovrà proteggere a Castelluccio di Norcia (Perugia) dai terremoti, tra Camerino e Castelraimondo vengono ristrutturate le ex Casermette di Torre del Parco. Si tratta di 27 edifici abbandonati in 56mila metri quadrati, costruiti nella Seconda guerra mondiale come campo di concentramento, poi deposito militare dell’esercito dismesso alla fine degli anni ’80 e passato all’Agenzia del Demanio. Dopo reiterati annunci senza esito, il 7 agosto Monia Orazi su «Cronache Maceratesi » riferisce che il cantiere è partito e ricorda che «nel 2021 il progetto di recupero viene inserito nel recovery plan del Pnrr, sul piatto ci sono 30 milioni di euro». L’area dovrà diventare un Recovery Art, un centro di ricovero e restauro di beni artistici per tutte le Marche in caso di calamità con aree didattiche, espositive e residenze universitarie. Hanno firmato l’accordo il Commissario straordinario, il Demanio, la Direzione regionale musei Marche, sia l’Università di Camerino che il Comune di Camerino, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.

L’antico nucleo camerte dalla paralisi ai cantieri

Come procede la ricostruzione privata in un luogo-simbolo come l’antico nucleo camerte? «L’Ordinanza speciale n. 55 del 27 luglio 2023 del Commissario straordinario ha introdotto una regia unitaria che ha consentito di affrontare organicamente i principali fattori che avevano determinato una sostanziale paralisi: la sovrapposizione dei cantieri, le difficoltà di accesso, la gestione delle demolizioni, la sicurezza, la viabilità e la complessità logistica di un centro storico particolarmente esteso e fragile».

Dal giugno 2023 ad agosto 2026 «i progetti presentati sono passati da 48 a 110. Le pratiche decretate sono cresciute da 32 a 86. I lavori iniziati sono passati da 13 a 48, quelli conclusi sono aumentati da 13 a 30. Il numero dei progetti non ancora presentati si è ridotto da 120 a 46. Degli 86 interventi già decretati, 78 risultano oggi avviati o conclusi: oltre il 90%. È il dato che meglio rappresenta il passaggio dalla fase amministrativa alla concreta esecuzione degli interventi».

Ci vuole una rete per i piccoli musei

Già soprintendente dell’Umbria dal luglio 2016 al maggio 2020 quando ha seguito il post-sisma umbro, già direttore della Direzione generale sicurezza del patrimonio culturale del MiC dal giugno 2020 a febbraio 2023, la storica dell’arte Marica Mercalli avanza una proposta: «Nel Cratere sono stati creati piccoli musei nei quali sono state raccolte opere significative con lo scopo di lasciarle nei territori di appartenenza e di richiamare pubblico. Poiché il loro problema è la gestione bisognerebbe creare reti di musei locali gestite da piccole cooperative di giovani in modo da dare quanto meno una prospettiva di lavoro. Questa rete andrebbe fatta anche con Regioni, Comuni e Diocesi».

La Chiesa di Sant’Emidio ad Amatrice, ancora zona rossa, in un’immagine del 31 agosto 2026. Foto Stefano Miliani

Amatrice zona rossa

Ad Amatrice il disastrato centro storico è tuttora zona rossa. Fervono i cantieri. La chiesa romanico-gotica di San Francesco, fondata intorno al 1290 e di proprietà del Comune, è in restauro e, stando al Commissario, i lavori saranno finiti entro il 2028. Sant’Agostino è della Diocesi di Rieti. Dal cui ufficio dei beni culturali don Franco Angelucci ci dice via mail: «La progettazione è in corso. Per quanto possibile le pietre originarie si sono salvate e sono in un deposito. Sono stati stimati sei milioni di euro, comprendendo nella cifra la chiesa e la vicina Porta Carbonara. Non è possibile per il momento fare una previsione attendibile sull’inizio dei cantieri». Incluse le 69 frazioni, il Comune nella cartella stampa di fine agosto informa che a maggio l’avanzamento dei lavori tra edilizia pubblica e privata era pari al 40% e che entro il 2026 sarà completato il nuovo ospedale Grifoni, all’ingresso del centro abitato. Prosegue il cantiere privato dell’enorme complesso Don Minozzi, dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia. L’Ufficio speciale per la ricostruzione Lazio, tramite la struttura del Commissario, riferisce di 213 interventi programmati nel capoluogo e frazioni per un valore di 361 milioni di euro con 26 cantieri in corso per edifici pubblici, chiese, infrastrutture e servizi, strutture culturali, la nuova caserma dei carabinieri, il polo alberghiero, la viabilità.

La burocrazia uccide

A settembre ha riaperto una prima chiesa di Amatrice, Santa Maria della Torre con affreschi cinquecenteschi, nella frazione di Villa San Cipriano, a un chilometro dal centro: il sisma non l’aveva annientata. «Prima che i lavori possano partire c’è una burocrazia che ci uccide», attacca Emma Moriconi, archeologa libera professionista, giornalista, direttrice della rivista Matrù. Dalla valle del Velino al Tronto: «Anche se le certezze per la sicurezza e la legalità sono necessarie, come diceva l’ex sindaco Sergio Pirozzi in tempo di guerra, le procedure devono essere di guerra e non si può adottare il codice di pace in un momento come questo».

Il museo nel prefabbricato finanziato da Enrico Brignano

Il Museo Civico di Amatrice è in un prefabbricato pagato dall’attore Enrico Brignano ed è dedicato a Floriana Svizzeretto, la direttrice morta tra le macerie del 2016. La sua sede originaria, l’ex Chiesa di Sant’Emidio in larga misura è distrutta. Nella sala principale il grande plastico della città è attorniato da dipinti come una «Sacra famiglia» di Cola dell’Amatrice, sculture e suppellettili restaurate. «Qui la popolazione riesce a identificarsi, a recuperare la propria memoria, chi viene da fuori può capire la storia del luogo», riflette Brunella Fratoddi, architetto comunale ora in pensione che collabora a titolo volontario. Non c’è spazio per esporre i manufatti restaurati nel laboratorio di restauro, collocato in un prefabbricato non lontano. «L’intenzione del Comune è riportare il museo in Sant’Emidio», auspica Fratoddi. «La fase operativa è iniziata nell’agosto 2025», riferisce l’Usr Lazio. Le circa 80 opere della Diocesi di Rieti, che il Civico esponeva in comodato d’uso gratuito, sono nel deposito diocesano rietino.

Da metà 2027 i primi cantieri ad Accumoli

Dopo il 24 agosto 2016 Accumoli (Rieti) era ridotto a un cumulo di macerie. Tuttora il paese è zona rossa, inclusa la strada per accedervi. Nel centro storico l’Usr Lazio prefigura «l’avvio di alcuni cantieri già dalla seconda metà del 2027»:l’obiettivo è riconfigurare la forma urbis integrando le opere pubbliche e private «attraverso un’azione unitaria» e ricostruendo, ad esempio, il Palazzo del podestà e la Torre civica. 

Tutti questi numeri non possono però restituire un fattore umano: chi abita in villaggi Sae, come quelli lungo la via Salaria presso Arquata e Pescara del Tronto, soffre la mancanza di servizi ed è costretto a spostarsi per andare in banca o all’ufficio postale, soffre per lo sgretolamento delle amicizie: nelle aree interne lo spopolamento incideva già prima del 2016, ora si potrebbe parlare di desertificazione.

Stefano Miliani, 26 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Stefano Miliani

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