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Fratelli Alinari, Veduta di Verona dal Colle San Pietro, ante 1891, Archivi Alinari, Firenze, da «La tecnica degli Alinari (1852-1920)»

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Fratelli Alinari, Veduta di Verona dal Colle San Pietro, ante 1891, Archivi Alinari, Firenze, da «La tecnica degli Alinari (1852-1920)»

La fotografia prima dello scatto. I segreti tecnici degli Alinari

Il libro racconta «uno stabilimento fotografico complesso, variegato, con numerose specializzazioni»: dagli spettrografi a tre prismi agli eliostati, gli strumenti con cui i fratelli Alinari hanno contribuito a costruire uno dei più importanti patrimoni fotografici al mondo

Stefano Miliani

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Sapete che cos’è uno spettrografo a tre prismi? Oppure un’eliostata? Che cosa li accomuna? Risalgono al secondo Ottocento e appartengono al patrimonio della Fondazione Alinari per la fotografia. Il primo viene «impiegato per analisi spettrografiche in varie branchie della scienza, soprattutto in astronomia». Il secondo è uno strumento diffuso in più settori scientifici e dotato «di un grande specchio» in grado di riflettere i raggi del sole verso un punto desiderato: «Lo strumento, una volta regolato secondo il tempo e il luogo, è costruito per muovere lo specchio in modo sincrono rispetto al moto apparente del sole per mantenere così l’illuminazione costante». Abbiamo estrapolato la duplice spiegazione da un volume in italiano e inglese, suddiviso in saggi e schede, quanto mai curioso, ricco di meraviglie tecniche: La tecnica degli Alinari. The Technology of Alinari (1852-1920). Dagli obiettivi alle fotografie. Lenses and Photographs, a cura di Corrado D’Agostini e Anna Giatti.

Tra il nitore di un’immagine del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio o la lastra al collodio di una fantasmatica Basilica di San Pietro a Roma azzurra su fondo nero, il libro raccoglie un repertorio ricchissimo di attrezzature per la fotografia dell’istituto della Regione Toscana presieduto da Giorgio Van Straten: documenta ogni pezzo con l’immagine e il nome del costruttore iscritto in corsivo, la scheda (produttore, nome dell’apparecchio, tipi di lente, apertura, lunghezza focale, anno di costruzione e così via), impaginando quando possibile una foto scaturita da quell’obiettivo. Cui si accompagnano negativi, foto e lastre di grande formato. Tale repertorio, oltre ad arricchire la conoscenza del patrimonio Alinari, composto da circa 5 milioni di pezzi, attesta come la tecnologia influenzi l’ingegno creativo. È «la materialità degli oggetti», dice la co-curatrice Giatti a «Il Giornale dell’Arte». 

Tipo di Eliostata, ideato nel 1863 da Leon Foucault in collaborazione con il costruttore di strumenti scientifici J. Duboscq. Foto Cristian Ceccanti, da «La tecnica degli Alinari (1852-1920)»

Spettrografo a tre prismi firmato da Steinheil. Foto Cristian Ceccanti, da «La tecnica degli Alinari (1852-1920)»

Il libro racconta «uno stabilimento fotografico complesso, variegato, con numerose specializzazioni», aggiunge Giatti. Perché gli Alinari tenevano tanto ad acquistare strumenti d’avanguardia e di alta qualità prima dalla Francia poi dalla Germania? «Perché avevano ben presente un aspetto forse per noi non sempre così evidente: la tecnica e la tecnologia spesso plasmano anche l’attività creativa e possono offrire opportunità in merito alla ripresa di alcuni oggetti, come la restituzione di alcune architetture, per esempio». I Fratelli Alinari volevano infatti riprodurre chiese, monumenti e città senza distorsioni, curando ombre e luci, come si può constatare guardando i dettagli di una fase della costruzione della facciata del Duomo di Firenze nel 1883.

L’azienda doveva anche superare limiti tecnici, segnala la studiosa. «Per esempio alcuni obiettivi dei primi tempi rendevano un’immagine molto nitida al centro, ma non perfettamente leggibile, sfocata, ai bordi. Il problema era particolarmente sentito nei ritratti. Ma già negli anni Sessanta dell’Ottocento arrivarono obiettivi con prestazioni migliori e notevoli. Le migliorie si accavallarono fino alla fine dell’Ottocento quando con la Zeiss (azienda tedesca fondata nel 1846 specializzata in prodotti ottici, Ndr) si ha veramente un cambio di passo per quanto riguarda i vetri ottici». Strumenti più aggiornati equivalevano automaticamente ad avere immagini più riuscite? «Stava anche all’abilità del fotografo il combinare le novità del settore con le proprie esigenze, utilizzarle nel momento e nel modo giusto, sia che fossero opere d’arte, monumenti oppure ritratti», risponde Giatti.

Il 1920 fa da spartiacque perché in seguito la società non è più espressione esclusiva dei fratelli e dei discendenti Alinari. Il volume scaturisce dal complesso lavoro di indagine e catalogazione in corso del progetto «Gli Alinari (1852-1920)»: curato dalla Fondazione e dalla Regione Toscana, è finanziato all’interno del progetto «Strategia fotografia 2025» promosso dalla Direzione generale creatività contemporanea del Ministero della Cultura.

La tecnica degli Alinari. The Technology of Alinari (1852-1920). Dagli obiettivi alle fotografie. Lenses and Photographs
a cura di Corrado D’Agostini e Anna Giatti, pp. 256, ill. b/n., col., Dario Cimorelli editore, Milano 2026, € 35

La copertina del volume

Stefano Miliani, 16 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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