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Archeologia romana, rocche turrite, paesaggi incantati e arte contemporanea. Dalle Grotte di Catullo con LaChapelle alla Villa Romana di Desenzano al Novecento ospitato nel Vittoriale di D’Annunzio, le sponde del Lago di Garda e il suo entroterra accolgono gli appassionati d’arte e natura

Una veduta del Castello Scaligero sul Lago di Garda
Ada Masoero |  | Lago di Garda (Bs)

Ci sono imponenti vestigia archeologiche romane e rocche turrite ricche di tesori d’arte sul Lago di Garda, ma c’è anche una spiaggia il cui nome, Giamaica (prossimo a tramontare, almeno ufficialmente, sostituito dal più corretto Lido delle Grotte: e parliamo delle Grotte di Catullo, ovviamente), la dice lunga sulla sua abbagliante bellezza, riconosciuta anche dal «Guardian», che l’ha inserita fra le dieci spiagge più belle del mondo. E c’è persino, per i gourmet, un olio speciale, spremuto dalle olive prodotte dalle quasi 1.500 piante d’ulivo che crescono da tempo immemorabile tra le rovine delle Grotte di Catullo stesse: un tesoro botanico di piante antichissime, 900 delle quali sono state «restaurate» e rinvigorite con tecniche dell’agricoltura biologica, tanto da poter fruttificare e produrre un olio Evo di qualità superiore.

E poi c’è l’arte contemporanea, che s’intreccia con le architetture antiche in un dialogo di grande fascino. Come nelle Grotte di Catullo stesse (i resti di una grandiosa villa romana di epoca augustea, sulla punta della penisola di Sirmione, che la tradizione vuole essere appartenuta al grande poeta veronese morto nel 54 a.C., sebbene sia stata eretta dopo la sua scomparsa), dove prosegue fino al 30 luglio la mostra «Stravaganze imperiali», curata da Vera Agosti, in cui si sommano grandi installazioni luminose e, come oggi usa, esperienze sensoriali.

Promossa da Mai Museum (museo all’aperto che combina arte contemporanea e multimedialità) e 24 Ore Cultura, la mostra è un’esperienza immersiva dominata dalla bellezza del luogo, in cui lavori della curatrice-artista accompagnano il trittico multimediale di David LaChapelle, esposto nella grande navata centrale, in uno spettacolare percorso notturno fatto di esperienze visive, uditive, olfattive e anche gustative.

Restando a Sirmione, il Castello Scaligero (appartenente anch’esso, come le Grotte di Catullo e Museo Archeologico di Sirmione, e la Villa Romana di Desenzano, alla Direzione regionale Musei della Lombardia del MiC), edificato dalla metà del XIV secolo dai Della Scala (i signori di Verona e del suo territorio dal 1259 al 1387), è una delle fortificazioni lacustri più spettacolari e oggi meglio conservate d’Italia; dotata, poi, di una darsena del XIV secolo da poco riaperta, raro esempio di fortificazione portuale. Fragilissimo, per avere le fondazioni immerse nell’acqua ed essere battuto da venti e piogge violente, il Castello è oggetto di continui restauri sin dal 1919, ma più che mai lo è dal 2017, quando sono iniziati i lavori di recupero, ormai molto avanzati, prima della darsena, poi dei prospetti esterni.
Il trittico di David LaChapelle nelle Grotte di Catullo
Spostandosi a Desenzano, ci s’imbatte nel tesoro archeologico della Villa Romana, meno nota e meno spettacolare ma non meno preziosa delle Grotte di Catullo. Una «reggia sul lago», la definisce Emanuela Daffra (alla guida dellaDirezione regionale Musei della Lombardia), ancora in parte da scavare, di cui restano frammenti di muratura con brani di pitture, oggetti preziosi e quotidiani (esposti nell’Antiquarium) ma soprattutto mosaici pavimentali di raffinata fattura e in ottimo stato di conservazione, per i quali il Polo museale ha già commissionato una nuova copertura allo studio Gtrf-Tortelli Frassoni Architetti Associati, che la realizzerà sotto la guida della direttrice del sito, Flora Berizzi.

Immersa in 11mila metri quadrati di giardini, che giungevano allora fino alle onde del lago, questa villa sontuosa con esedre, fontane e terme private, che «visse» per mezzo millennio, dal I secolo a.C. al IV d.C., era un luogo di delizie ma anche una prospera azienda agricola, di cui restano tracce evidenti. Sempre a Desenzano, ma nel Castello, continua poi fino al 17 luglio la mostra «Banksy è chi Banksy fa! An unconventional Street Art Exhibition», curata da Michele Ciolino e Matteo Vanzan, che riunisce intorno ai lavori del misterioso e multimilionario «artista di strada» quelli di altri celebrati protagonisti della Street Art, come (tra gli altri) Keith Haring, Jean-Michel Basquiat e Obey.

Arte contemporanea anche nell’itinerario «Meccaniche della Meraviglia» (XIV edizione, regia di Albano Morandi) che, conclusi gli eventi allestiti a Brescia, continua invece fino al 2 ottobre a Moniga del Garda, dove Rita Siragusa (Brescia, 1973) ha riunito nel Parco del Castello sue sculture (tre, monumentali) nella mostra «Black and White Meet Red II» curata da Elena Scuri; a Puegnago sul Garda, dove la Fondazione Vittorio Leonesio presenta la mostra «Transiti» di Sonia Costantini (Mantova, 1953), curata da M.C. Maccarinelli, con opere che indagano la percezione del colore, e a San Felice del Benaco, nella Chiesetta dell’Ex Cimitero, dove Valentina Vannicola (Roma, 1982), dopo una residenza, è intervenuta con il progetto di staged photography «Filò», curato da Aida Biceri, che ha coinvolto la comunità.
«Filo» (2022) di Valentina Vannicola
Più a nord, a Gardone Riviera, ecco il Vittoriale degli Italiani, la spettacolare e fascinosa residenza di Gabriele d’Annunzio (oggi presieduta da Giordano Bruno Guerri), che la definiva «il mio libro di pietre vive», immersa nell’altrettanto spettacolare parco affacciato sul lago, la cui visita è arricchita, fino all’11 settembre, dalla mostra «Il bronzo e la parola. Mastroianni, d’Annunzio e Quasimodo», curata da Marco Di Capuae Paola Molinengo Costa. In omaggio alla passione di d’Annunzio per questo medium, la rassegna presenta 11 sculture, dal 1939 agli anni ’80, di Umberto Mastroianni (1910-98), artista nel cui lavoro s’intrecciano la lezione classica e un’astrazione tempestosa, nutrita dalla passione per Boccioni, di cui è qui esposta una fusione in bronzo tratta da un calco della celebre scultura «Forme uniche della continuità nello spazio».

Tutte le opere sono poste in dialogo con versi di d’Annunzio stesso e di Salvatore Quasimodo, che con Mastroianni condivideva temi ed emozioni. Infine, ecco il bozzetto originale di «Prima Quadriga», 1941, di Francesco Messina, ideato per il Palazzo dei Congressi all’Eur, ma mai realizzato a causa della guerra.

Non sulle sponde del lago, ma di poco più indietro, a Carzago Riviera, il MarteS-Museo d’Arte Sorlini, nel seicentesco Palazzo Sorlini, presenta fino al 31 luglio la mostra «Oh, Cavoli! Nature morte dal Museo Civico Ala Ponzone di Cremona», dove Mario Marubbi ha riunito 31 opere di 16 artisti italiani e stranieri dal XVI al XIX secolo, fra cui s’impone la celebre «Alzata di cristallo con pesche, mele e fiori di gelsomino» di Fede Galizia (1578-1630): una «gustosa» premessa alla visita dell’importante collezione (184 dipinti antichi di grande valore) formata in 50 anni di ricerche dall’imprenditore Luciano Sorlini (1925-2015) ed esposta nelle sale sontuose del palazzo.

Senza dimenticare, però, le rocche e i castelli affacciati sul lago: per tutti, la Rocca di Lonato del Garda, dove la Casa del Podestà, affascinante casa museo recentemente restaurata, sede della Fondazione Ugo da Como, ospita tra l’altro i tre monumentali strappi d’affresco degli «Uomini d’arme», definitivamente attribuiti al grande artista bresciano Girolamo Romanino (1484 ca-1566 ca).

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