Un po’ di Biennale anche a Milano

Dopo tre anni di stop, l'appuntamento milanese con l'arte contemporanea di Sotheby's torna in presenza: il 90% dei 52 lotti non è mai passato in asta

«Natura morta» (1948) di Giorgio Morandi (stima 800mila-1,2 milioni di euro)
Michela Moro |

Si respira un’aria distesa nelle sale di Palazzo Serbelloni mentre si allestisce la preview dell’asta di Arte Contemporanea che si terrà dal vivo il 13 aprile, dopo uno stop, delle aste in presenza, non delle vendite online, che durava dal novembre del 2019.

Raphaelle Blanga e Marta Giani, rispettivamente Head of Department, e Head of Italian Sales, Contemporary Art, Italy, controllano le opere che saranno esposte a breve mentre vengono estratte dalle casse. Compare così un’enorme scultura di Alik Cavaliere con dei magnifici cavolfiori dal titolo «Rose?» in bronzo e acciaio del 1965, valutata 50-60mila euro.

Ai muri sono già appese molte delle opere, in tutto saranno 52 lotti, di cui il 90% non è mai passato in asta. Ruba la scena Domenico Gnoli con «Mise en plis n. 1» del 1964, stimato 800mila-1,2 milioni di euro, esposta per la prima volta a Parigi pochi mesi dopo la creazione, e apparsa recentemente nella celebre retrospettiva dedicata a Gnoli dalla Fondazione Prada di Milano, all’inizio di quest’anno, l’ultima curata da Germano Celant.

Le fa da contraltare il grande blu notte di «Milano» (1962) di Mario Schifano, con una stima di 800mila-1 milioni di euro. Ritrovato dopo quarantotto anni, ha un prestigioso pedigree: era appartenuto alla collezione della gallerista Ileana Sonnabend, per poi passare a quelle di Gianni Malabarba e del barone Giorgio Franchetti.

Una accanto all’altra due nature morte di Giorgio Morandi, mai passate in asta. Il lotto 15, del 1960, è valutato 600-800mila euro, mentre il lotto 19, del 1948, non viene esposto al pubblico da circa quarantacinque anni ed è offerto a 800mila-1,2 milioni di euro.

L’asta è online dal 7 aprile e si può quindi già rilanciare sui lotti; si conclude il 13 aprile dal vivo. Del resto tutte le aste online vedono il culmine nell’ultima ora conclusiva. «Un’asta ibrida che con la sala acquista un altro sapore, dice Raphaelle Blanga. Le nostre vendite online sono andate benissimo in questi due anni, erano adatte alla situazione e hanno mantenuto i valori, ma si respira una gran voglia di tornare alla normalità».

Una parete è occupata dai pannelli della biro di Alighiero Boetti «Talvolta luna talvolta sole», che insieme compongono quattro metri di opera, un acquisto che l'attuale proprietario fece da Boetti nel 1979 ca; è stimata 400-600mila euro. Su un’altra ha trovato posto «Oggi trentesimo giorno dell'ottavo mese dell'anno 1000novecentoottantotto» con stima 380-450mila euro. Sempre di Boetti sono offerti altri quattro arazzi; con stime che spaziano da 20mila a 80mila euro.
Non potevano mancare un «Concetto spaziale, Attesa verde» di Lucio Fontana, (400-600mila), una tela di Alberto Burri, «Sacco e nero» (250-350mila), e un classico «Achrome» di Piero Manzoni (500-600mila).

«La nostra offerta di Arte Contemporanea a Milano è caratterizzata anche da importanti lavori di artisti stranieri. I collezionisti italiani si sono sempre dimostrati coraggiosi e lungimiranti, riservando particolare attenzione alle opere di qualità di artisti italiani e internazionali. Da Fontana a Francis, da Morandi a Hirst passando per Gnoli e Whitney, i lotti offerti testimoniano il grande interesse da parte dei collezionisti di tutto il mondo», afferma Marta Giani.

Ecco allora Stanley Whitney (50-70mila), John Chamberlain (120-180mila), Damien Hirst (55-70mila), George Condo (60-80mila), e un grande olio di Alfred Leslie, 94enne artista e regista americano, che ha ottenuto il successo come pittore espressionista astratto, per poi passare a una pittura realistica e figurativa. L’opera, «Diana» del 1956, è stimata 90-120mila euro.

Legati a Venezia i due lavori di Emilio Vedova: «Immagine del tempo: (miniera)», eseguito nel 1952 fu esposto alla XXVI Esposizione Biennale Internazionale d'Arte di quell’anno, mentre «Emergency» ha sul retro la scritta «Venezia» e la data «1983». Il primo è stimato 180-250mila euro, il secondo 130-180mila.
Non mancano, sempre con stime considerevoli, Dorazio («Alla lunga», 120-150 mila), Pistoletto («Uomo con zainetto», 180-250mila), Tano Festa («Dalla creazione dell'uomo», 130-180mila), Tancredi («Senza titolo», 150-200mila), Paolini («Delfo (III)», 200-300mila) e Twombly («Untitled», 120-180mila). «La vendita, conclude Raphaelle Blanga, è stata valutata 8 milioni di euro».

© Riproduzione riservata «Mis en plis n. 1» (1964) di Domenico Gnoli (stima 800mila-1,2 milioni di euro)
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