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Tra New York e la Sardegna

Alessandro Martini

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Questa seconda edizione del bel libro di Maddalena Mameli si incarica di tracciare il denso rapporto, a lungo misconosciuto, tra Le Corbusier e il più giovane amico Costantino Nivòla, i cui «sand casting» (colate in sabbia) entravano nei suoi edifici, pubblici e privati. Da una parte il maestro della modernità in architettura (e non solo), acclamato nel mondo; dall’altra un pittore e scultore proveniente dalla Sardegna più profonda (nel suggestivo paese natale, Orani in provincia di Nuoro, è attiva la Fondazione Nivòla). 

Anche attraverso preziosi documenti, il libro fa luce sullo stimolante ambiente newyorchese del secondo dopoguerra e sui rapporti artistici e culturali di cui Nivola fu protagonista. Particolarmente efficace è la scelta della copertina: un’opera dell’amico disegnatore Saul Steinberg per la rivista «New Yorker» del 12 ottobre 1963.

Due signore, molto sofisticate, chiacchierano dei luoghi considerati allora di culto per ogni vero radical chic cosmopolita: una esalta la Parigi della Rive Gauche, delle gallerie e delle avanguardie ben note a Le Corbusier; l’altra contrappone invece la Sardegna atavica e seducente, entrata nell’immaginario di quegli anni e di quel milieu internazionale proprio grazie a Nivòla e al suo rapporto di amicizia e collaborazione con Le Corbusier e con gli artisti americani dell’Informale. Tra tutti, Rauschenberg, Rothko e Pollock. 

Le Corbusier e Costantino Nivòla. New York 1946-1965
di Maddalena Mameli
180 pp., ill. b/n
FrancoAngeli, Milano 2017
€ 23,50

Alessandro Martini, 09 luglio 2017 | © Riproduzione riservata

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