Tra arte e nuove tecnologie: infatuazione e diffidenza

Gli appuntamenti dell’anno, dalla celebrazione della Computer art ad Art Dubai Digital

«Aaron Kcat» (2001) di Harold Cohen (particolare). © Harold Cohen Trust
Karin Gavassa |

1. L’atteso visore Vision Pro per la realtà mista
Una cucitura invisibile tra contenuti digitali e spazio fisico apre a un nuovo paradigma di fruizione della realtà mista, permettendo di passare dalla realtà aumentata (XR Extended Reality) alla realtà virtuale (VR Virtual Reality). Il nuovo visore Apple permette di navigare semplicemente attraverso gli occhi, le mani e la voce con quello che Apple definisce «spatial computing», ovvero un sistema libero da mouse, tastiera o schermo touch in cui le icone delle app fluttuano in uno spazio che sembra reale, ma che è effimero, in cui il nostro sguardo scatta foto, apre documenti, videochiama. In che modo gli artisti impiegheranno queste nuove risorse per rendere ancora più immersive le loro opere «phygital», in quella soglia tra fisico e digitale?

2. La newsletter di Chris Michaels su arte, creatività e tech
Qualche risposta all’interrogativo potremmo averla da Chris Michaels, consulente ed ex direttore della National Gallery X (un laboratorio di innovazione per il futuro dell’arte e della tecnologia presso la National Gallery di Londra), una delle menti più brillanti in materia di tecnologia dell’arte. La sua newsletter settimanale «Creative R&D Art | Ideas | Technology», pubblicata sulla piattaforma americana Substack, nei suoi primi tre mesi online è stata una lettura vivace e avvincente. Vale la pena seguirla.

3. L’esperienza virtuale alla National Gallery di Londra
Nell’ambito di NG200, le celebrazioni del bicentenario che inizieranno il 10 maggio, la National Gallery di Londra si dedicherà anche all’innovazione digitale. Tra le iniziative, che comprendono un riallestimento dell’intera collezione, saranno lanciate la «Virtual Gallery», un’esperienza digitale immersiva su larga scala disponibile sul sito web, e le «National Gallery Stories», ovvero il racconto, narrato attraverso esperienze digitali, delle persone che sono state coinvolte nei 200 anni dell’istituzione. Inoltre, «200 Paintings for 200 Years» renderà accessibile l’intera storia di un dipinto, condividendo la ricchezza della ricerca della National Gallery, disponibile digitalmente per tutti, ovunque e in qualsiasi momento.

4. Harold Cohen al Whitney di New York: alle radici dell’IA
La mostra del pioniere della Computer art Harold Cohen (1928-2016) al Whitney Museum of American Art di New York, che s’inaugura il 3 febbraio (fino a maggio), offre una esplorazione approfondita della creatività, dell’autorialità e della collaborazione nel contesto dell’Intelligenza Artificiale. La mostra è incentrata su Aaron, il primo software di IA per la creazione di opere d’arte e uno dei progetti di arte contemporanea più longevi. Ideato alla fine degli anni ’60 da Cohen, Aaron è stato ulteriormente sviluppato fino alla morte del suo inventore sulla base di una semplice domanda: che cos’è l’arte? Le varie manifestazioni di Aaron comprendono software che azionano macchine per il disegno e la pittura per la visualizzazione di immagini su monitor o proiettori. Primo e unico museo a raccogliere versioni del software Aaron di diversi periodi «Aaron Kcat», 2001, il Whitney presenta opere d’arte prodotte da Aaron, mettendo in evidenza, per la prima volta dagli anni Novanta, il processo di disegno dal vivo nei suoi spazi.

5. Il servizio dati dei musei
«Museum Data Service» è una nuova iniziativa per la connessione e la condivisione dei dati tra le istituzioni e con visitatori, ricercatori, studiosi. Realizzato da Art UK, Collections Trust e dall’Università di Leicester, il progetto è nato per raccogliere i dati relativi alle collezioni dei musei, informazioni tra cui l’ubicazione e gli orari di apertura, le sintesi delle collezioni con le caratteristiche più importanti e le diverse sezioni, le schede di catalogazione degli oggetti, i testi delle mostre e le parole chiave. Una meta rete di informazioni che cambierà il modo in cui i musei gestiscono le collezioni e collaborano tra loro. Tra i primi ad adottarlo, la National Gallery di Londra.

6. Art Dubai Digital 2024
Dopo il successo nel 2023 della sezione digitale di Art Dubai, curata da Clara Che Wei Peh, collaboratrice della sezione Tecnologia della nostra testata partner in lingua inglese «The Art Newspaper», tutti gli occhi saranno puntati su ciò che hanno in programma per il 2024 i nuovi curatori Auronda Scalera e Alfredo Cramerotti, condirettori dello IAM-Infinity Art Museum, museo in continua evoluzione nel Metaverso. Cramerotti è da poco anche direttore di The Media Majlis, il museo di arte, comunicazione e tecnologia della Northwestern University in Qatar. La fiera si svolgerà dall’1 al 3 marzo e guarderà alle nuove tendenze delle arti digitali, dell’IA, della realtà aumentata e virtuale, degli Nft presentando la sezione attraverso la lente delle tecnologie più avanzate e offrendo possibili approcci per il futuro dell’arte, della sua percezione e fruizione. Secondo un’impostazione «phygital»: non solo arte digitale, ma una miscela di digitale e fisico, virtuale e analogico, basata sia sullo schermo sia sullo spazio.

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