So frenchy, so Givenchy!

Christie’s ha venduto tutto il contenuto di un pied-à-terre che Hubert de Givenchy arredò per un’amica americana a Parigi. «Un perfetto connubio tra Sette e Novecento» firmato dall'aristocratico della moda

La sontuosa biblioteca ispirata a quella di Napoleone a Compiègne con le librerie in mogano decorate da intagli dorati e il soffitto dipinto a grisaille da maestranze veneziane che richiamano quelle del Museo Correr © christie’s images limited 2021
Luana De Micco |

L’eleganza à la française? Hubert de Givenchy! Ritroviamo il suo stile in un pied-à-terre che lo stilista, scomparso nel 2018 a 91 anni, aveva accettato di decorare da cima a fondo per un’amica statunitense. In realtà, uno splendido appartamento affacciato sulla piazza degli Invalides, con vista Tour Eiffel, rimasto nascosto fino a che, il 14 settembre scorso, la sua proprietaria ha messo tutti i mobili, i complementi di arredo e le opere (circa 270 lotti) all’asta da Christie’s.

Le stime iniziali si aggiravano intorno ai 4-6 milioni di euro; si è venduto tutto a 12,8 milioni. Se il nome della collezionista, che preferisce restare anonima, non è stato svelato, il gusto dello stilista francese invece è riconoscibilissimo. Non a caso veniva chiamato «l’aristocratico della moda». Il conte de Givenchy fu il precursore del prêt-à-porter di lusso e Audrey Hepburn la sua testimonial più fedele. Lo stile «so frenchy» di Givenchy incantò del resto così tanto Oltreoceano che il 70% dei suoi clienti era proprio negli Stati Uniti.

Diceva Cristobal Balenciaga, maestro di Givenchy: «Un vero stilista deve essere un architetto nel design, uno scultore nelle forme, un pittore nei colori, un musicista nell’armonia, un filosofo nella misura». Nell’appartamento parigino c’è colore, c’è design e c’è armonia. Per la misura, ognuno si faccia la sua idea. «La scelta dei mobili e degli oggetti d’arte, il perfetto connubio tra il Settecento e il Novecento portano la firma di Hubert de Givenchy», ha osservato Lionel Gosset, direttore delle collezioni della maison Christie’s, che nel 2017 aveva tra l’altro venduto anche la collezione di opere realizzate per Givenchy da Diego Giacometti.

Nei sontuosi saloni, i grandi ebanisti parigini del passato dialogavano con gli artisti e i designer moderni. Da una parte i due candelabri dorati d’epoca Luigi XVI, attribuiti a François Rémond, maestro della lavorazione del bronzo alla fine del Settecento (venduti a 162mila euro), dall’altro una pecora di François-Xavier Lalanne (788mila euro, record mondiale, ben al di là delle stime iniziali di 120mila-180mila euro): anche questo è Givenchy. Diverse opere dei Lalanne, François-Xavier e Claude, figuravano nel catalogo della vendita.

Per l’arcadica sala da pranzo, con le pareti tutte fiorite e le poltroncine in velluto verde, lo stilista aveva consigliato il poetico lampadario di Claude, in bronzo patinato ornato di farfalle. Un pezzo unico del 2003: stimato fino a 1,2 milioni di euro, è stato venduto a 3,7 milioni, nuovo record per l’artista. La scimmietta di bronzo, posata sul caminetto, di François-Xavier, del 1999, vale a sua volta 2,1 milioni.

Alla sua amica lo stilista aveva raccomandato tanto le poltroncine fiorite d’epoca Luigi XVI col marchio di Michel Gourdin, fornitore della Corona (stimate 18mila euro, ma aggiudicate a 175mila), quanto i divani tigrati di Decour del ’900 (262mila euro, mentre erano stimati 20mila). Il gusto Givenchy di ritrova poi nei dettagli, nello specchio barocco dalle finiture dorate (82mila euro) e nel pendolo firmato Robert Osmond (37mila euro), prolifico artigiano del bronzo di fine Settecento, i cui orologi sono esposti anche al Getty Museum e al Musée Condé.

© Riproduzione riservata Una camera da letto decorata con motivi a chinoiserie © christie’s images limited 2021 Il salotto con i divani tigrati di Decour e, in primo piano, la scultura «Agneau» (2004) della serie «Les nouveaux moutons»  di François-Xavier Lalanne © christie’s images limited 2021 Hubert de Givenchy nel suo atelier parigino sull’avenue George V © James de Givenchy
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