Rodin open-source

Il Musée Rodin potrebbe dover rendere pubbliche le scansioni 3D delle sue sculture

Anna Sansom |  | Parigi

Il Musée Rodin potrebbe essere costretto a rendere pubbliche e «open-source» le scansioni 3D delle sue sculture di Auguste Rodin. Una decisione che rischierebbe di minare il modello di sostenibilità finanziaria del museo, basato in parte sulle riedizioni dei bronzi. A presentare la richiesta al tribunale amministrativo di Parigi, oltre un anno fa, è stato Cosmo Wenman, operatore del mercato delle riproduzioni e attivista per la libera circolazione dei diritti di riproduzione.

Alexis Fitzjean, avvocato di Wenman, rende noto che il mese scorso il tribunale ha richiesto al Musée Rodin una dichiarazione di difesa. Non è la prima volta che Wenman avvia un procedimento contro un museo: due anni fa ha vinto una battaglia legale contro il Museo Egizio di Berlino per l’accesso alla scansione 3D del busto di Nefertiti.

La ricerca di Wenman nelle scansioni 3D del Musée Rodin risale al 2017, quando si avvicinò al Baltimore Museum of Art (BMA) per accedere alla scansione de «Il pensatore» di Rodin realizzata dalla società statunitense Direct Dimensions. Tre anni prima il BMA aveva infatti annunciato l’intenzione di rendere disponibile a tutti la sua scansione. Tuttavia, dopo essere stati contattati da Wenman, al BMA decise di rinviare la richiesta al Musée Rodin, detentore del «diritto morale» sul lavoro di Rodin nonché unico museo autofinanziato in Francia.

Così nel 2018 Wenman invia una richiesta formale al Musée Rodin per accedere a tutte le sue scansioni 3D, citando le leggi francesi sulla libertà di circolazione di tali informazioni. In uno scambio di email, Wenman spiega inoltre l’intenzione di utilizzare la scansione del BMA per realizzare riproduzioni commerciali in bronzo, illimitate e di varie dimensioni. Il Musée Rodin rifiuta di concedere il permesso, allora Wenman assume un avvocato e richiede la scansione e altri file direttamente a Catherine Chevillot, direttrice del museo.

Parte dell’argomentazione di Wenman è incentrata sulla posizione della Commissione Francese per l’Accesso ai Documenti Amministrativi (CADA), che fornisce consulenza al governo sulle questioni di libertà e circolazione di informazione. Secondo i documenti visionati da «The Art Newspaper», anche il Musée Rodin ha consultato il CADA, il quale ha affermato che i file digitali sono documenti amministrativi, pertanto soggetti a divulgazione pubblica.

Nella successiva corrispondenza, Chevillot esprime timori per le possibili «conseguenze disastrose» legate al rilascio dei file e per il rischio di falsificazioni. Citando la natura «non vincolante» delle linee guida del CADA e l’assenza di una posizione del Ministero della Cultura francese (contattato dal museo), Chevillot ribadisce il rifiuto a concedere l’accesso ai file.

Il CADA sembrerebbe allineato con Wenman, in una lettera inviata al suo legale esprime infatti «parere favorevole alla condivisione di tali documenti». Wenman è fiducioso di vincere la causa: «Di solito in questi casi il tribunale si affida all’analisi legale del CADA e la mia richiesta è semplice: farne rispettare l’opinione», dichiara Wenman a «The Art Newspaper» e a proposito dell’uso che farebbe delle scansioni 3D aggiunge: «Le ridistribuirei liberamente, come ho fatto nel 2019 con la scansione 3D del busto di Nefertiti al Museo Egizio di Berlino. Mi piacerebbe mostrare le mie capacità e la mia professionalità nel passare gli oggetti dal digitale al bronzo, utilizzando le scansioni del Musée Rodin per produrre le mie repliche (in bronzo, ndr) con una qualità superiore a quelle del bookshop del museo».

Wenman respinge inoltre i timori del Musée Rodin circa il fatto che concedere l’accesso alle scansioni 3D causerebbe un danno finanziario: «Le repliche di Rodin sono già onnipresenti. Il mercato dell’arte di alta fascia premia l’autenticità sopra ogni altra cosa e non accetta copie. L’autenticità non può essere riprodotta con una scansione. Una decisione a suo favore può avere però implicazioni più ampie. Se il tribunale francese stabilisse che il Musée Rodin non è nella posizione di negare al pubblico le proprie scansioni 3D, la percezione pubblica di un museo che ha tentato di impedirne la condivisione sarebbe negativa». Wenman è inoltre convinto che una vittoria gli spianerebbe la strada per accedere a ulteriori scansioni 3D in altri musei francesi: «ho già gli occhi puntati su un’importante scansione inedita al Louvre».

Chevillot rifiuta di commentare il caso legale in corso, ma Jérôme Le Blay, co-fondatore del Comitato Rodin di Parigi che ricerca e documenta le opere dell’artista, afferma: «oggi, Rodin è di dominio pubblico, tutti possono riprodurre “Il Pensatore” in 2D o 3D. Spetta però al signor Wenman crearsi la propria scansione 3D e non chiedere al Musée Rodin di mettere le proprie scansioni a sua disposizione. Potrebbe acquistare una scultura de “Il Pensatore”, prendere in prestito uno scanner 3D e rendere open-source la sua scansione 3D. Il signor Wenman vuole beneficiare della proprietà intellettuale del Musée Rodin e non ne ha il diritto». Non si tratta di negare l’accesso al lavoro di Rodin: «tutti hanno il diritto di beneficiare di un’opera d’arte, sia un miliardario che acquista una scultura autentica sia una persona normale che ne acquista una copia in resina. Tra questi due estremi ci sono molte e ulteriori zone d’ombra», aggiunge Le Blay.

Benedict Carpenter van Barthold, docente di Belle Arti presso la Nottingham Trent University che si è imbattuto nel sito web di Wenman durante una ricerca su questioni di paternità e autenticità nella scultura, aggiunge: «In caso di successo, il progetto di Wenman indebolirebbe la comprensione del concetto di originalità e aggirerebbe il controllo sulle riproduzioni. Ciò minerebbe un flusso di entrate vitale per il Musée Rodin, che dipende dalla vendita di opere e riproduzioni originali ed è l’unico museo nazionale in Francia che finanzia il proprio bilancio operativo senza sovvenzioni governative. Un deficit finanziario avrebbe ripercussioni forti sui cento dipendenti del museo e, presumibilmente, sul contribuente francese».

Nel frattempo il BMA fa un passo indietro rispetto alla diatriba dichiarando tramite un portavoce: «il BMA rispetta la determinazione del Musée Rodin su questo tema. Non c’è stata più corrispondenza con il signor Wenman dal 2018».

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