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Restauro

Partito il restauro a Palazzo dei Giureconsulti

Il palazzo costruito alla metà del '500 è un palinsesto della storia civica di Milano

Il Palazzo dei Giureconsulti a Milano

È partito l’intervento di restauro sul Palazzo dei Giureconsulti, nobile edificio che, oltre a essere un bell’esempio di architettura del XVI secolo e un’antologia della scultura del tempo, strettamente correlata a quella del vicino cantiere del Duomo, è un vero palinsesto della storia civica di Milano. Costruito alla metà del ’500 di fronte al Palazzo della Ragione, nell’allora piazza dei Mercanti, su progetto di Vincenzo Seregni (ma la torre risale al 1272, al tempo della signoria di Napo Torriani), poi alterato nei secoli secondo le necessità «promozionali» di chi si avvicendava al potere, il Palazzo era sede di varie magistrature, tutte soppresse dai Francesi, che nel 1796 decapitarono anche la statua in facciata di Filippo II, sostituendone la testa con quella di Bruto.

Testa che rotolò via anch’essa, con il resto della figura, all’arrivo degli Austriaci, i quali nel 1833 posero nella nicchia l’effigie più ecumenica di un sant’Ambrogio togato, tuttora esistente. Non era finita, però: quando a metà ’800 fu realizzata la piazza del Duomo, si demolì una parte del Palazzo per aprire una strada (oggi via Mengoni) e si dovette così realizzare una testata verso il Duomo, riutilizzando (egregiamente) i materiali dell’ala abbattuta.

Altre modifiche giunsero nel 1912-14, quando il palazzo fu acquisito dalla Camera di Commercio, e altre ancora dopo le bombe del 1943. Ora è il tempo di un restauro totale delle facciate (in ceppo dell’Adda e pietra di Viggiù) affidato, con una procedura di «offerta economicamente più vantaggiosa, con apporto di migliorie sul progetto definitivo» (progetto redatto dalla Camera di Commercio, committente), alla Gasparoli restauri (la famiglia è attiva nel restauro dal 1854), che nello scorso settembre ha avviato un cantiere pilota, mentre un drone provvedeva al rilievo ortofotogrammetrico per la mappatura dei materiali, dei fenomeni di degrado e degl’interventi pregressi.

Come spiega Paolo Gasparoli, docente al Politecnico di Milano, «l’intervento è stato affidato alla nostra impresa ma vorrei sottolineare che si tratta di un lavoro corale: il progetto esecutivo è stato da noi affidato allo studio Feiffer&Raimondi di Venezia e le analisi diagnostiche sono svolte dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (Ispc)-Cnr Milano Bicocca, con la consulenza, per il trattamento dei materiali lapidei, di Mauro Matteini, già direttore dell’Opificio Pietre Dure di Firenze [mentre la responsabilità esecutiva del cantiere è dell’architetto Michele Gasparoli]. Si tratta, infatti, di un intervento complesso, anche perché, nell’ambito dell’“offerta migliorativa”, stiamo sperimentando sul Palazzo degli innovativi procedimenti per il consolidamento dei materiali lapidei, a base di Di-Ammonio-Fosfato (DAP) e Ossalato d’Ammonio (AmOx)».

Fra le altre novità dell’intervento, i processi di digitalizzazione del cantiere, con una piattaforma dedicata al controllo in tempo reale della sicurezza e con la registrazione delle attività giornaliere attraverso immagini e filmati visibili da remoto, per «aprire» il cantiere al pubblico: «Sul ponteggio, continua Gasparoli, abbiamo montato dei pannelli con QR Code che consentono l’accesso immediato a un sito (curato da Martina Gasparoli) in cui si trovano informazioni storiche e filmati, e si ha l’accesso alle attività in corso».

La conclusione dei lavori (Covid-19 permettendo) è prevista per la fine del 2021. Come dichiara Elena Vasco, segretario generale Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, «l’obiettivo è restituire alla città un antico e prezioso Palazzo, completamente ristrutturato in chiave funzionale e innovativa, potenziando anche la dotazione d’infrastrutture tecnologiche e digitali per renderlo luogo ideale per attività e servizi promozionali e al tempo stesso sede di confronto e di scambio con le nostre comunità di riferimento: imprese, aspiranti imprenditori, studenti e l’intera città».

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 413, gennaio 2021

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