NasonMoretti, una famiglia del vetro muranese

Un volume edito da Marsilio Arte celebra «la gioia di lavorare il vetro» e una storia tutta italiana

Servizio per liquori in pasta vitrea nero e corallo (seconda metà anni Venti)
Carla Cerutti |

In una Murano dove storiche fornaci chiudono o passano di mano o, peggio, cedono alle lusinghe cinesi, consola non poco sfogliare il volume NasonMoretti. Una famiglia del vetro muranese, a cura di Cristina Beltrami, appena pubblicato da Marsilio Arte in concomitanza con la mostra (aperta fino al 6 gennaio 2024) allestita al Museo del Vetro di Murano per celebrare il centenario (1923-2023) della manifattura. Dagli esordi nel 1923, infatti, quando Ugo Nason e Francesco Moretti fondano la loro vetreria con l’intento di produrre servizi da tavola e vetri d’uso comune, la gestione sarà condotta ininterrottamente da componenti di queste due famiglie, di generazione in generazione, fino ad oggi. Lo spiega bene Cristina Beltrami nel suo saggio introduttivo e lo confermano Giorgio, Marco e Piero Nason, che guidano attualmente l’azienda, nell’intervista finale.

La manifattura si distingue da subito per una produzione semi industriale al passo con i tempi, aggiornata e competitiva sul mercato, anche internazionale, oltre ad essere più accessibile rispetto alle contemporanee creazioni vetrarie d’alto artigianato muranese. La produzione iniziale degli anni Venti (ben illustrata nel saggio di Sung Moon Cho) non indulge al passato ma prende spunto dal Déco per la modernità delle forme e per il vivo contrasto tra il piede di calici e bottiglie in pasta di vetro colorata e il corpo trasparente o in tinta differente. 
Manifesto del primo logo internazionale della Cristalleria Nason&Moretti, utilizzato a partire dal 1925
Suo punto di forza è, infatti, la palette cromatica ampia con abbinamenti vivacemente audaci e forme di raffinata semplicità, caratteristica che accompagnerà e distinguerà la produzione Nason & Moretti attraverso tutto il Novecento. L’assidua partecipazione a fiere ed esposizioni nazionali e internazionali ne confermerà il successo, coronato nel 1955 dall’ambito premio Compasso d’Oro (cui Carla Sonego dedica il suo puntuale contributo) assegnato al servizio «Lidia» dalle forme minimali in vetro incamiciato rovesciato, vale a dire con strato di lattimo all’esterno e colorato all’interno, talmente moderno che l’architetto americano Philip Johnson ne donerà l’anno successivo 18 pezzi al MoMA di New York. Preziose le collaborazioni nel tempo con designer come Giovanni Gariboldi, Cesare Lacca, Sergio Asti, Franca Petroli, Alessandro Lenarda, Francesco Lucchese e Peter Pelzel, indispensabili per garantire perfezione alle forme, vastità alle tinte e, come scrive Cristina Beltrami, «la gioia di lavorare il vetro immaginando di rendere il quotidiano un poco migliore». Il volume è completato da un ricco repertorio iconografico, cronologia e bibliografia specifica.

NasonMoretti. Una famiglia del vetro muranese,
a cura di Cristina Beltrami, 224 pp., 240 ill. colori, Marsilio Arte, Venezia 2023, € 40,00

© Riproduzione riservata La copertina del volume
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