Lockdown in Austria e colpo disastroso per la cultura

Lo sconcerto del direttore dell'Albertina Schröder: «Questo ci mette in una situazione estremamente difficile. Era stato detto fino a poco fa che non c'era alcuna possibilità di tornare ad un lockdown»

Alla notizia del nuovo lockdown, questo fine settimana migliaia di manifestanti si sono riversati in Heldenplatz e nelle altre piazze di Vienna © Epa/Christian Bruna
Flavia Foradini |  | Vienna

È accorata la reazione di Klaus Albrecht Schröder, direttore dell'Albertina, alla notizia del nuovo lockdown da lunedì 22 novembre in Austria. Ormai sembrava che lo spettro di ampie chiusure fosse un'opzione del tutto esclusa almeno per i vaccinati e i guariti, cosicché a Vienna la cultura aveva ripreso a girare a ritmo sostenuto, facendo progetti, proponendo eventi di ogni tipo e con pubblico folto.

C'era come un'atmosfera di gioioso ritorno alla normalità. Si era ricominciato a vedere turisti. Non ancora dall'Estremo Oriente, dalla Russia o dagli Stati Uniti, ma nonostante il diffuso obbligo di Green Pass il pubblico europeo era tornato copioso, italiani compresi. Dentro ai musei non si notava differenza rispetto al periodo pre-pandemia, nonostante l'obbligo di mascherina FFP2.

Poi la doccia fredda, con l'annuncio venerdì 19 di una prolungata chiusura generale almeno fino al 12 dicembre e senza eccezioni: «Questo lockdown non era in alcun modo prevedibile, non era stato annunciato, al contrario era stato detto l'opposto» attacca il direttore dell'Albertina, aggiungendo la propria voce alle numerose critiche di una gestione politica della pandemia dapprima molto esitante, poi, ora e all'improvviso, intransigente: «Questo ci mette in una situazione estremamente difficile. Era stato detto fino a poco fa che non c'era alcuna possibilità di tornare ad un lockdown. Alla mostra su Modigliani che abbiamo aperto a settembre, nei fine settimana stavamo avendo 3000 visitatori al giorno, all'Albertina Modern un migliaio al giorno. I numeri ci stavano confortando. Da lunedì non avremo nessuno», dice amaro Schröder.

«Speravamo di rientrare degli elevati costi che abbiamo dovuto affrontare per la mostra di Modigliani, ma ora sino a fine anno si prospettano perdite milionarie. Possiamo solo appellarci al sostegno dello stato. Non sta a me giudicare la necessità di questo lockdown, ma sono colpito dalla discrepanza fra quanto era stato detto fino a ieri e la repentina svolta di oggi. Non possiamo che trasferirci da subito sulla Rete, e speriamo nei visitatori virtuali».

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