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Il piano del tavolo del 1730-40, firmato Giuseppe Sarao e proveniente dalla collezione del museo dell’Ermitage di San Pietroburgo

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Il piano del tavolo del 1730-40, firmato Giuseppe Sarao e proveniente dalla collezione del museo dell’Ermitage di San Pietroburgo

Lo chic intramontabile dei «demenziali» tartarugari napoletani

La galleria Kugel espone 50 opere realizzate tra il 1720 e il 1760

Luana De Micco

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L’arte dei «tartarugari» è al centro di una prima, inedita, mostra che si tiene alla Galerie J. Kugel dal 12 settembre all’8 dicembre. Il titolo «Piqué» è un po’ un gioco di parole. Il piqué era la tecnica utilizzata dagli artigiani del Settecento per realizzare oggetti e mobili di tartaruga intarsiati di materiali nobili, argento, oro, ma soprattutto madreperla.

Si utilizzavano acqua calda e olio d’oliva per ammorbidire la tartaruga e potervi incrostare gli inserti preziosi, creando forme e motivi stravaganti. Una volta che la tartaruga, raffreddandosi, si restringeva, il decoro si consolidava al suo interno. Ma piqué, in un francese familiare, significa anche «picchiato».

E Alexis Kugel vuole così sottolineare, con ironia, «l’inventività demenziale di questi artisti e l’interesse folle che quest’arte suscitò nei collezionisti del XX secolo». La galleria del quai Anatole France allestisce 50 opere realizzate tra il 1720 e il 1760 per Carlo di Borbone, re di Napoli nel 1734, e per i notabili della sua corte. All’epoca il laboratorio più celebre era quello dei tabacchieri Giuseppe e Gennaro Sarao, che era adiacente al Palazzo Reale.

Alcune opere in mostra sono firmate proprio da Giuseppe Sarao e si evidenzia, in particolare, un tavolo del 1730-40 proveniente dalla collezione del museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, che la presta ora per la prima volta. Il tavolo (77x79x58 cm, nella foto il piano), che appartenne alla collezione Stieglitz, prima di essere trasferito al museo, è «popolato» da più di cento personaggi nello stile a cineserie, animali, insetti, draghi e uccelli. I medaglioni presentano due figure cinesi in madreperla e oro. Uno porta la firma dell’artigiano, «Sfn»: «Sarao fecit Napoli». Di Sarao è anche un cofanetto con piedi ornato con gli stemmi reali.

Il piano del tavolo del 1730-40, firmato Giuseppe Sarao e proveniente dalla collezione del museo dell’Ermitage di San Pietroburgo

Luana De Micco, 11 settembre 2018 | © Riproduzione riservata

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