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La tragedia di Hamilton

In un’intervista a «Paris Match» del 2015, David Hamilton dichiarava: «È cominciato tutto a declinare alla metà degli anni Novanta, per via dell’ossessione della pedofilia. La mia immagine ha subito un duro colpo. Ciò che si ammette in pittura, non viene tollerato in fotografia»

Luana De Micco

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In un’intervista a «Paris Match» del 2015, David Hamilton dichiarava: «È cominciato tutto a declinare alla metà degli anni Novanta, per via dell’ossessione della pedofilia. La mia immagine ha subito un duro colpo. Ciò che si ammette in pittura, non viene tollerato in fotografia».

Nello stesso periodo, al quotidiano svizzero «Le Temps» aveva detto: «Le donne non fanno per me. Preferisco le giovani di massimo 16 anni». Queste parole ambigue sono riemerse di recente insieme alle prime gravissime accuse di stupro contro di lui. La presentatrice tv Flavie Flament, nella sua biografia La consolation uscita lo scorso ottobre in Francia, ha raccontato di essere stata stuprata «da un celebre fotografo» quando aveva 13 anni. Non ne faceva il nome, ma il dubbio che si trattasse di David Hamilton si è insinuato rapidamente. La stampa transalpina ne ha cominciato a parlare e la Flament ha finito coll'ammettere che si trattava proprio di lui. Pochi giorni dopo, il settimanale «L’Obs» ha pubblicato le testimonianze di altre due donne che sostenevano di aver subito la stessa sorte negli anni Ottanta. Si è saputo che nel 1997 una vittima aveva sporto denuncia ma che la querela era stata archiviata.

Il 22 novembre scorso il fotografo è uscito dal silenzio: «Sono innocente. L’istigatrice di questo linciaggio mediatico cerca l’ultimo quarto d’ora di gloria», si è difeso, precisando che avrebbe sporto denuncia per diffamazione. Ma tre giorni dopo, il 25, Hamilton si è suicidato con un'overdose di farmaci.

Il fotografo britannico, nato a Londra nel 1933, era diventato famoso nel 1969 con gli scatti per il magazine «Twen» ispirati a «Suzanne» di Leonard Cohen. Lo «stile Hamilton» fatto di immagini soft-porno, molto estetiche, con nudi di giovani donne, l’effetto sfocato, i decori bucolici, si era imposto nei ribelli anni Settanta. Per la Flament il gesto estremo è «una confessione di colpevolezza». L’editrice di Hamilton, Karina Hocine, ha scritto in un comunicato: «Siamo sconvolti, naturalmente, ma anche disgustati che non ci sia stato tempo perché la giustizia facesse il suo corso».
 

Luana De Micco, 08 gennaio 2017 | © Riproduzione riservata

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