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La Preistoria e i moderni al Centre Pompidou

L’arte del Novecento si affianca a capolavori del Paleolitico o del Neolitico

«Snake Circle» di Richard Long, 1991. © Adagp Paris 2019. Foto Anaïs Sibelait / Mairie de Bordeaux

Parigi. La «Venere di Lespugue» incontra la «Harmless woman» di Louise Bourgeois al Centre Pompidou. La prima, icona dell’arte preistorica e capolavoro del Musée de l’Homme, che la presta a titolo eccezionale, è una statuetta d’epoca paleolitica (circa 23mila anni fa), alta solo 14 cm, che rappresenta, scolpita nell’avorio, una figura femminile dalle tipiche forme generose. La seconda è una scultura che l’artista franco-americana, icona a sua volta dell’arte moderna femminista, realizzò nel 1969, ed è prestata a Parigi dalla Easton Foundation di New York: sinuosa figura femminile anche questa (alta 28,3 cm), scolpita nel bronzo. Sono due opere centrali della mostra «Preistoria. Un enigma moderno» che si svolge al Musée National d’Art Moderne dall’8 maggio al 16 settembre.

Una mostra «dans l’air du temps», che sembra trovare il suo posto negli intensi e attualissimi dibattiti sulle origini dell’uomo che reinterpretano in chiave critica il suo rapporto con il pianeta e la natura (di cui un tassello lo ha aggiunto anche la recente mostra «Neanderthal» del Musée de l’Homme). Preistoria e modernità si incontrano dunque al Centre Pompidou che allaccia rapporti tra presente e passato e mostra come alcuni tra i maggiori artisti del XX e XXI secolo, da Pablo Picasso, Joan Miró e Yves Klein fino a Giuseppe Penone e Miquel Barceló, siano stati (o siano tuttora) ossessionati, persino «stregati», dalla questione della preistoria.

Opere d’arte moderna e contemporanea dunque si affiancano a capolavori del Paleolitico o del Neolitico lungo un percorso cronologico molto ricco che conta prestiti importanti. Il Musée d’archéologie nationale di Saint-Germain-en-Laye ha concesso tra l’altro pietre incise con disegni di animali datate -15mila anni. La Tate di Londra ha prestato il «totem» di Barbara Hepworth, «Single Form» del 1937-38, mentre il Capc di Bordeaux la scultura di pietre «Snake circle» di Richard Long, del 1991. Il museo parigino torna sulle origini del concetto «storico, antropologico e artistico» di preistoria. Un’«invenzione moderna» che si è affermata poco a poco sul finire del XIX secolo con le scoperte delle pitture rupestri nelle grotte di Altamira in Spagna o di Font-de-Gaume in Francia e gli studi sull’arte parietale nei primi anni del XX secolo.

Come preambolo, la mostra si concentra sul periodo a cavallo dei due secoli e sull’opera di alcuni artisti come Paul Cézanne e Odilon Redon, già sensibili entrambi alla questione dell’uomo e delle sue origini: il primo per l’amicizia con il geologo e antropologo Antoine-Fortuné Marion, il secondo per le lunghe conversazioni scientifiche con il botanico Armand Clavaud.

In sezioni specifiche la rassegna documenta, tra l’altro, come le fragili e delicate «Veneri» antiche abbiano influito sui lavori di Hans Arp, Paul Klee e Picasso (vedi lo splendido «Busto di donna», del 1931, prestato dal Musée Picasso di Parigi) e come le pietre intagliate e i graffiti «primitivi» abbiano ispirato a loro volta Dubuffet e Fontana. «La percezione della preistoria, ha scritto il Centre Pompidou in una nota, è modificata dall’arte moderna tanto quanto l’arte moderna è modificata dalla percezione della preistoria».

Una sezione della mostra è dedicata alla caverna in quanto spazio preistorico per eccellenza, ma che diventa spazio di creazione per Picasso e Giacometti ultimo rifugio contro le grandi paure dell’era atomica in Fontana e Pinot Gallizio. Il percorso si sofferma infine sul fascino di megaliti, dolmen e menhir, che per Caspar David Friedrich e Giacometti incarnano l’enigma di un tempo lungo e indecifrabile.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019


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