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La nuova piattaforma di Articker per Phillips

Si analizza l’andamento del mercato in base all’esposizione mediatica degli artisti

«The Lemon Bathing Suit», di Amoako Boafo, venduto per 675mila sterline da Phillips. © Phillips

La stampa conta ancora qualcosa. Ne è convinta Phillips, che ha da poco adottato un nuovo strumento di analisi che esamina la presenza mediatica degli artisti, di ieri e di oggi, per individuare le tendenze emergenti sul mercato. La piattaforma tecnologica Articker è stata sviluppata dalla società omonima in esclusiva per Phillips e analizza un database di oltre 16mila pubblicazioni online, comprensivo anche di 50mila altre fonti editoriali quali i siti di musei, fiere, gallerie, università e blog, aggregando le informazioni in tempo reale e soprattutto ponderandole in rapporto alla rilevanza della testata.

Sulla base dei dati, che per il momento escludono i social network, a ogni artista sono attribuiti un punteggio e una posizione nella classifica globale, con la possibilità di visualizzare tramite un grafico l’andamento della sua esposizione mediatica nel corso di un determinato periodo.

«Il nostro programma monitora più pubblicazioni di Google News seguendo l’andamento di oltre 150mila artisti, spiega Tomasz Imielinski, cofondatore di Articker con Konrad Imielinski. Si tratta di un sistema di valutazione degli artisti che riteniamo più completo, soprattutto per quelli emergenti, rispetto all’approccio che tiene presente esclusivamente i prezzi di aggiudicazione delle opere sul mercato secondario e ci permette quindi di dare una copertura esauriente e tempestiva di quanto sia stato scritto online».

Articker rappresenta in effetti uno strumento piuttosto sofisticato che, grazie ad appositi algoritmi, effettua ricerche ad hoc sul singolo artista seguendo diversi criteri e ponderazioni. «Il punteggio di ogni artista tiene conto non solo del numero assoluto degli articoli in cui è menzionato, ma anche di altre variabili, ad esempio se egli è citato nel titolo, nel testo o solo in maniera marginale, aggiunge Konrad Imielinski. Inoltre, il peso della menzione è diverso a seconda che si riferisca a una testata internazionale ad ampia diffusione o alla newsletter di un’università. Le ricerche includono poi le mostre personali o collettive in gallerie e possono essere ristrette ai media di una singola area geografica o valutare gli artisti di una specifica fascia di età».

Phillips ha entusiasticamente adottato lo strumento di Articker, confermando attraverso le vicende di alcuni artisti di oggi la correlazione fra presenza sui media e sul mercato, giudicando la piattaforma utile nell’anticipare alcune tendenze. È il caso di Amoako Boafo, che ha debuttato da Phillips nel 2020 con «The Lemon Bathing Suit» (2019) aggiudicato lo scorso 13 febbraio a 675mila dollari, oltre 20 volte la stima iniziale. I dati di Articker indicano una crescita della presenza di Boafo sulla stampa online del 2.406% negli ultimi 18 mesi (della repertina ascesa del pittore ghanese si occupa anche la quinta edizione dell’Artnet Intelligence Report).

Similmente, le menzioni di Julie Curtiss sono aumentate del 775% negli ultimi due anni e a ciò ha fatto seguito il balzo della sua «Princess», passata da una stima di 6-8mila dollari a una vendita per oltre 100mila da Phillips nel 2019. L’accesso diretto alla piattaforma Articker è riservato agli specialisti di Phillips ed è offerto come servizio ai clienti. «Al momento sul sito di Phillips è accessibile a chiunque un notiziario che offre news quotidiane, frutto delle ricerche di Articker, e stiamo studiando lo sviluppo di un report personalizzato per i clienti, per aggiornarli sull’interesse mediatico degli artisti presenti nelle loro collezioni», aggiunge Jean-Paul Engelen, vicepresidente e corresponsabile mondiale di Arte del XX secolo e contemporanea di Phillips.

«Ritengo che l’analisi dei dati che emergono debba rimanere in mano a chi ha le competenze per leggerli in modo esaustivo ed eventualmente correggere il giudizio, grazie a una visione globale della realtà che un indice, per quanto preciso, può non avere», commenta Domenico Filipponi, responsabile dei servizi di art advisory di Cordusio Sim, società del gruppo UniCredit specializzata in wealth management. Inoltre, secondo l’esperto, voler giustificare con la fortuna mediatica un repentino, e a volte prematuro, successo alle aste non è esente da potenziali insidie.

«Il rischio è che si salti qualche passaggio, togliendo terreno alle gallerie il cui ruolo è proprio quello di promuovere gli artisti anticipando il mercato, aggiunge Filipponi. Far raggiungere la ribalta delle aste troppo presto a qualche artista che vede impennarsi improvvisamente le sue quotazioni è un evento da valutare con attenzione, perché può comportare un danno all’artista, a chi ha investito su di lui e al mercato dell’arte in generale».

Elena Correggia, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

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