La fine del viaggio

Il mito e la tragedia che si incarnano nella storia hanno ispirato per oltre cinquant’anni Jannis Kounellis, scomparso lo scorso febbraio

Franco Fanelli |  | Roma

Jannis Kounellis è morto il 16 febbraio a Roma, la città che lo aveva adottato da quando, ventenne, vi si era trasferito dalla Grecia, dov’era nato nel 1936, per frequentare l’Accademia di Belle Arti. Non se ne andava dalla Grecia classica, ma da quella bizantina della pittura di icone senza tempo, lui che pittore voleva ostinatamente esserlo e definirsi, ma come Masaccio e Tiziano che spesso citava, appartenente a una cultura mediterranea radicata nel mito e nella tragedia che s’incarnano nella storia.

Burri e Fontana, per sua stessa ammissione, esercitarono sulla sua formazione un influsso che definiva «promordiale»: perché la materia e i simboli e la memoria di cui essa si fa portatrice saranno per sempre le sue Muse ispiratrici, insieme all’energia vitale che, orchestrata in opere leggendarie, come i «Cavalli» vivi esposti nel 1969 alla Galleria L’Attico di Roma, diventa essa stessa
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