Klimt e Chagall possono tornare agli eredi dei proprietari

La Francia approva la legge che, in deroga al principio di «inalienabilità» delle collezioni nazionali, consente la restituzione alle vittime di persecuzioni antisemite durante l’Occupazione nazista

La ministra Roselyne Bachelot mentre osserva «Rose sotto gli alberi» di Gustav Klimt A sinistra Gustav Klimt, «Rosiers sous les arbres», 1905. © RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Patrice Schmidt ; a destra, Marc Chagall, «Le Père», 1911. © Adagp, Paris Photo Philippe Migeat-Centre Pompidou
Luana De Micco |  | Parigi

La Francia restituisce 15 opere d’arte, tra cui una tela di Gustav Klimt e una di Marc Chagall, agli eredi delle famiglie ebree alle quali erano state indebitamente sottratte dai nazisti durante l’Occupazione. Restituzione possibile oggi grazie al voto della prima legge in Francia, una legge ad hoc, sulla «consegna di beni culturali acquisiti in circostanze discutibili agli aventi diritto dei loro proprietari vittime delle persecuzioni antisemite». Il testo, votato in Assemblea nazionale il 25 gennaio scorso, è stato adottato dal Senato il 15 febbraio. Era una tappa indispensabile per derogare al principio di «inalienabilità» delle collezioni nazionali previsto dal Codice del patrimonio storico francese.

Il Musée d’Orsay restituisce «Rose sotto gli alberi», unica tela di Klimt presente nelle collezioni francesi, che il maestro austriaco dipinse durante le vacanze estive a Litzlberg, dove soggiornò nel 1904 e nel 1905. Ci sono voluti anni di ricerche dal parte del museo parigino, con un impegno in prima persona di Laurence des Cars, ex direttrice del d’Orsay oggi alla guida del Louvre, per risalire alla legittima proprietaria del quadro, l’austriaca Nora Stiasny, nipote dei collezionisti Viktor e Paula Zuckerkandl, che aveva dovuto cedere il dipinto durante una vendita forzata dei suoi beni nel 1938, a Vienna, prima di essere deportata insieme ad altri membri della sua famiglia e morire in un campo di sterminio nazista. Il quadro era stato acquisito dallo Stato francese nel 1980 per il Musée d’Orsay alla galleria Peter Nathan di Zurigo.

«Le Père» di Chagall, dipinto nel 1911, lascia invece il Centre Pompidou, dove era entrato nel 1988, donato al museo dagli eredi del pittore. La tela, che ha una storia rocambolesca, viene restituita ai discendenti di David Cender, il suo legittimo proprietario, un musicista polacco ebreo di Lodz, deportato con la sua famiglia nel 1940, e quindi costretto ad abbandonare tutti i beni. Nel 1958, Cender, sopravvissuto a Auschwitz, denunciò il furto di diverse opere d’arte, tra cui la tela di Chagall. Il quadro fu identificato solo nel 2020.

Gli altri quadri sono «Carrefour à Sannois» di Maurice Utrillo, rubato a Georges Bernheim a Parigi nel dicembre 1940 e acquisito dalla città di Sannois nel 2004. Le altre 12 opere, 11 disegni e una cera, di Jean-Louis Forain, Constantin Guys, Pierre-Jules Mène, Henry Monnier e Camille Roqueplan, acquisite dallo Stato francese all’asta nel 1942, sono restituite agli eredi di Armand Dorville.

La legge è stata definita «storica» dalla ministra francese della Cultura, Roselyne Bachelot. Essa permette, si legge in un comunicato del 16 febbraio, di «riparare le conseguenze delle persecuzioni antisemite della seconda guerra mondiale». Per il Governo francese, precisa la nota, «il lavoro per rintracciare il percorso seguito tra il 1933 e il 1945 dalle opere entrate nelle collezioni pubbliche durante e dopo questo periodo» è una «priorità».

Si ricorda che altre 178 opere, non appartenenti alle collezioni nazionali, sono già state restituite dalla Francia dal 1950 a oggi. In Europa, in materia di restituzione di opere trafugate dai nazisti, un precedente importante è stata la restituzione all’Italia, nel 2019, da parte della Pinacoteca di Stato Bavarese, del «Vaso di fiori» di Jan van Huysum, che era stato portato via da Palazzo Pitti a Firenze dall’esercito tedesco nel 1940. Il quadro, grazie anche all’appello del direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, di cui Palazzo Pitti è parte, è potuto tornare a Firenze.

In questa direzione si sta muovendo anche il Belgio: per la prima volta, il 10 febbraio scorso, i Musées Royaux des Beaux-Arts di Bruxelles hanno restituito una natura morta, «Fleurs», dipinta nel 1913 da Lovis Corinth, espressionista tedesco, ai discendenti di Gustav e Emma Mayer, una coppia di collezionisti ebrei di Francoforte che erano stati derubati durante la seconda guerra mondiale. L’opera era entrata nelle collezioni reali belghe nel 1951. Per facilitare il processo di restituzione, Bruxelles ha di recente pubblicato online un data base di più di 2.800 opere entrate in Belgio durante o dopo l’Occupazione e sulle cui origini sussistono dubbi.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Luana De Micco