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Restauro

Il Veronese fatto a pezzi dai colpi di baionetta

Il telero della «Cena di san Gregorio Magno» è la prima di 180 opere della 19ma edizione di «Restituzioni», di Intesa Sanpaolo

«Cena di San Gregorio Magno», di Paolo Veronese (particolare)

Vicenza. 30 anni e oltre 1.300 opere d’arte e reperti archeologici: dal 1989 «Restituzioni» di Intesa Sanpaolo invita Soprintendenze e realtà museali ed ecclesiastiche a segnalare i beni più bisognosi di restauro, selezionandone una rosa, finanziandone il recupero e promuovendone conoscenza e valorizzazione.

Un programma con una cadenza biennale coronato da una mostra conclusiva (quella per la XVIII edizione, nel 2018, è stata allestita nella Reggia di Venaria) prima di ricontestualizzare i beni nelle sedi di appartenenza. Ora è in fase di avvio la XIX edizione che interesserà il restauro di oltre 180 opere dall’antichità al contemporaneo provenienti da musei, chiese e siti archeologici.

Al coinvolgimento di tutte le regioni italiane si verrà ad aggiunere anche un’opera del museo parigino Jacquemart-André: «Teseo riceve l’ambasciata di Ippolita, regina delle Amazzoni» (1500-05 ca) di Vittore Carpaccio.

La mostra conclusiva è in programma per la primavera del 2021 e, secondo le anticipazioni di Michele Coppola, responsabile della Direzione Centrale Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, potrebbe svolgersi a Napoli. Intanto a dare il via a questo XIX capitolo è l’intervento sul grande telero del Veronese con la «Cena di san Gregorio Magno» (1572) realizzato per il refettorio del Santuario Santa Maria di Monte Berico a Vicenza, dove si trova tutt’oggi.

L’opera, dai trascorsi travagliati, conobbe trasferimenti temporanei e diversi restauri (nel 1848, durante i moti per l’indipendenza, venne addirittura lacerata in 32 pezzi a colpi di baionetta dai soldati austriaci e poi restaurata a Venezia a spese dello stesso imperatore d’Austria Francesco Giuseppe). Diffuse appaiono le abrasioni di colore concentrate soprattutto nel cielo dello sfondo.

A settembre inizierà la fase operativa insieme a ulteriori indagini radiografiche e spettrografiche, che consentiranno di ricostruire ripensamenti e ridipinture successive da conservare o, nell’eventualità, da rimuovere.

Veronica Rodenigo, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019



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