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Aberto Biasi, «Dinamica visiva», 1965

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Aberto Biasi, «Dinamica visiva», 1965

Alberto Biasi, il grande alchimista del dinamismo virtuale

A Sacile, Palazzo Ragazzoni ospita l’artista padovano e alcuni tra i più influenti protagonisti dell’Arte optical internazionale

Veronica Rodenigo

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Si pone come un viaggio nella percezione attraverso opere che trasformano lo sguardo in esperienza attiva la mostra «Alberto Biasi e il dinamismo nell’arte contemporanea», allestita fino al 12 aprile negli spazi di Palazzo Ragazzoni a Sacile. L’esposizione, a cura di Giovanni Granzotto e Stefano Cecchetto, vede protagonista l’artista padovano (classe 1937) nell’ambito di un percorso che si espande e abbraccia nomi rappresentativi dell’Arte cinetica o programmata e optical, sino a includerne diverse interpretazioni. 

Non una monografica bensì un itinerario (in virtù di prestiti da collezioni private e gallerie) che sazia l’occhio e ne cattura l’attenzione senza saturarlo, che costringe anche a un continuo movimento, nel gioco di differenti percezioni possibili ricalibrando man mano la distanza o la prossimità all’opera, la diversa angolazione, l’orientamento della luce. «Un percorso, come scrive Stefano Cecchetto in catalogo (Manfredi edizioni), teso a sviluppare un’indagine per emblemi e che intende fornire una chiave di lettura multipla, che inquadra le connessioni e le divergenze dei differenti linguaggi espressivi».

Ad accoglierci per primi sono alcuni fra gli anticipatori di Biasi, tra cui Josef Albers (con uno studio tratto dalla serie degli «Homages to the Square» datato 1966), Victor Vasarely, che nel 1955 partecipa alla mostra parigina presso la galleria Denise René dal titolo «Le Mouvement» (tra i primi esempi di mostra cinetica e interattiva), e alcuni esponenti del Grav, Group de Recherche d’Art Visuel, fondato sempre a Parigi nel 1961: Yvaral (figlio di Vasarely), Julio Le Parc e Francisco Sobrino. Subito dopo in mostra avviene l’incontro con Biasi stesso e Manfredo Massironi, tra i fondatori del patavino Gruppo N e rappresentato dalla scultura «Sfera negativa» (1965), mentre l’occhio viene immediatamente attratto dalle dinamiche visive di Biasi circolari, triangolari, rettangolari e oblique. Poco più in là una stanza è riservata all’esperienza performativa di «Eco o non opera» (1972), dove accostandosi a pannelli fotosensibili per qualche istante la sagoma o la mano del visitatore vengono catturate. Eppure Biasi è anche «il grande alchimista del dinamismo virtuale, afferma Granzotto, che non è solo l’illusione di Vasarely, il rapporto retinico con l’oggetto con cui ci stiamo confrontando, ma è la capacità di creare un movimento all’interno dell’opera, pur non muovendola. In Biasi è quest’ultima a comandare, quello che non succedeva di solito nell’arte programmata. Alla fine, superate le premesse teoriche e rigide, è l’opera a conquistare il palcoscenico, la bellezza, la fascinazione che procura, la gioia sensoriale. Sono oggetti che ti concupiscono. Così, quasi rinnegando in parte le premesse, accade che l’opera non dipenda solo dallo spettatore. Essa, pur rimanendo ferma, si muove». 

E avviene davvero così soprattutto davanti agli ottico dinamici mentre politipi dai titoli enigmatici come «I dubbi dell’architetto» (1983-84) e assemblaggi scandiscono gli spazi in un allestimento che lascia preminenza assoluta alle opere. Non mancano, in aderenza a quella chiave di lettura multipla della linea curatoriale, esempi scultorei o oggetti-sculture (come il mobile a due ante in corten e abete), l’incontro con alcuni «dinamici compagni» di viaggio quali Gianni Colombo, Getulio Alviani e Davide Boriani con la sua «Superficie magnetica» (1959-62) in cui polvere di ferro e alluminio si muovono, si assemblano e scompongono attratti da una calamita mossa da un motore elettrico. Infine, non manca un affondo dedicato a una «nuova visione dinamica», soggettiva ma stimolante lettura di alcuni lavori appartenenti ad artisti contemporanei del territorio. 

Josef Albers, «Study for a homage to the square», 1966

Veronica Rodenigo, 16 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Alberto Biasi, il grande alchimista del dinamismo virtuale | Veronica Rodenigo

Alberto Biasi, il grande alchimista del dinamismo virtuale | Veronica Rodenigo