Il talento italiano da riconoscere

Il 21 e 22 aprile Mediartrade punta a recuperare il collezionismo di fascia media

Michela Moro |  | Milano

Si svolge in due tornate, il 21 e 22 aprile a Milano, l’asta di Mediartrade dedicata all’Arte moderna e contemporanea. All’incanto 175 lotti, per la maggior parte artisti italiani perché, come racconta Marco Conte, senior specialist della casa d’aste «è un’asta con opere dai mille ai 180mila euro. Dobbiamo recuperare quel collezionismo che è stato tralasciato in questi anni, la fascia media di appassionati che costituisce il mercato italiano e con cui bisogna lavorare. In Italia non esistono solo Burri e Fontana; la storia recente è densa di nomi che ancora non hanno visto riconosciuto il proprio talento, ad esempio Roberto Crippa e Gianni Dova».

Conte, gallerista di lungo corso, ha frequentato la maggior parte degli artisti in asta. «Crippa era bravissimo e coltissimo, ma purtroppo adorava volare e scomparve in un incidente di volo troppo presto nel 1972 a soli 51 anni». In asta figurano quattro sue opere, valutate tra gli 8mila e i 10mila euro. Simili valutazioni per Dova, presente con tre opere.

Uno dei pezzi più rilevanti dell’asta è certamente il grande trittico (149x301 cm) di Alighiero Boetti «Senza titolo (…un Buskashi in Afghanistan…)» del 1989 ca, che condensa le diverse anime dell’artista, stimato 150-180mila euro.

C’è solo da scegliere tra i rappresentanti che hanno animato la scena italiana del XX secolo: Carlo Carrà, Aligi Sassu, Achille Perilli, Tano Festa, Mario Schifano, Renato Mambor, Piero Gilardi, Gianni Colombo, Getulio Alviani, Filippo De Pisis e Massimo Campigli tra gli altri, con opere valutate tra i 20mila e i 35mila euro. Dadamaino è presente con gli interessanti «Volume» del 1958 e «Costellazioni» del 1984, stimati tra i 25mila e i 35mila euro. Il «Cronotopo 14» (2014) di Nanda Vigo è valutato 2.500-3.500 euro.

Due figure misteriose sono illustrate da esponenti della Transavanguardia: «Ipotetico verticale V» (2004) di Sandro Chia, stimato 16-18mila euro, e «Senza titolo» (1984) di Francesco Clemente, proposto a 15-18mila euro. Il «classico» Salvo, «Una sera» del 2007, è valutato 30-35mila euro, mentre la grande «Turcata» di Aldo Mondino oscilla tra i 18-22mila. Tra gli stranieri, lo sguardo di Vik Muniz corre lontano: «Viewing from Krakatoa Mt. Rakata Pulau, Indonesia» (2001) è stimato 17-20mila euro.

Un minuscolo Severini è l’antesignano delle tazzine da caffè d’autore, valutato 1.800-2.500 euro. Piccole dimensioni (9,5x13,2 cm) anche per il delizioso Miró, un pastello su carta azzurra stimato 12-14mila euro. I collezionisti più pop possono invece optare per Paul Kaiju & Kaws, opera in vinile dipinto da 2.800-3.200 euro.

La sessione del 21 aprile si apre con una sezione di libri d’arte, tra cui Rime per la donna pietra di Dante Alighieri con incisioni di Francesco Arduini datato 1965, e tre volumi dell’Histoire illustrée de la gravure en France di François Courboin del 1923; a seguire una collezione di grafiche, tra cui spiccano i nomi di Antoni Tàpies, Joseph Beuys, Gianni Piacentino e Turi Simeti.

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