Il salottino di Paolini alla Repetto Gallery

Una scelta di 25 opere nella serie delle «Sale d’attesa», del 2011-12

«Studio per sala d’attesa» (2011-12) di Giulio Paolini
Ada Masoero |  | Londra

È l’attitudine all’ascolto, di una voce misteriosa o, anche, di un silenzio, la cifra che connota l’opera di Giulio Paolini (Genova, 1940). Dotato di una forza intellettuale ed emozionale tanto potente quanto silenziosa, seppure di un silenzio carico di messaggi, l’intero lavoro di Paolini si fonda sull’attesa, come insegna Jorge Luis Borges: «Come si compone un poema? Mi pongo in una situazione passiva, e aspetto, scrive Borges in un passo molto amato dall’artista [...] Ho la sensazione di ricevere un dono, non so bene se della mia stessa memoria o qualcosa altrui. E cerco di non intervenire troppo».

Così si pone anche Paolini nei confronti del suo «dàimon», il dèmone (la guida divina cara a Socrate: nulla a che vedere con il malefico demonio cristiano), in uno stato d’attesa prensile, pronto a captare ciò che tale presenza interiore gli detta e gli dona. Un concetto complesso che
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