Il risveglio del gigante Africano

Dai record di Amoako Boafo alle piattaforme online di Christie’s per 1-54 Contemporary African Art Fair, dal primo criptoartista nigeriano alle iniziative dell’African Art Galleries Association, il mercato dell’arte contemporanea africana è il secondo più alto in termini di fiducia

Una veduta della mostra di Nelson Makamo «Purple Prose» nella galleria sudafricana Everard Read. Courtesy ART X Lagos Un particolare di «Hands Up» (2018) di Amoako Boafo, venduto da Christie’s a Hong Kong per 3,3 milioni di dollari lo scorso dicembre «Man in a Pool III» di Osinachi, venduto come Nft da Christie's lo scorso ottobre a 50mila sterline «Silêncio» (2017) di Mauro Pinto
Jenny Dogliani |

Il giovane pittore ritrattista ghanese Amoako Boafo, classe 1984, è l’uomo dei record. I suoi prezzi sono centuplicati in due anni, come dimostrano le vendite di «Hands Up» (2018), da Christie’s Hong Kong lo scorso dicembre a 3,3 milioni di dollari (record), o di «Untitled» (2018), da Phillips a Londra lo scorso giugno a 655.200 dollari. La crescita del mercato dell’arte contemporanea dell’Africa, in particolare Occidentale, non si arresta. I collezionisti sono sempre più numerosi, sia del continente (dalla Nigeria al Sudafrica, al Mozambico) sia internazionali (occidentali, cinesi e arabi). E come osserva la scrittrice Melissa Gronlund, molti artisti che avevano scelto l’Europa o l’America stanno adesso tornando a casa.

Un importante apripista per l’arte contemporanea africana è stata la Biennale di Venezia del 2015, curata dal direttore di origine nigeriana Okwui Enwezor (scomparso nel 2019), dove debuttarono cinque Paesi tra cui Mozambico, Mauritus e Seychelles. Ma a dare un importante contributo è stata anche 1-54 Contemporary African Art Fair (1 continente, 54 Paesi), fiera annuale che dal 2013 porta a Londra ogni anno l’arte contemporanea africana.

Fondata dall’imprenditrice marocchina Touria El Glaoui, figlia dell’artista Hassan El Glaoui e nipote di Thami El Glaoui (1879-1956), pascià di Marrakesh, tra i più potenti del XX secolo, la fiera si svolge anche a New York, dal 2005, e a Marrakesh, dal 2018. L’edizione marocchina in programma dal 3 al 6 marzo prossimi è stata rinviata causa Covid (a data da destinarsi) per il secondo anno consecutivo e come nel 2021 sarà sostituita da un evento in programma da Christie’s a Parigi (dal 7 al 10 aprile).

Lo scorso ottobre Christie’s aveva supportato la nona edizione londinese di 1-54 Contemporary African Art Fair con la piattaforma 1-54 Online, powered by Christie’s, proponendo 500 opere di 150 artisti, compresa la serie di Nft ispirata a David Hockney, realizzata dal 30enne nigeriano Osinachi, primo cripto-artista africano venduto in asta (con aggiudicazioni tra le 25mila e le 50mila sterline). Una vendita valsa a Christie’s circa 3 milioni di sterline in totale.

Le fiere d’arte crescono anche in Africa. Art X Lagos, fondata nel 2016 da Tokini Peterside, la prima del suo genere in Africa occidentale, è ormai una pietra miliare. Le partecipazioni di gallerie africane alle fiere internazionali si fanno sempre più numerose, insieme alle nuove sedi che molte gallerie aprono all’estero, come Gallery 1957 di Accra (Ghana), anche a Londra, e la Galerie Cecile Fakhoury, di Abidjan (Costa d’Avorio) e Dakar (Senegal), prossimamente a Parigi. Non mancano inoltre realtà da segnalare anche nell’Africa orientale ed equatoriale, come la Kampala Art Biennale, lanciata nel 2014, e la Galleria MAM, in Camerun.

Per chi volesse investire, il margine di crescita è ancora molto alto. Aiutano a farsi un’idea i cataloghi di ArtHouse Contemporary Nigeria. Fondata a Lagos nel 2007, la casa d’aste specializzata in arte moderna e contemporanea dell’Africa si è recentemente ampliata con Arthouse-The Space, spazio per promuovere gli artisti contemporanei, e con Arthouse Foundation, programma di residenza senza scopo di lucro a Lagos. Da segnalare anche l’AAGA (African Art Galleries Association), istituita nel 2016 per sostenere l’arte contemporanea in Africa in un contesto di sempre crescente interesse internazionale.

ALl’AAGA ha fatto capo lo scorso giugno l’asta online in collaborazione con Artsy Sud, con opere di artisti emergenti africani di media fascia di prezzo rappresentati da 12 gallerie (Afriart Gallery, Kampala, Uganda; African Arty, Casablanca, Morocco; Arte de Gema, Maputo, Mozambique; THIS IS NOT A WHITE CUBE, Luanda Angola; Circle Art Gallery, Nairobi, Kenya; Ebony Curated, Cape Town, South Africa; First Floor Gallery Harare, Harare, Zimbabwe; Guns & Rain Gallery, Johannesburg, South Africa; Kalashnikovv Gallery, Johannesburg, South Africa; Mashrabia Gallery, Cairo, Egypt; MOVART Gallery, Luanda, Angola; Selma Feriani Gallery, Tunis, Tunisia; St-Art, Windhoek, Namibia).

L’ultimo Art Market Outlook Report 2021 di ArtTactic (società londinese di ricerche di mercato), classifica il mercato dell’arte africano come il secondo più alto in termini di fiducia, con il 77% degli esperti che hanno espresso una visione da neutrale a positiva sul 2021. Grazie all’online, le vendite di artisti africani hanno continuato a crescere anche in pandemia. Nonostante un calo del 18% (49,7 milioni di dollari nel 2020 rispetto ai 60,6 milioni di dollari del 2019), nel 2020 sono aumentate la disponibilità di lotti (+ 47%) e le vendite online (+ 590%). Le prospettiva, insomma, sono davvero buone.

© Riproduzione riservata «"Not Fragile" red dress» (2021) di Charlene Komuntale
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