Il piombo e il legno di Nunzio alla galleria Mazzoleni

A cura di Kenneth Baker, vi sono riunite opere dagli anni ’80 a oggi

Nunzio, «Senza titolo», 2018
Franco Fanelli |  | Londra

«Quando Kounellis usa il carbone, è il carbone, è quel pezzo di carbone, mentre Pascali trasforma, crea in qualche modo un piccolo artificio»: così Nunzio, in un’intervista con Hans Ulrich Obrist pubblicata nel catalogo di una sua personale del 2005 alla Galleria dello Scudo di Verona, si riferiva alla sua formazione a Roma, allievo anch’egli, come i due artisti citati, di Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti.

Il fatto che tre artisti di primaria importanza abbiano studiato con un maestro all’epoca titolare della cattedra di Scenografia non può essere considerata una coincidenza, giacché lo spazio e la sua misura, la stessa «messa in scena» dell’opera costituiscono per tutti loro un dato fondamentale. Nunzio (1954), che riceve il Premio come miglior giovane artista alla Biennale del 1988, vent’anni dopo la tragica scomparsa di Pascali (cui dedicò la sua tesi di diploma), con
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