Il matrimonio tra arte e scienza ha qualcosa di magico

Al Centro Steccata di Parma gli artisti che hanno infuso vita e pensiero alla materia

Franco Fanelli |  | Parma

«Avendo cominciato a studiare le cose dell’alchimia (...) perdeva tutto il giorno in tramenare carboni, legnia, boccie di vetro»: così Giorgio Vasari sul Parmigianino e sulle sue passioni private. A detta del suo celebre biografo, si trattò di un’attrazione fatale; il giovane artista, «che se non avesse lavorato a capriccio et avesse messo da canto le sciocchezze degl’alchimisti, sarebbe veramente stato dei più rari et eccellenti pittori dell’età nostra», è vittima del suo stesso animo malinconico e, colto «da una febre grave e da un flusso crudele» in pochi giorni passò a miglior vita.

Come poteva del resto Francesco Mazzola detto il Parmigianino scampare alla rampogna di uno storico che non ammetteva deviazioni dal fine ultimo dell’arte, che è l’imitazione della natura? E se invece l’arte fosse una «scienza», una pratica più estrema e radicale, laddove l’artista punta non
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