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Il caso dei cinque corali ritrovati a Mantova

Erano stati rubati all'inizio del Novecento, poi sono rimasti a Palazzo Ducale

Un salterio tra i corali rinvenuti a Mantova

È un «cold case» vecchio di oltre un secolo, ora risolto grazie al lavoro congiunto del direttore di Palazzo Ducale di Mantova, Stefano L’Occaso, del Questore Paolo Sartori, del Tribunale e dell’Archivio di Stato, quello che vedrà presto rientrare in possesso della Diocesi mantovana cinque magnifici corali usati anticamente nel Duomo cittadino, rubati all’inizio del ’900. Il furto dei cinque codici, di cui è stata rintracciata l’intera documentazione giudiziaria, avvenne nella Cattedrale tra il 1910 e il 1913, anno in cui ne furono ritrovati due in Germania, poi restituiti all’Italia.

Gli altri tre furono scoperti e sequestrati nel 1914, presso un antiquario di Reggio Emilia, e tutti furono depositati in custodia giudiziale in Palazzo Ducale. Intanto si avviava il processo ai tre imputati del furto, tutti condannati dal Tribunale di Mantova, che dispose la restituzione alla Curia della preziosa refurtiva. Si era ormai, però, nel 1916: l’Italia da un anno era in guerra, premevano urgenze più gravi e i codici restarono in Palazzo Ducale, dove sono rimasti finora e dove sono stati ritrovati solo di recente.

In Palazzo Ducale, del resto, il luogo più munito della città in cui conservare le opere d’arte, nel 1913 era stato già depositato il preziosissimo messale di Barbara di Brandeburgo (la moglie di Ludovico Gonzaga, raffigurata con il consorte e l’intera famiglia da Andrea Mantegna nella «Camera degli Sposi» del Castello di San Giorgio, cuore di Palazzo Ducale). Un capolavoro della miniatura del ’400, avviato da Belbello da Pavia e completato (su suggerimento di Mantegna) da Gerolamo da Cremona, da cui erano state strappate delle pagine, ritrovate e ricongiunte nel 1935 al codice, poi restituito alla Curia solo nel 1983.

«In larga misura misteriosa, invece, restava la vicenda dei cinque corali», spiega Stefano L’Occaso, che continua: «Ne conoscevo i tratti salienti da pochi anni, ma ci mancavano alcuni dati essenziali per ricostruirne la storia. I corali sono meravigliosi, portano miniature dei secoli XIV e XV; uno ipotizzo che possa essere stato decorato agli inizi del Trecento da un artista già di cultura giottesca; un altro reca miniature del Trecento avanzato; due furono realizzati per il cardinale Francesco Gonzaga (vi compare il suo stemma) da un miniatore milanese, Erasmo Della Strada. Sarà necessario studiarli con attenzione, perché sono esattamente come ci sono stati consegnati nel 1914. E sarà molto interessante approfondire la ricerca su questi meravigliosi libri e su alcuni ritagli, tecnicamente “cutting”, che appartengono allo stesso “lotto” di materiali. Alcuni di questi ritagli andranno a colmare lacune nelle pagine di pergamena dei codici conservati in Archivio Storico Diocesano».

I cinque corali (codici miniati di dimensioni molto grandi, per essere letti anche da lontano, da tutti i cantori del coro, ndr) di pergamena, facevano parte, infatti, di un ricco corpus di manoscritti miniati tuttora conservati nell’Archivio Storico Diocesano di Mantova, dove sono emersi alcuni documenti utili a ricostruire le loro vicende e quelle di altri volumi che al momento del furto furono «mutilati» delle miniature più belle. Altri frammenti, però, si potrebbero ancora ritrovare in collezioni o nei cataloghi d’asta. La caccia continua.

Ada Masoero, edizione online, 27 novembre 2020

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  • Uno dei corali ritrovati a Mantova
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