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Il brand di Parma, Capitale della Cultura 2020

Oltre 400 eventi proposti tra restauri, mostre, omaggi all’identità locale (non solo Verdi e cibo)

Il Duomo di Parma e il Battistero. Foto: Edoardo Fornaciari

Parma. Oltre 400 eventi, con in campo tutti i principali «biglietti da visita» della città, dal Teatro Regio all’Università, da Giuseppe Verdi a Duomo e Battistero romanici, dal cibo ai restauri di importanti edifici restituiti alle visite, come l’Ospedale Vecchio del XIV secolo e l’ex Monastero di San Paolo che dovrebbe divenire un museo dell’enogastronomia. Tanti anche gli «ospiti» da fuori città, da Salvador Dalí a Oliviero Toscani fino a Umberto Eco e Jorge Luis Borges rievocati dall’amico editore Franco Maria Ricci, senza dimenticare Anish Kapoor e i giovani creativi under 35.

Dopo Matera 2019, che ha appena concluso la propria proposta di «capitale» (ed è ora chiamata alla sfida di continuare a crescere nel suo futuro prossimo), anche il cartellone di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 si presenta ricchissimo, fin dall’inaugurazione prevista il 12 gennaio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e si sviluppa in provincia e nelle vicine Piacenza e Reggio Emilia intorno al claim «La cultura batte il tempo». Sfogliando il lungo calendario di eventi con iniziative di ogni tipologia lungo i prossimi 12 mesi emergono «tante» città di Parma, da quella culturale con la sua lunga storia (romana, medievale, rinascimentale, barocca, borbonica e asburgica) a quella contadina e dell’imprenditoria, senza dimenticare la grande musica, con Giuseppe Verdi e la tradizione del melodramma qui ancora molto sentita.

Ma questo cartellone non è solo un tuffo nel passato, bensì anche il tentativo di parlare di futuro: culturale, imprenditoriale ed economico, con la «Parma 4.0» legata all’innovazione. Ovviamente sono soprattutto gli appuntamenti a caratterizzare l’evento diffuso. Alla mostra «Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo» (Palazzo del Governatore, dall’11 gennaio al 3 maggio) è affidato l’onore dell’apertura del cartellone. La rassegna è ideata da Michele Guerra (assessore comunale alla Cultura) e curata da Antonio Somaini con Eline Grignard e Marie Rebecchi che riflettono su come l’invenzione dell’immagine in movimento abbia modificato la percezione, il modo di vedere, l’interazione dell’occhio umano con il paesaggio. Il «viaggio» proposto dalla mostra raccoglie lavori di Douglas Gordon, Rosa Barba, Tacita Dean, Stan Douglas, e filmmaker come Martin Arnold, Harun Farocki, Jean-Luc Godard e Bill Morrison.

L’ex Ospedale Vecchio è stato restaurato e la «Crociera» centrale ospiterà dal 24 aprile al 10 ottobre «Il futuro della memoria», un’installazione di Studio Azzurro. È un racconto in più parti con la storia dell’antico «Hospitale» evidenziata su otto grandi superfici tessili, trasformate in schermi per due attori virtuali. Queste proposte compongono il «Progetto pilota» al quale si affiancano «Le Officine contemporanee» con mostre, produzioni teatrali e musicali, festival e laboratori tra cui segnaliamo «Noi, il cibo, il nostro pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile» (Galleria San Ludovico, Portici del Grano e Spazio A, dall’11 gennaio al 13 aprile) e «I Mesi e le Stagioni. Piazza Duomo con gli occhi di Benedetto Antelami» (Battistero, maggio-novembre).

In occasione del Festival Verdi arriva «Opera!», a Palazzo del Governatore (dal 19 settembre al 13 gennaio ’21), e alla Pilotta «I Farnese: le arti, il potere. 1513-1731» (21 ottobre-31 gennaio ’21). Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 è sostenuta e realizzata con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, Fondazione Cariparma, Comitato per Parma2020 in collaborazione con Provincia di Parma, Università degli Studi di Parma, Diocesi di Parma, Destinazione Emilia.

Il coordinamento progetti e strategie culturali è affidato a Francesca Velani, vicepresidente di Promo PA Fondazione. Dopo la presentazione del programma è arrivata anche qualche riflessione critica, come quella di Carlo Quintelli, professore nel Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma: «Dubito che il design di brandizzazione urbana di Erik Spiekermann [autore della nuova identità visiva di «Parma2020», Ndr], forse meglio comprensibile nei contesti alla latitudine di Helsinki, possa lasciare il segno in una città che da trecento anni sta tra Bodoni e Franco Maria Ricci».

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020



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