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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliIl nuovo allestimento della collezione asiatica del Museo internazionale delle ceramiche in Faenza (Mic) propone oggi un percorso composto da 230 opere, curato dalla ricercatrice Eline van den Berg (per lungo tempo curatrice al nei Paesi Bassi del Princessehof National Museum of Ceramics di Leeuwarden), in collaborazione con Fiorella Rispoli e Roberto Ciarla. I pezzi ordinati servono a comporre la storia ceramica asiatica e la sua influenza sull’arte europea, con manufatti che vanno dal II secolo (presenti lavori delle dinastie cinesi Han, Tang, Song, Ming, Qing) fino all’epoca contemporanea: la loro collocazione nello spazio espositivo è organizzata per tematiche, abbandonando così la rigida narrazione cronologica che caratterizzava il precedente allestimento.
«L'ultima riorganizzazione della sezione dedicata all'Asia orientale, spiega Eline van den Berg, risaliva al 2011 e, nonostante l'accurata disposizione degli oggetti, la visita era affaticata dall’eccessivo numero di reperti esposti. Mancavano anche riferimenti che contestualizzassero gli oggetti mentre ora ci siamo concentrati su opere significative in grado di ricostruire i contesti storici, sociali, culturali, costruttivi e d’uso».
Il percorso inizia con opere dell'Asia orientale legate alla prima produzione della porcellana e prosegue con una panoramica della ceramica cinese e giapponese, insieme a spazi dedicati appositamente a cultura del the, vita accademica, rituali e sepolture, simbolismo e celadon, la più tipica ceramica cinese e coreana diffusa fin dall’anno Mille e caratterizzata da un rivestimento vetroso traslucido verde e blu-grigio. Proseguendo alcune ceramiche thailandesi e vietnamite sottolineano il ruolo chiave che hanno svolto nel commercio intra-asiatico durante il XV e il XVI secolo, quando la produzione delle fornaci di Thailandia e Vietnam sostituirono il temporaneo declino della ceramica cinese. Segue nelle sale un’ampia panoramica sull’esportazione della porcellana in Europa da parte delle varie Compagnie delle Indie Orientali a partire dal XVII secolo, prima di focalizzare l’attenzione sulla collezione asiatica stessa del museo faentino con analisi dei principali donatori e sul momento contemporaneo che mostra come la produzione ceramica in Asia orientale continui a prosperare oggi.
Tantissimi gli oggetti importanti esposti, tra cui un piatto giapponese in porcellana con paesaggio di uccelli, piante e rocce della fine del XVII secolo (donazione John Scott-Taggart), un piatto in porcellana con disegno «dame con ombrello» di Cornelis Pronk del 1735-40, un contagocce a forma di pesce per diluire l’inchiostro, riferibile a Kamakura-Muromachi in Giappone del XIII-XIV secolo (donazione Eiji Nagura), una brocca cinese con fiori di peonia del periodo Qianlong (1736-1795) fino a un più recente bruciatore di incenso con decorazione di tartaruga giapponese, proveniente dai forni Mikawachi di Nagasaki del 1948 (donazione Alfonso Orombelli). Hanno donato anche gli artisti, un esempio è l’opera in porcellana realizzata a Kyoto nel 2005 da Fukami Sueharu (Kyoto, 1947).
«Questo riallestimento, chiosa la direttrice del museo Claudia Casali, si inserisce in un progetto di valorizzazione del patrimonio del Mic che abbiamo avviato in un’ottica di modernizzazione della fruizione, dei contenuti e della multimedialità. Grazie ai fondi del Pnrr possiamo realizzare una sezione che presenta elementi di accessibilità e inclusione oggi necessari alla fruizione ampliata». Intanto fino al 2 giugno il museo ospita «Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura», che rilegge due secoli di storia della manifattura di Doccia attraverso un’ampia selezione di opere e manufatti provenienti soprattutto dalle collezioni del Museo Ginori di Sesto Fiorentino (Fi), temporaneamente chiuso al pubblico.
Piatto con pollo tra piante fiorite, Cina, Jingdezhen, periodo Qing, Yongzheng (1722-35), donazione Alfonso Orombelli, 1948
Vaso da notte con scene figurate, Cina, Jingdezhen (porcellana), Guangzhou (decorazione), fine XVIII secolo, acquisizione Istituto Vendite Giudiziarie, 1967
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