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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoli«Il bilancio preventivo 2026 del settore Musei civici di Bologna, spiega la responsabile, anche caposettore cultura del Comune di Bologna, Giorgia Boldrini, è di poco meno di 7 milioni di euro, una cifra maggiore rispetto agli ultimi anni grazie anche ai fondi straordinari per i progetti speciali nazionali e di Regione Emilia Romagna dedicati alla digitalizzazione, all'accessibilità e alla didattica. Attraverso queste risorse e con 95 dipendenti comunali, cui si aggiungono i colleghi dei servizi al pubblico e della didattica di società esterne e volontari, ci occupiamo di MAMbo, Museo Morandi e Casa Morandi, Museo archeologico, Museo medievale, Collezioni comunali d'arte, Museo del Risorgimento, Museo della musica, Museo del patrimonio industriale, Museo per la Memoria di Ustica, Museo Davia Bargellini e Museo del tessuto e della tappezzeria presso Villa Spada, chiuso da alcuni anni».
Boldrini, laureata al Dams dell’Alma Mater con master in Editoria cartacea e multimediale, è alle dipendenze del Comune dal 2000, è dirigente dal 2021 e dallo scorso giugno dirige il Dipartimento Cultura di Bologna e i Musei Civici, che a loro volta sono dotati di singoli responsabili. Dopo avere passato i mesi dalla nomina a comprendere a fondo la complessa «rete» dei musei che le è stata affidata, Boldrini spiega: «Sono arrivata a occuparmi dei musei, succedendo a Eva Degl’Innocenti (dirigente esterna giunta a Bologna a gennaio 2023 a seguito di un bando pubblico per la guida del nuovo settore nato dalla soppressione dell’Istituzione Bologna Musei, rimasta in carica meno del previsto, Ndr) dopo avere seguito per anni gli eventi, la cultura e soprattutto il sistema musicale e teatrale comunali. Oggi sotto la mia responsabilità ricade tutta la cultura tranne il sistema bibliotecario. In questo modo il Comune ha deciso di razionalizzare e compattare, in tempi di risorse pubbliche non infinite, il sistema culturale bolognese che è di grande respiro, ma anche complesso e articolato».
Qual è lo stato di salute che ha trovato nei musei?
Io sentivo il desiderio di misurarmi con il sistema dei beni culturali anche se non è questo il mio primo campo di esperienza diretta non essendo né una curatrice né una direttrice di musei. Il nostro sistema è particolarmente eterogeneo e antico, avendo origine nel XIX secolo ed essendo figlio della visione di Giosuè Carducci, ma deve reggere ovviamente oggi, tempi molto differenti. La rete museale è comunque sana perché abbiamo non solo collezioni straordinarie, ma anche personale straordinario. Peraltro stanno andando in pensione due colleghi di grande esperienza come Paola Giovetti dell’Archeologico e Otello Sangiorgi di Casa Carducci, figure molto importanti per i nostri enti.
Quale impostazione darà alla sua direzione?
Si collega a quanto appena detto: dobbiamo appunto portare tutto nella contemporaneità pensando in particolare all’accessibilità, all’inclusione di nuovi pubblici (siamo gli unici ad avere una dipendente che parla la lingua dei segni), al salto deciso nella comunicazione digitale, alla didattica post anni scolastici, al tanto lavoro non tradizionale per i musei che va intensificato. Certo, non ci aiutano i tagli agli enti locali e la riduzione dei dipendenti dettata dal fatto che non si sostituisce chi va in pensione, ma sto cercando di razionalizzare: un singolo museo non può più gestire il proprio piccolo budget, occorre risparmiare e fare economie di scala.
I responsabili dei musei hanno quindi piena autonomia?
Scientifica completa, io certo non entrerò mai nelle scelte curatoriali e artistiche, anche se ovviamente partecipo alle riunioni, ma occorre pianificate. Anche il temine «management» nei musei non deve essere ritenuta una parolaccia, perché i musei devono essere organismi flessibili. Come direttore generale non dico loro che cosa fare, sono anzi al loro servizio, ma il sistema deve essere armonizzato, dobbiamo ragionare in un’ottica di rete mettendoci nei panni degli altri colleghi responsabili. Anche perché, più che eccellenze assolute, nei nostri musei abbiamo un’alta qualità diffusa unita a una densità culturale che tanti ci invidiano.
Come valuta l'attuale proposta e quali saranno gli eventi principali del 2026 nei musei bolognesi?
La mia opinione è che gli appuntamenti si completano: la mostra «Bartolomeo Cesi. Pittura del silenzio nell'età dei Carracci» al Museo Medievale non è semplice anche se ottima dal punto di vista scientifico e necessaria anche per le collaborazioni con la Certosa e la Pinacoteca nazionale, mentre la grafica giapponese all’Archeologico è piena di fascino, raffinata e richiama più un lato commerciale del pubblico. Poi c’è il contemporaneo al MAMbo naturalmente. Per quest’anno puntiamo forte su ArtCity che affianca ArteFiera a febbraio, per il resto tanti eventi in preparazione, anche se non c’è una mostra mirabolante in attesa di essere inaugurata. Certamente lavoreremo sul Museo Carducci perché la casa va valorizzata meglio.
Resta in sospeso Palazzo Pepoli Vecchio ex Genus Bononie di Fondazione Carisbo: non si comprende se, come aveva annunciato il sindaco Matteo Lepore, ci andrà il Museo Morandi smantellando così il Museo della città voluto da Roversi Monaco. «La ringrazio per non avermi fatto questa domanda…», chiosa Giorgia Boldrini.
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