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Sono ventuno, distribuite in nove Paesi, le opere scelte dal Bank of America Conservation Project 2018, ottava edizione del programma di restauri (ma non solo) avviato nel 2010 da Bank of America Merryll Lynch e diretto da Rena De Sisto, al quale si deve, sino ad oggi, il finanziamento di 150 progetti, in 31 Paesi, per la salvaguardia di dipinti, sculture e pezzi archeologici di particolare significato artistico o culturale.
In Italia, dopo gli interventi milanesi sul Codice Trivulziano dell’omonima Biblioteca milanese del Castello Sforzesco e sul «Napoleone come Marte pacificatore» di Brera (attraverso gli Amici di Brera), e dopo la «Salita al Calvario» di Pontormo, un affresco staccato, conservato nel Monastero della Certosa del Galluzzo, a Firenze, quest’anno, sarà la «Deposizione di Cristo» di Raffaello della Galleria Borghese a beneficiare dei fondi del progetto. Il museo romano incentrerà le celebrazioni del cinquecentenario della morte di Raffaello su questo capolavoro del periodo fiorentino, completato nel 1507, «dono» di Paolo V Borghese (che lo sottrasse agli inermi frati della chiesa di San Francesco al Prato di Perugia) al nipote, il cardinale Scipione Borghese, che tanto lo aveva ammirato nella città umbra. La pala (nota anche come Pala Baglioni perché commissionata da Atalanta Baglioni in memoria del figlio Grifonetto per l’altare della cappella di famiglia nella chiesa perugina) sarà prima indagata con studi (integrati con indagini fisiche e digitali) sulla tecnica adottata da Raffaello e sugli interventi di restauro subiti nel tempo, poi sottoposta a una revisione della pellicola pittorica e a un consolidamento del supporto. Il tutto sarà eseguito in un cantiere visibile al pubblico all’interno della Galleria.
Insieme a questo capolavoro e ad altre opere italiane conservate in musei stranieri, come la pala dell’«Incoronazione della Vergine» di Botticelli e Ghirlandaio (The Bass Museum, Miami Beach) e la grande tela di Lavinia Fontana raffigurante «La visita della Regina di Saba al re Salomone» (National Gallery of Ireland, Dublino), sono state scelte numerose altre opere di maestri dell’arte europea, come due incisioni di Dürer e Rembrandt (Columbus Museum of Art) e dipinti e sculture di Van Dyck, Renoir, Rossetti, Rodin («Jean d’Aire», Kunsthaus di Zurigo), Cézanne (l’imponente «Les Grandes Baigneuses» della Barnes Foundation di Filadelfia), Braque (due splendide nature morte cubiste del 1909-10, del Solomon Guggenheim Museum di New York) e Diego Rivera (un immenso murale del San Francisco MoMa), conservate in musei europei e americani.
Ma, coerentemente con la vocazione globale del progetto, anche quest’anno figurano più esempi di arti non europee. Del Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico sono le 13 importanti sculture mesoamericane (dal 1400 a.C. al 1520 della nostra era), spesso richieste in prestito per mostre internazionali e perciò sottoposte a stress ripetuti, mentre appartiene al Museo d’Arte di Lima il magnifico mantello Paracas del 100 a.C.-100 d.C., interamente ricamato con figure, perfettamente conservato grazie al clima secco della necropoli peruviana in cui fu rinvenuto, che dovrà essere liberato dagli interventi passati di restauro e trattato secondo i nuovi standard conservativi.
Dall’Estremo Oriente entra nel progetto la veste monastica cinese di seta, con arabeschi dorati su fondo porpora, risalente al XIV secolo, dinastie Yuan-Ming, conservato nel Tokyo National Museum (tra il XII e il XIV secolo i monaci giapponesi usavano andare in Cina per studiare con maestri buddhisti e tornavano in patria con queste vesti preziose): un manufatto delicatissimo, anche per gli improvvidi restauri cui fu sottoposto nel periodo Edo (1603-1868), quando la veste fu incollata su carta giapponese e il materiale adesivo deteriorò la seta fino a causare la perdita di porzioni di tessuto. Il restauro, della durata di almeno due anni, la consoliderà permettendo al museo di esporla. Cinese, della dinastia Qing (regno di Kangxi) è anche lo spettacolare paravento del 1672 formato da 12 pannelli di legno ricoperto da molteplici strati di lacca, con decoro d’oro e pigmenti su fondo nero (questi manufatti erano detti «di Coromandel», dal nome della costa indiana da cui partivano per l’Europa), raffigurante una «Mattina di primavera nei palazzi Han», conservato nella Freer Gallery of Art della Smithsonian, a Washington.
Oltre ai restauri, il Bank of America Conservation Project prevede anche finanziamenti per mostre a istituzioni artistiche non profit e donazioni d’arte a musei ma anche ospedali e altre comunità.
Raffaello Sanzio «Deposizione di Cristo» 1507 (particolare). Galleria Borghese. Foto: Wikipedia
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