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Ming (frammento), Cina centrale, XVI secolo

Foto © Wladimir Zaleski

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Ming (frammento), Cina centrale, XVI secolo

Foto © Wladimir Zaleski

Al Mita i tappeti Ming e Qing più preziosi d’Europa

In occasione della Festa delle Lanterne di quest’anno, il museo di Brescia presenta opere tessili delle dinastie Ming e Qing, terrecotte di epoca Tang, sculture in giada e un’anfora di bronzo

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Narra un’antica leggenda cinese che l’Imperatore di Giada ordinò a un dragone di distruggere un certo villaggio cinese, incendiandolo con il suo fiato rovente. Una fata, però, lo venne a sapere e avvisò gli abitanti, dicendo loro di accendere tutte le lanterne che possedevano in modo che, da lontano, il drago pensasse che il villaggio già stesse bruciando e desistesse. Così fu e la popolazione si salvò. Perciò ogni primavera, da due millenni, in Cina si accendono centinaia di lumi in quella che ha preso il nome di «Festa delle lanterne», in un rito che, alla fine delle celebrazioni del loro Capodanno, saluta il risveglio primaverile della natura e augura un nuovo anno di prosperità e felicità. 

In occasione della Festa delle Lanterne di quest’anno, il Mita-Museo Internazionale del Tappeto di Brescia, fondato nel 2023 per conservare la preziosissima Collezione Zaleski (oltre 1.330 tappeti dal XV al XX secolo) ma anche per farne uno spazio di partecipazione aperto a tutti (l’ingresso è gratuito) in cui promuovere la cultura del tessile, presenta fino al 7 giugno la mostra «Le trame del dragone. Tappeti cinesi delle dinastie imperiali». In questa mostra, davvero rara per la qualità altissima delle opere tessili che espone, figurano i più preziosi tappeti delle dinastie Ming (XIV-XVII secolo) e Qing (XVII-XX secolo) conservati oggi in Europa, accompagnati da terrecotte di epoca Tang (VI-X secolo) e Ming, da sculture in giada e da un’anfora di bronzo. È però soprattutto nei 40 tappeti esposti, e nella loro esuberante iconografia, che si squaderna ai nostri occhi una storia plurisecolare fatta di simboli, di leggende, di credenze, di pratiche spirituali portate dalle carovane, lungo le ramificazioni della «via della seta», dai luoghi più impervi e remoti dell’Asia fino ai centri culturali di Nanjing e Beijing e ai palazzi degli imperatori. 

Resi con una «tavolozza» dominata dal giallo e dal blu nelle loro diverse sfumature (unica e rara eccezione il rosa pesca), in questi tappeti di pregiatissima fattura s’inseguono simboli e figure come il dragone, grande e terrifica «serpe» tradotta però in un segno sinuoso di grande eleganza; fiori di loto stilizzati; medaglioni dalle valenze filosofiche; croci uncinate, poi rese tristemente famose dal nazismo ma presenti qui nella loro simbologia solare originaria, portatrice di prosperità, e pipistrelli (tradotti in «sigle» concise ed efficaci) che in Cina sono considerati animali benevoli, portatori di felicità e di longevità. Ci sono poi crisantemi stilizzati, là simbolo di pace, con i loro petali arricciati su uno sfondo geometrico, come nel tappeto in mostra proveniente da Yarkant, città-oasi dello Xinjiang un tempo molto fiorente, che nell’alta bordura mostra il motivo mare-montagna-cielo, e ci sono l’unicorno, simbolo di lunga vita; la peonia, con i suoi petali carnosi, segno di nobiltà; la grassa carpa, che allude alla perseveranza; il cane leone cinese, legato al pensiero buddhista, che quando è realizzato in pietra è posto, a coppie, a minacciosa guardia dei palazzi e delle tombe imperiali, con un ruolo apotropaico di difesa dal male. Una vera «foresta di simboli», per parafrasare Baudelaire, nutrita dei principi del Buddhismo e del Taoismo, il cui messaggio è qui potenziato da un percorso sensoriale che include oggetti, parole tratte dal Taoismo scritte su fogli sospesi a telai di bambù, e profumi creati appositamente per questa mostra che evocano i fiori della tradizione cinese. 

Ningxia, Cina centrale, inizio del XIX secolo. Foto © Wladimir Zaleski

Ming (frammento?), Cina, Pechino (?), seconda metà del XVI secolo. Foto © Wladimir Zaleski

Ada Masoero, 04 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Al Mita i tappeti Ming e Qing più preziosi d’Europa | Ada Masoero

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